Posted on 28 giugno 2009
Otto impiegati di nazionalità iraniana dell’ambasciata britannica a Teheran sono stati arrestati con l’accusa di “aver avuto un ruolo di rilievo” nelle manifestazioni di protesta per l’esito ufficiale del voto delle elezioni presidenziali del 12 giugno. Lo rende noto l’agenzia di stampa semi ufficiale iraniana Fars senza citare alcuna fonte e precisando che la notizia non ha ancora ricevuto conferma ufficiale.
Lo scontro diplomatico Londra-Teheran - “Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto numerose, a volte confuse, notizie di arresti di cittadini britannici o di persone connesse a cittadini britannici. Continuiamo a chiedere loro notizie alle autorità iraniane”, ha commentato il ministero degli esteri britannico, precisando di non essere in grado di confermare la notizia degli otto arresti. Nei giorni scorsi, l’Iran ha espulso due diplomatici britannici e Londra ha risposto con una misura uguale. Un parente di uno degli arrestati ha detto che non riesce più a rintracciare il suo congiunto da un giorno: il suo cellulare è spento.
La Farnesina: serve una posizione comune - ”Quando si arrestano funzionari di un’ambasciata si compiono fatti certamente gravi”, sui quali serve una “posizione comune”. Lo ha detto il ministro degli esteri, Franco Frattini, spiegando che per questa ragione ne parlerà questo pomeriggio alla riunione sull’Iran dei 27, organizzata a margine del vertice Osce di Corfù.
“Oggi ne discuteremo – ha detto – perchè il problema non può essere affrontato a livello nazionale. Serve una posizione comune”.
Posted on 14 giugno 2009
Diversi responsabili dei riformatori sono stati arrestati a Teheran dopo gli scontri in piazza seguiti alle elezioni. Secondo il New York Times, Mir Hossein Mousavi, il leader moderato che ha conteso la vittoria al presidente uscente, sarebbe ai domiciliari. Stando a un portavoce del Fronte, Rajab-li Mazrouie, tra le persone finite in manette figura anche Mohsen Mirdamadi, capo del Fronte della partecipazione, vicino all’ex presidente Khatami.
”Mussavi ha detto chiaramente ieri che non accetta il risultato del voto ed ha chiesto a tutti i suoi sostenitori di opporsi ai brogli. Ma non c’è alcuna notizia di una sua pubblica apparizione in tutta la giornata di sabato e ciò ha fatto circolare voci che potrebbe essere stato arrestato”, scrive l’autorevole giornale americano. A Mousavi, scrive il direttore del New York Times, Bill Keller, in un articolo pubblicato sul sito del quotidiano statunitense, sarebbe stato impedito di apparire in pubblico mentre erano in corso le manifestazioni di protesta nella capitale iraniana.
Fra gli arrestati figurano anche Mustapha Tadjadeh, ex vice ministro dell’Interno, e Mohsen Aminzadeh, ex vice ministro degli Esteri. Sabato sera è stata diffusa la notizia dell’arresto di Abdollah Ramazanzadeh, già portavoce del governo durante la presidenza del riformista Mohammad Khatami. In carcere sono finiti anche la signora Zohreh Aghajari e Said Shariati, della squadra del candidato moderato Mir Hossein Mussavi.
“Cento arresti nella notte”
Almeno cento riformisti iraniani sono stati arrestati nella notte tra sabato e domenica. Tra loro vi è anche il fratello dell’ex presidente Mohammed Khatami. Lo ha dichiarato Mohammed Ali Abtahi, che fa parte del gruppo dei riformisti. “Sono stati portati via dalle loro case nella notte”, ha detto Abtahi, aggiungendo di aspettarsi che nelle prossime ore vengano effettuati altri arresti. (con fonte TGCOM)
Posted on 11 giugno 2009
Secondo gli inquirenti stavano organizzando un attentato in vista del G8 alla Maddalena. Così, il blitz della Digos di Roma è scattato, questa mattina, dopo due anni d’indagini. In sette regioni italiane, gli uomini delle forze dell’ordine stanno eseguendo arresti e perquisizioni domiciliari: sei le persone finite in manette. Tra questi Luigi Fallico, esponente delle brigate Rosse della prima generazione.
Luigi Fallico, ex brigatista della prima generazione, è accusato dagli inquirenti di riannodare le fila della lotta armata. Fallico, negli anni ‘80, era comparso marginalmente in alcune inchieste su gruppi satelliti che ruotavano intorno alla brigate rosse. Nell’operazione sono coinvolti esponenti genovesi, di Milano e un sardo. Quest’ultimo e’ stato bloccato a Roma dove era arrivato per incontrare Fallico.
Ai domiciliari e’ finita una persona anziana, perche’ trovata in possesso di alcune armi. Nel corso delle perquisizioni sarebbe stata scoperta anche una bomba.
QN
Posted on 04 giugno 2009
Erano pronti a colpire la metropolitana di Milano e la chiesa di San Petronio a Bologna i cinque maghrebini raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Milano. Attacchi che il gruppo, attivo anche in Algeria, Marocco e Siria, voleva mettere a segno nella primavera del 2006. Per i 5 l’accusa è di associazione con finalità di terrorismo in Italia e all’estero, di finanziamento del terrorismo internazionale, di reclutamento e addestramento di numerose persone inviate in Iraq ed Afghanistan al fine di compiere attentati contro obiettivi civili e militari. Nel mirino della vasta organizzazione transnazionale c’erano, secondo i Ros, oltre all’Italia, anche la Francia, la Spagna e la Danimarca. La minaccia individuata all’epoca dalle indagini dei Carabinieri era stata ritenuta così concreta ed imminente da suggerire un provvedimento immediato di espulsione di alcuni fiancheggiatori da parte del Ministro dell’Interno.
Adnkronos
Posted on 21 maggio 2009
L’Fbi ha arrestato ieri sera quattro uomini sospettati di aver pianificato un attentato terroristico contro una sinagoga del Bronx, a New York. I quattro intendevano anche abbattere degli aerei militari presso una base della Air National Guard a Newburgh, a un centinaio di chilometri a nord di New York.
Le autorità Usa hanno riferito che i quattro presunti terroristi si chiamano James Cromitie, David Williams, Onta Williams e Laguerre Payen. Sono tutti musulmani, e tre hanno il passaporto Usa. Residenti a Newburgh, i quattro sono stati arrestati ieri sera intorno alle 21 (ora locale), dopo che avevano sistemato degli ordigni (da loro ritenuti veri, ma in realtà falsi, precisa il New York Times) di fronte a una sinagoga e a un centro ebraico nel quartiere di Riverdale, nel Bronx. Le indagini che hanno portato agli arresti sono state condotte con grande accortezza dall’Fbi per oltre un anno, ed erano scattate dopo che i quattro, nel tentativo di procurarsi delle armi, si erano messi in contatto con un informatore degli agenti federali.
Nel giugno 2008 l’informatore ha incontrato James Cromitie, il quale in quell’occasione si era lamentato del fatto che alcuni suoi parenti vivevano in Afghanistan e che molti musulmani erano stati uccisi dalle forze americane in Afghanistan e in Pakistan. Cromitie per questo aveva detto che era sua intenzione fare «qualcosa in America». A partire dall’ottobre 2008 l’informatore dell’Fbi ha iniziato a incontrare regolarmente i quattro in una casa di Newburgh, filmando e registrando i colloqui. Lo scorso aprile i presunti terroristi hanno infine scelto i loro obiettivi: una sinagoga e un centro ebraico di New York, e nel frattempo avevano iniziato a sorvegliare la base aerea della Air National Guard per prepare un attacco con missili Stinger contro aerei militari. I quattro sospetti compariranno oggi di fronte al Tribunale federale di White Plains, alla periferia di New York, e rischiano l’ergastolo.
Il parlamentare repubblicano Peter King, membro della Commissione per la Sicurezza Interna della Camera dei rappresentanti, ha detto che questa vicenda mostra chiaramente quanto siano pericolosi i terroristi che vivono negli Stati Uniti: «Questa è stata un’inchiesta lunga e ben preparata, e mostra la realtà della minaccia posta dai terroristi» che vivono sul suolo americano. Per il senatore democratico di New York, Charles Schumer, l’unica buona notizia di questo caso «è che questo gruppetto era relativamente poco organizzato e non aveva contatti con altre organizzazioni».