Esiste un aspetto di questa tornata elettorale, che nessuno degli analisti politici ha ancora preso in considerazione, un elemento imprescindibile per una valutazione corretta della performance del Popolo della Libertà e, in parte, anche di quella della Lega: Gianfranco Fini. Infatti, il Presidente della Camera – coerentemente con il suo ruolo istituzionale – non ha partecipato alla campagna elettorale per la prima volta dopo ben ventidue anni da quando, cioè, Almirante gli passò le redini del Movimento Sociale Italiano. Da allora, Fini, è stato uno dei protagonisti indiscussi della scena politica nazionale, capace di guadagnarsi, anno dopo anno, consensi sempre più ampi, a destra come al centro. Anni in cui, in ogni campagna elettorale, l’attuale Presidente della Camera ha sempre corso in prima persona, legando fortemente l’immagine di Alleanza Nazionale alla sua. Un intreccio che, nonostante i saltuari mugugni con i quali una parte della base ha accolto alcune sue posizioni, era da considerarsi indissolubile. Dicevi Alleanza Nazionale, pensavi Gianfranco Fini. Punto. Certo, qualcuno potrà superficialmente obbiettare che oggi An non c’è più, che a marzo ha dato vita, insieme a Forza Italia, al Popolo della Libertà. Vero. Ma va anche osservato che Gianfranco Fini, insieme a Silvio Berlusconi, oltre ad essere stato il cofondatore del partito unico del centrodestra, ne è anche il leader più carismatico. Va da se, quindi, che pur non sottovalutando il valore degli altri rappresentanti dell’ormai ex Alleanza Nazionale, la mancanza di un pezzo da novanta come Fini abbia sicuramente contato nell’erosione di consensi che ha subito il PdL in queste elezioni europee, soprattutto se consideriamo che il travaso di voti è stato prevalentemente a favore di un partito, quello di Bossi, che è sempre stato lo storico competitor di An su tematiche universalmente riconosciute come “di destra”, vedi sicurezza e contrasto all’immigrazione clandestina. A questo punto, dopo un risultato elettorale comunque soddisfacente, i vertici del PdL dovrebbero riflettere se sia il caso o meno di continuare a mantenere il cosiddetto low profile, lasciando campo aperto alla Lega su tematiche da sempre care all’elettorato della destra ed a quella cospicua fetta di popolazione che alcuni amano definire “la pancia del Paese”. Per completare l’analisi del voto lancio anche un altro sasso nello stagno, ovvero l’equazione secondo la quale Berlusconi pensa che, quando è al governo, non debba fare campagna elettorale. Niente di più sbagliato, come insegnano anche le politiche del 2006, perse nonostante i buoni risultati ottenuti dal governo più longevo e produttivo della storia della Repubblica. Insomma, per centrare l’ambizioso obbiettivo del 40/45%, il Popolo della Libertà deve riprendere, da subito, il costruttivo percorso politico che lo ha portato al Congresso Fondativo di Roma, tornando a coinvolgere i quadri ma anche e soprattutto la base, cominciando a fare politica anche nelle piazze e nelle sezioni del partito, unico modo per tornare a trasmettere altri due elementi irrinunciabili per la costruzione di una forza politica che vuole crescere su radici inestirpabili: entusiasmo e passione. Gli altri due elementi dai quali il PdL non puo’ permettersi di prescindere li conosciamo bene, si chiamano Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Alessandro Nardone











giugno 9th, 2009 at 10:57
Caro Alessandro,
la tua analisi è interessante, ed innovativa rispetto a quanto si legge in questi due giorni.
La seconda parte della tua analisi, ovvero la poca presenza sul territorio del PDL, la quasi sistematica esclusione della base e la convinzione che basti poco per prendere voti, sono talmente evidenti che mi stupisco ogni volta su come il centrodestra (anche in AN c’era questo vizio negli ultimi anni…) continui a perseverare nell’errore di non radicarsi seriamente sul territorio e di evitare come la peste il confronto interno.
Sulla prima parte della tua analisi, ovvero l’assenza di Fini dietro la perdita di consensi.. Beh come sempre non c’è la controprova, certo è un’assenza di peso, ma purtroppo è stato il nostro ex presidente a volersi escludere dall’agone politico, ritagliandosi un ruolo istituzionale più adatto ad un settantenne alla fine del suo Cursus honorum che non ad un cinquantenne che aspirava al ruolo di Leader del centro destra.. Io mi auguro che Fini torni a fare politica attiva seriamente, e non nascondendosi dietro paraventi (le pubblicazioni della fondazione Fare Futuro…)mi auguro si riappropri di temi cari alla destra e non cerchi più soltanto di legittimarsi presso gli avversari (che sono ormai alle cozze…) per diventare quasi una “riserva della Repubblica” intervenendo quasi esclusivamente per fare polemiche verso la sua maggioranza…
Se Fini tornasse Fini (sperando non fosse solamente un abile oratore senza un pensiero guida..) di certo per il PDL ci sarebbe una forza propulsiva in più!
Fini e Berlusconi che guidano la nave verso mete precise e chiare, e classe dirigente e militanti a remare forte assieme.. Beh a quel punto non ci sarebbero tempeste in grado di fermare la nave, ma andremmo veloci e diritti verso il Porto della Vittoria!
giugno 9th, 2009 at 13:20
Caro Ale, secondo me hai perfettamente ragione! In un momento in cui i grandi uomini latitano, di sicuro non si può fare a meno di Fini. Certo, potrà aver fatto scelte non condivisibili da tutti (e quindi per questo più difficili e coraggiose) ma, d’altra parte, quando noi ci troviamo d’accordo su tutto con un’altra persona? Spesso ci pentiamo delle nostre stesse scelte, figuriamoci di quelle degli altri! In ogni caso, Fini è e resta una figura carismatica, necessaria per affiancare Berlusconi e gli altri “pezzi da novanta” in questo grande partito che è il PdL che però, proprio vista la sua vastità, non può e non deve avere una sola anima, ma tante, ognuna delle quali pronta a dare con passione ed entusiasmo il proprio contributo per la realizzazione degli obbiettivi comuni. Ti do ragione anche su un altro punto: queste elezioni hanno premiato i candidati più in vista o quelli che hanno saputo mettersi in vista, quelli cioè che si sono dati da fare per farsi conoscere, che hanno capito quanto sia importante costruire e mantenere un rapporto solido con il territorio e con la propria base elettorale. Un aspetto sul quale, a mio parere, i vertici politici dovrebbero riflettere…
settembre 26th, 2009 at 23:05
26 febbraio 2009
da come stanno andando le cose, nella politica italiana, penso che Fini sia vivo e vegeto, politicamente e che il suo ruolo di presidente della camera, non stia togliendo a Fini la possibilità di smarcarsi dalle critiche di Feltrie del cavaliere…chi pensa che Fini sia un politico morto, ha sbagliato i calcoli….Fini ha le armi intelettuali ed elettorali pe potersi difenere e potete giurarci che quando Fini si difende, poi attacca….Schifani disse: Fini è di sinistra; Feltri lo critica, Berlusconi lo attacca…ma lui è sempre lì a dettare nuove idee politiche….Fini è un politico e quando lo si provoca dà il meglio di se…feltrie Berlusconi e Schifani sono avvertiti. Cosa farà il resto del PDL?…saliranno tutti sul carro del vincitore…sarà silvio il vincitore? non ci giurerei.
ottobre 7th, 2009 at 17:44
scusate ma la Vostra impostazione di partito è un po’ vecchiotta e quello che stupisce è che chi proviene da AN non si pone in maniera dialettica con la struttura di Forza Italia presente sul territorio ritenendo che l’impostazione di una radicazione massiccia sul territorio sia fondamentale. Forse non siete mai partiti da un punto di vista diverso. Ritengo che AN avesse la sua ragnatela sul territorio e comunque prendeva meno voti di FI non solo FI è stata capace di grandissime mobilitazioni di piazza, basti ricordare l’euro per Prodi ovvero la svolta del predellino quello come lo chiamate? non è forse grande radicamento? grande capacità di parlare con la gente? cosa vuol dire parlare di radicamento? fare delle sedi da riempire con piccoli capetti locali.