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Avatar, le tre ragioni per non perdere un film capitale

Avatar, le tre ragioni per non perdere un film capitale

avatarTre ragioni per non perdere Avatar. Della prima abbiamo detto ampiamente domenica: il protagonista è un ex-marine semiparalizzato che accetta di trasferire la propria mente nel corpo perfetto di un Na’vi, un gigantesco alieno dalla pelle blu, per infiltrarsi tra i nativi del pianeta Pandora. Nessuno aveva mai dato tanta evidenza fisica al sogno molto contemporaneo di vivere dentro un altro corpo, più forte e potente, che per giunta dà accesso a un universo ricchissimo e in tutto diverso dal nostro. Pochi l’hanno notato, curiosamente, ma è questo “trip” il cuore del film (millenni di paradisi artificiali, dall’oppio alla realtà virtuale, stanno lì a ricordarcelo). Che l’impresa richiedesse tutti gli artifici del 3 D è della “performance capture” è un paradosso solo apparente. Cameron ha aspettato anni pur di conferire massimo realismo a questo sogno folle e umanissimo, oggi incredibilmente vicino grazie ai progressi scientifici (protesi, chirurgia plastica, bioingegneria etc.).

Basterebbe questo a fare di Avatar un film capitale. Ma c’è una seconda ragione: il pianeta Pandora. L’équipe del film ha creato un mondo di enorme fascino e complessità, sia biologica che culturale (piante, animali, usanze, linguaggio) pescando suggestioni dai più diversi orizzonti ma prendendo il tutto molto sul serio. Ne esce un pianeta che è una specie di dio vivente dove ogni specie, indigeni, piante, animali, è mentalmente e perfino fisicamente connessa alle altre (come, lo scoprirete al cinema). Liquidare il tutto come scontato omaggio alla “moda” ecologista è davvero riduttivo.

Infine, la storia. È vero, Avatar non brilla per novità. È vero che quel pianeta da conquistare ad ogni costo è l’America dei pellirossa, il Vietnam, l’Iraq, tutto ciò che volete. Mentre l’impossibile amore fra il marine-avatar e la bella guerriera Na’vi che lo protegge e lo inizia al suo mondo evoca certamente Pocahontas. Ma Cameron riscrive fiabe e miti fondanti nella storia americana travasandoli in un mondo e un linguaggio nuovi. Conosciamo già i “cattivi”. Ma dei buoni che cavalcano creature alate connettendosi con loro fisicamente e mentalmente (ancora due corpi in simbiosi totale), non li avevamo ancora mai visti. Se Pandora non ci fosse bisognerebbe inventarla. Appunto.

Fabio Ferzetti per Il Messaggero

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Ho scritto una canzone, senza scorciatoie

Ho scritto una canzone, senza scorciatoie

simone-tomassini

Ebbene sì, dopo anni di attesa qualcuno ce l’ha fatta. A fare cosa? Beh, è semplice, a scrivere e cantare una canzone piena di valori e contenuti senza, però, buttarla in politica. Senza schierarsi, insomma. Certo, negli anni passati schierasi a sinistra ha fatto comodo a molti artisti, un po’ perché “faceva figo” e un po’ perché, diciamolo, qualche vantaggio arrivava sempre. Molto più difficile farcela con le proprie gambe, senza cercare spinte dai cosiddetti Santi in Paradiso. Proprio quello che ha fatto Simone, il giovane rocker comasco lanciato e prodotto da Enrico Rovelli însieme ad un certo Vasco Rossi, gente che di musica qualcosa ne capisce, non c’è che dire. Oltre a Vasco e Rovelli, un ruolo determinante è stato certamente giocato dalla sua famiglia (di cui Simone parla anche nella canzone) mettendolo, tutti insieme, al riparo dalle effimere illusioni dei primi successi. Eh sì, perché il mondo dello spettacolo sa essere spietato, specie con chi viene buttato da un momento all’altro in pasto al tritacarne mediatico, salvo poi finire nel dimenticatoio dopo qualche mese perché, tanto, ogni anno i reality sfornano personaggi nuovi, e quindi più appetibili. Lui no, ha seguito i consigli delle persone vicine evitando di sovraesporsi, mantenendo quello che oggi chiamano low profile, il basso profilo. Eppure, leggendo la sua già lunghissima biografia, ci si accorge che di cose ne ha già fatte parecchie: tre album, un singolo, un dvd live, un Sanremo, due Festivalbar e Music Farm, insomma, tanta roba, soprattutto se consideriamo che gente che ha fatto molto meno viene messa sullo stesso piano di artisti di livello nazionale ed internazionale. Marco Carta come gli U2, non scherziamo. A due anni da “Niente da perdere”, singolo che per settimane è stato in cima alle classifiche, Simone ritorna giocandosi l’accesso al Festival di Sanremo nella maniera più difficile ma, allo stesso tempo, più stimolante: dando al pubblico la possibilità di scegliere. Così, infatti, funziona il regolamento delle Nuove Generazioni del Festival della canzone Italiana, alle quali Simone si presenta con il pezzo di cui vi parlavo all’inizio, “Ho scritto una canzone”. Un brano per certi versi eccezionale perché, in soli tre minuti, riesce a fotografare perfettamente la nostra società d’oggi, regalando emozioni oggi assai rare proprio perché trasmesse parlando di temi come i senzatetto, le persone che fanno volontariato e la famiglia, tanto per fare qualche esempio. Insomma, una canzone talmente profonda e toccante che risulta difficile persino parlarne, descriverla. Non ci rimane, quindi, che metterci comodi, spegnere il telefono e goderci quella che è sicuramente destinata a diventare una delle canzoni simbolo della nostra amata Italia. Basta un click, buon ascolto.




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Da Sensi a Fioranelli La Roma cambia padrone

Da Sensi a Fioranelli La Roma cambia padrone

sensi-e-tottiL’ultimo tassello mancante è il comunicato ufficiale. Il resto è fatto, documenti e strette di mano. Nelle prossime ore, la Roma comincerà una nuova era, cambio di proprietà e prospettive rumorose. Le cifre ruotano attorno ai 200 milioni di euro, investimento messo sul tavolo dalla cordata svizzera guidata dall’agente Fifa Vinicio Fioranelli per la rivoluzione al vertice di Trigoria. La fumata bianca arriverà ad inizio settimana (forse già lunedì l’annuncio), per buona pace dei protagonisti in campo, le banche su tutti. Unicredit e Mediobanca: è qua che si sono giocate le ultime ore di «sopravvivenza» della famiglia Sensi al timone della Roma. La storia fatta di debiti e scadenze non mantenute è nota, meno gli sviluppi alla base del cambio di rotta.

Il racconto parte dalla volontà di Unicredit di non concedere più dilazioni ai Sensi, esposti verso l’istituto bancario per 277 milioni di euro di debiti (passivo in capo all’holding di famiglia e controllante la As Roma, la Italpetroli). Un pressing silenzioso che aveva portato allo scoperto più di un corteggiatore, molti solo di facciata, Fioranelli e Volker Flick veramente interessati alla società giallorossa. E il ruolo di Mediobanca? La famiglia Sensi, divisa al suo interno sulle sorti del club, ha deciso di affidarsi a Cesare Geronzi nelle vesti di advisor per esaminare le eventuali offerte. In queste ore, la svolta. Mediobanca si è convinta di dire sì alla cordata svizzera dopo averne analizzato la solidità e il progetto perchè, questo il parere della banca, per acquistare la Roma occorre anche garantire il futuro tecnico della società in Italia e in Europa. Mediobanca e i Sensi.

Il via libera dell’istituto bancario diventa, così, vincolante per la famiglia che detiene la società dal ‘93. L’uscita di scena di Rosella Sensi deve ancora essere definita nei dettagli perchè c’è chi sostiene che quando gli accordi saranno noti in ogni virgola, l’attuale presidente ed amministratore delegato di Trigoria rimarrà nel club con un ruolo nel Cda ed una quota azionaria di circa il 5 per cento. La piazza capitolina è in fibrillazione, il calcio italiano pronto ad interrogarsi sul nuovo ingresso di attori fino a poche ore fa sconosciuti o quasi (Fioranelli è noto solo per le sue attività nel settore del calciomercato). I tifosi giallorossi sognano salutando il nuovo corso proprio nel pieno delle trattative per la prossima stagione. La Roma, nelle intenzioni dei nuovi proprietari, è destinata a tornare in gioco per i grandi obiettivi anche fuori confine perchè si racconta di circa 150 milioni di euro a disposizione della cordata svizzera da investire sul mercato nel prossimo quadriennio. Soldi da capogiro per una tifoseria, oggi, alle prese con un «tesoretto» potenziale e frutto solo di cessioni importanti e strategiche.

Spalletti rimarrà al timone della squadra salvo improvvisi colpi di scena. Tutta da definire, invece, la struttura societaria, gli uomini che faranno le operazioni nell’estate dei trasferimenti e che occuperanno i ruoli chiave all’interno di Trigoria. Ancora poche ore e la fine dell’era Sensi sarà ufficializzata anche nei comunicati. Fioranelli e Flick riescono là dove avevano fallito i russi della Nafta Mosca, ma anche gli intermediari che avrebbero voluto portare la Roma nel numero dei successi imprenditoriali di George Soros solo pochi mesi fa. La storia di una città con la testa nel pallone si aggiorna: Totti e De Rossi ripartiranno accanto a fuoriserie del calcio internazionale tali da lasciare la società in prima fila per diversi anni. Interminabili sono stati i dubbi e le perplessità di Mediobanca, advisor della famiglia Sensi. Interrogativi sulla serietà del progetto-Fioranelli che avevano fatto pensare anche ad una ritirata della cordata svizzera. In queste ore, il sigillo ad un’operazione destinata a sparigliare i giochi. In Italia e fuori.

Guglielmo Buccheri per La Stampa

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Crisi: da Obama superpoteri a Fed, maggiore riforma dal ‘29

Crisi: da Obama superpoteri a Fed, maggiore riforma dal ‘29

barack-obama-speechesSuperpoteri alla Federal Reserve, istituzione di una agenzia di protezione dei consumatori, oltre ad una stretta sui derivati che hanno amplificato una crisi economica senza precedenti. Sono questi alcuni tra i punti principali delle riforma del sistema finanziario, la più ampia dalla crisi del 1929, che il presidente Usa Barack Obama ha proposto oggi al Congresso degli Stati Uniti. Nel suo discorso pronunciato nella East Room della Casa Bianca, Obama ha avuto parole molto dure nei confronti dei responsabili della crisi. Erano presenti numerosi congressman (tra cui i senatori democratici Chris Dodd e Barney Frank, due tra i più influenti sulle questioni finanziarie), oltre ai principali responsabili delle istituzioni di controllo (primo tra tutti il numero uno della Fed, Ben Bernanke). Il presidente ha parlato di “cultura di irresponsabilità” criticando i recenti prodotti finanziari a rischio, definiti “soldi facili (guadagnati) attraverso meccanismi costruiti su fondazioni di sabbia”.

Obama, giudicando che la crisi è stata in realtà “il crollo di un intero sistema”, è tornato a criticare “gli stipendi eccessivi dei dirigenti”, spesso neppure collegati ai risultati ottenuti. Il documento trasmesso al Congresso conta 85 pagine (il Wall Street Journal ne pubblica il facsimile sul suo sito web) e ribadisce la fiducia dell’Amministrazione Obama nel libero mercato, alla base della prosperità americana. Una delle novità rispetto al passato, oltre ai nuovi poteri di controllo della Fed, è la possibilità per il Tesoro di prendere il controllo, se necessario, anche delle imprese diverse dalle banche. Il caso emblematico è quello della Aig, il colosso assicurativo (negli Usa, per l’americano medio il titolo Aig era l’equivalente dei Bot in Italia). Della Aig, rovinata dai derivati come i Credit Default Swap (Cds), una sorta di assicurazione sugli investimenti a rischio, il governo non è stato in grado di prendere il controllo perché la legge non lo autorizzava.

Se una banca crolla – ha ricordato Obama – gli Usa sono in grado di proteggere i risparmiatori e di mantenere la fiducia nel sistema bancario: si tratta di un processo creato durante la Grande Depressione per evitare gli effetti a catena. “E ha funzionato”, ha chiosato il presidente, prima di aggiungere: “Non abbiamo ancora nessun meccanismo per arginare il crollo di una Aig” o delle maggiori entità economiche finanziarie del Paese, spesso interconnesse. Obama vuole ora rilanciare il sogno americano attraverso “un mercato che premi il lavoro e la responsabilità, e non l’avidità, l’imprudenza e l’incoscienza”, come è successo negli ultimi anni. “E’ un momento difficile per la nostra nazione – ha concluso l’inquilino della Casa Bianca -. Ma in questo momento di sfide possiamo ancora una volta convogliare quei valori e quegli ideali che ci hanno portato a guidare l’economia globale, e ci porteranno di nuovo a guidarla”. Creando prosperità per tutti.

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Facebook sorpassa MySpace negli States

Facebook sorpassa MySpace negli States

OFRIN-FACEBOOK-VIRUS-20081204È il mese del sorpasso: per la prima volta negli Usa Facebook attira più visitatori unici di MySpace, il social network di proprietà del gruppo News Corp del magnate dell’informazione Rupert Murdoch. Facebook totalizza 70 milioni e 278mila visitatori unici a maggio, mentre MySpace si ferma a 70 milioni e 237mila, secondo le rilevazioni di ComScore. In questo modo Facebook diventa anche la destinazione internet più popolare negli Usa. Solo 30 giorni prima, MySpace era in testa con 70,9 milioni di visitatori, mentre Facebook era a 67.
Da sabato scorso, inoltre, è in corso in tutto il mondo (Italia compresa) una vera e propria “corsa al nome” dentro Facebook, per l’assegnazione delle registrazioni con nome semplificato per gli utenti, che ricalca quello reale, anziché la precedente combinazione numerica casuale. Nei primi 15 minuti si è collegato più di mezzo milione di persone per aggiornare il proprio nominativo, in quello che per l’azienda si sta rivelando un vero e proprio censimento degli utenti attivi, molto utile per una eventuale quotazione in Borsa.

Secondo una ricerca condotta da Conference Board negli Stati Uniti, infine, il 43% degli utenti della rete utilizzano siti di social networking, in forte crescita rispetto al 27% del 2008. Di questi, il 78% fa riferimento a Facebook, il 42% a MySpace, il 17% a LinkedIn e il 10% a Twitter. Tra i nuovi amanti del social di Internet ci sono sempre più donne (più del 50%) e persone con più di 55 anni, (dal 6% al 19% di quest’anno).

A.Di. Sole24Ore

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Fiat diserta il vertice di Berlino: “Non possiamo sostenere Opel”

Fiat diserta il vertice di Berlino: “Non possiamo sostenere Opel”

GERMANY-COMPANY-AUTO-OPEL-FIATFiat riafferma la propria determinazione a perseguire il suo obiettivo strategico di partecipare al processo di consolidamento del settore automobilistico in Europa, e considera la potenziale fusione con Opel un
eccellente strumento per dare luogo alla costituzione del secondo produttore automobilistico in Europa con una presenza geografica globale e tutte le risorse tecniche, manageriali e finanziarie necessarie per
competere nell’attuale contesto di mercato. Il piano proposto da Fiat limiterebbe i costi sociali del processo di integrazione ed al tempo stesso consentirebbe di ottenere significative sinergie attraverso la condivisione
di piattaforme, componenti, motori e trasmissioni. La ricerca di un partner per Opel, iniziata da General Motors e che ha poi coinvolto il Governo Tedesco a causa della richiesta di sostegno finanziario, è stato un processo complicato e difficile” ha detto Sergio Marchionne, Amministratore Delegato di Fiat S.p.A.. “Siamo coinvolti in queste attività da un certo numero di settimane ed abbiamo cercato di soddisfare in maniera responsabile le richieste che provenivano dalle varie parti interessate al processo di selezione. Le questioni emerse nelle ultime fasi del negoziato tra martedì e mercoledì ci hanno sorpreso negativamente dal momento che non eravamo stati informati di certi dati ed informazioni finanziarie chiave che consideriamo essenziali per la formulazione di un’offerta di fusione seria. Data la natura del processo e la sua durata estremamente limitata, Fiat non ha avuto pieno accesso alle informazioni contabili di Opel per determinare con esattezza la situazione finanziaria della stessa Opel e poter così formulare un’offerta di fusione
che tenga in considerazione sia le esigenze di General Motors come venditore che quelle di Fiat. Le richieste dell’ultima ora costringerebbero, fra l’altro, Fiat a sostenere finanziariamente Opel nell’immediato, mentre il Governo Tedesco
determina i tempi e le altre condizioni del finanziamento ponte, esponendo così Fiat a rischi non necessari e irragionevoli. Non è infatti, ragionevole ritenere che Fiat, dopo aver fatto una prudente valutazione di business ed
una attenta considerazione dei propri interessi, possa finanziare un gruppo le cui condizioni finanziarie allo stato rimangono ignote. ll poco tempo fra questa richiesta e la data entro cui deve essere assunto il relativo impegno non consente poi che si possano completare le usuali attività di due diligence. Rimaniamo impegnati a cercare di trovare modi per venire incontro alle richieste di General Motors e del Governo Tedesco,” continua Sergio Marchionne, “ma l’emergenza della situazione non può forzare Fiat ad assumere rischi del tutto inusuali. Abbiamo già offerto di apportare le nostre attività automobilistiche senza debiti, in modo da conferire al nuovo Gruppo non solo una base patrimoniale solida ed assolutamente necessaria, ma anche i flussi di cassa derivanti da queste nostre attività
che avrebbero aiutato a stabilizzare la situazione finanziaria del nuovo Gruppo durante la fase transitoria e nel successivo processo di integrazione. Di più non ci può essere richiesto.” Alla luce di queste considerazioni, Fiat S.p.A. ha deciso di non partecipare alle riunioni che il Governo Tedesco sta cercando di organizzare a Berlino
per oggi, venerdì 29 maggio, e che hanno come unico argomento all’ordine del giorno il supporto finanziario di urgenza ad Opel. Fiat rimane disponibile ed impegnata a continuare le discussioni con tutte le parti interessate in modo da trovare una soluzione stabile e duratura per le attività industriali del gruppo Opel.

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