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Il terrorismo non deve vincere

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Il terrorismo non deve vincere


FRATELLI D'ITALIA.Squilla il telefonino, guardo il numero: è uno dei miei amici della Folgore che si trova con gli altri a Kabul. Le poche notizie che riesce a dare sono agghiaccianti. Oggi è una tragica giornata, ho perso degli amici, sono morti i miei ragazzi. Tutto ciò non deve intimorirci, il terrorismo non può e non deve vincere. Il dovere di tutti noi è di restare vicini ai nostri soldati, dimostrare che il loro sacrificio non sarà vano.

I soldati italiani conoscono i rischi cui vanno incontro e per questo sono addestrati, purtroppo non esiste difesa contro chi in maniera subdola, da veri vigliacchi, attenta alla loro vita mettendo ordigni o facendosi saltare in aria. Chi, in questi momenti chiede maggiore sicurezza, parla per il solo gusto di farlo. Chi in queste ore cercherà un colpevole lo farà per il solo piacere di criticare senza capire che non ha senso. Ora più che mai i nostri soldati devono sentire la vicinanza di tutta la nazione. Operare in un paese straniero, rischiare la vita ogni giorno e poi leggere o sentire che da alcune parti viene messo in dubbio l’efficacia del proprio operato è deprimente, sconfortante per chi rischia in prima persona.

Prima di giudicare andiamo sul campo, rendiamoci realmente conto dell’aiuto che i nostri militari danno ad una popolazione più sfortunata di noi e solo dopo possiamo dare un giudizio. Verrà fuori il discorso della sicurezza dei nostri mezzi: il Lince in questo momento è il mezzo più sicuro. Se poi una macchina carica con 150 chili di esplosivo ti viene contro non vi è difesa possibile.

Oggi ci sarà chi chiederà il ritiro del contingente italiano senza capire che sarebbe una sconfitta per tutti: i nostri soldati non amano le sconfitte. Conosco molto bene tutti i ragazzi che operano in quel territorio, se si potesse chiedere loro se restare o rientrare la risposta sarebbe unica: restiamo, FOLGORE.

Gianfranco Paglia, Medaglia d’oro al valor militare

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Kabul, attacco gli italiani: 6 vittime, 4 feriti

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Kabul, attacco gli italiani: 6 vittime, 4 feriti


kabul1Sei militari italiani morti sull’asfalto di Kabul. Quattro in condizioni gravi. Dieci civili afgani che hanno perso la vita, 55 i feriti. All’altezza di Massoud Circle, sulla strada per l’aeroporto. Un’esplosione potente e un’alta colonna di fumo nero nel quartiere diplomatico. Un kamikaze alla guida di un’autobomba. Stando a un portavoce dell’Isaf, la forza internazionale di assistenza per la sicurezza guidata dalla Nato, la deflagrazione è avvenuta lungo la strada che conduce all’aeroporto internazionale, la stessa attaccata lo scorso 8 settembre da un kamikaze talebano che uccise tre civili. Colpiti i due mezzi Lince italiani che erano di scorta a un mezzo diretto allo scalo di Kabul.

Morti e feriti Un bilancio parziale parla di sei morti e quattro feriti, in condizioni gravi, tra i militari italiani. Questa la dinamica: l’autobomba avrebbe distrutto il primo Lince della colonna uccidendo i cinque militari a bordo. Quasi distrutto anche il secondo con una vittima e quattro soldati in gravi condizioni. I morti sono quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due Lince. Appartengono tutti alla al 186esimo reggimento della Folgore che erano di stanza a Kabul. Uno dei sei soldati italiani uccisi sembra fosse appena arrivato a Kabul, probabilmente oggi stesso. Il convoglio colpito stava trasportando dall’aeroporto di Kabul al quartier generale di Isaf alcuni militari che erano tornati da una licenza: due di questi sarebbero tra le vittime. Dei quattro militari feriti, tre sono dell’Esercito e uno dell’Aeronautica.

La Folgore Il 186esimo reggimento paracadutisti Folgore, al quale appartengono le sei vittime dell’attentato di Kabul, costituisce una delle componenti di arma base della Brigata. È composto da un reggimento, una compagnia per il supporto logistico e un battaglione paracadutisti, il quinto El Alamein, pedina operativa dell’unità. È alimentato da volontari in ferma breve e in servizio permanente. Il reggimento è di stanza a Siena. Nato nel 1941 a Tarquinia (Viterbo), il 186esimo si ricostituisce ufficialmente il 16 settembre 1992 e fino al dicembre di quell’anno è stato impegnato nell’operazione “Vespri siciliani”, prima di essere trasferito in Somalia per partecipare alla missione Ibis. Da allora ha partecipato ha numerose operazioni di ordine pubblico in Italia e di peace keeping all’estero. La bandiera di guerra del 186esimo reggimento Folgore è decorata di una medaglia d’oro al valor militare conquistata in Africa Settentrionale e una medaglia d’argento al valore dell’Esercito per la missione Ibis in Somalia, dove il Reggimento, coinvolto negli scontri del 2 luglio 1993, perse il paracadutista Pasquale Baccaro, decorato di medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Conferma della Difesa Sono “almeno sei” le vittime dell’attentato compiuto oggi a Kabul. Lo sottolineano fonti della difesa precisando però che si stanno raccogliendo in questi minuti i dettagli dell’accaduto e che quindi non si può specificare al momento quanti militari italiani abbiano perso la vita in conseguenza della deflagrazione dell’ordigno che ha investito due veicoli italiani lungo la strada tra la capitale afgana e l’aeroporto. Anche sul numero complessivo delle vittime, oltre che sulla nazionalità, non ci sono certezze e non si può neanche escludere che il bilancio sia destinato a salire ulteriormente.

Rivendicazione Un portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, ha rivendicato l’attentato in cui sono rimasti uccisi i militari italiani. In un messaggio sms il portavoce ha riferito che un uomo di nome Hayutullah si è fatto esplodere contro il convoglio militare dell’Isaf, nel centro della capitale. Il corrispondente della televisione satellitare al Jazeera, Zeina Khodr, ha detto che i talebani hanno rivendicato l’attacco affermando che esso è stato fatto “con lo scopo di dimostrare che nessuno può considerarsi al sicuro in Afghanistan”.

La procura di Roma La procura di Roma ha aperto un fascicolo in relazione all’attentato compiuto stamani a Kabul. Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, coordinatore del pool antiterrorismo della procura di Roma, ha aperto un fascicolo, così come avvenuto in analoghi casi in passato, ipotizzando il reato di attentato con finalità di terrorismo. Il magistrato attende nelle prossime ore un rapporto dalle autorità militari italiane e dai Ros sull’accaduto.

Altri attentati Il sito dell’attentato sorge tra l’altro non lontano dal palazzo presidenziale, nel quale poco prima il presidente uscente Hamid Karzai aveva tenuto una conferenza stampa sulle controverse elezioni del 20 agosto. La capitale dell’Afghanistan di recente è stata teatro di numerosi attacchi suicidi: oltre a quello contro lo scalo aereo, il mese precedente era stato preso d’assalto addirittura il quartier generale dell’Isaf, in piena città; sette gli afghani rimasti uccisi nell’occasione.

Roma – Appena giunta la notizia dell’attentato alle truppe italiane in Afghanistan i presidenti di Camera e Senato hanno sospeso le sedute. La presidente di turno del Senato Rosi Mauro ha sospeso la seduta dell’aula di Palazzo Madama in attesa di avere notizie dal governo sull’attentato a Kabul che avrebbe fatto sei vittime, tra cui alcuni militari italiani. Anche la Camera ha sospeso i suoi lavori “in segno di lutto e solidarieta” con i militari italiani per l’attentato in Afghanistan, “in attesa che il governo riferisca”.

La Russa: “Vigliacchi, non ci fermeranno” “Devo purtroppo confermare la perdita di sei soldati del 186esimo reggimento della folgore che erano di stanza a kabul dove il nostro contingente opera con circa 450 militari”, ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, riferendo al Senato le notizie ufficiali sull’attentato ai militari in Afghanistan. “Agli infami e vigliacchi aggressori che hanno colpito in maniera subdola – ha detto il ministro – va la nostra ferma convinzione che non ci fermeremo” e, in accordo con le istituzioni internazioni, “questa missione continuerà”. Gli italiani, ha spiegato, viaggiavano su due mezzi Lince e sono stati “oggetto di un attentato suicida, a causa di uno scontro volutamente provocato da un altro mezzo imbottito di esplosivo”. Sui due lince viaggiavano “Dieci 10 soldati italiani, che hanno tutti subìto conseguenze. Sei hanno perso la vita e quattro sono rimasti feriti. I feriti non versano in imminente pericolo di vita – ha aggiunto – ma queste notizie devono essere confermate”. La Russa ha detto che il ministero della Difesa ha “i nomi delle vittime, ma poichè le famiglie non sono state tutte avvertite” non li ha resi noti. I morti sono quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due Lince.
Poi ha aggiunto, parlando con i giornalisti: “Nelle comunicazioni in Aula al Senato non avevo gli elementi che purtroppo adesso ho per aggiungere al cordoglio profondo e sentito già espresso anche il cordoglio altrettanto sentito nei confronti di 4 vittime delle forze afghane e dare notizia che ci sono anche 25 feriti afghani, prevalentemente civili. Anche a loro a alle loro famiglie va il massimo cordoglio. Non l’ho fatto prima perché la notizia non era ancora pervenuta nella sua completezza”.

Il dolore di Berlusconi Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha espresso il suo profondo cordoglio personale e quello dell’intero Governo al Capo di Stato Maggiore della Difesa generale Camporini e al generale Castellano che comanda il nostro contingente a Kabul. Il Governo italiano- si legge in una nota- è vicino alle famiglie delle vittime, condivide il loro dolore in questo tragico momento ed esprime la sua solidarietà a tutti i componenti della missione italiana in Afghanistan impegnata a sostegno della democrazia e della libertà in questo sfortunato paese.

Fini “Le nostre forze armate hanno pagato un ulteriore tributo di sangue a difesa della democrazia in Afghanistan. La Camera si stringe intorno alle famiglie delle vittime e a tutte le forze armate»”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo in aula a Montecitorio. Fini ha annullato tutti gli impegni previsti per oggi.

Schifani “Il presidente del Senato Renato Schifani, nell’esercizio delle funzioni di Presidente della Repubblica Italiana, esprime il più profondo dolore e cordoglio per la morte dei soldati italiani caduti oggi in un attentato terroristico a Kabul”. Lo si legge in una nota di Palazzo Madama. “Il sacrificio di questi eroi – sottolinea Schifani – costituisce un ulteriore doloroso contributo che i nostri militari, con grande coraggio e professionalità, continuano a dare per difendere la democrazia, la pace e la sicurezza internazionale. L’Italia si inchina davanti a questi nostri ragazzi e si stringe commossa intorno alle loro famiglie”. Schifani esprime inoltre il sincero augurio di pronta guarigione ai militari feriti nel tragico agguato. Il presidente è in diretto contatto con il ministero della Difesa e con il Quirinale al fine di tenere informato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano su questa drammatica vicenda.

Frattini “I soldati italiani hanno pagato un prezzo alto per la libertà e la sicurezza dell’Afghanistan, dell’Italia e dell’Europa”, commenta Frattini. In ogni caso, per il ministro degli Esteri bisogna “restare per dimostrare che l’orgoglio dell’Italia è sempre alto”.

D’Alema “Profondo cordoglio” per le vittime italiane a Kabul viene espresso dall’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. “Voglio manifestare – afferma Massimo D’Alema – tutta la mia vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e solidarietà alle nostre Forze Armate impegnate contro il terrorismo e per la pacificazione dell’Afghanistan”.

Cicchitto “Esprimo il più grande cordoglio, anche a nome dei deputati del Pdl, per la morte dei nostri soldati avvenuta, in seguito ad un attentato terroristico a Kabul, nell’adempimento del loro dovere”. Così in una nota Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. “Desidero comunicare, altresì – aggiunge – tutta la mia solidarietà ai familiari dei caduti e la vicinanza ai nostri soldati impegnati in Afghanistan per la difesa della democrazia in quel Paese e della libertà del popolo afghano e per la lotta al terrorismo islamico”.

Parisi “Mentre sull’attacco di Kabul attendiamo con trepidazione le doverose informazioni da parte del governo, una cosa sola è fuori discussione. Tutto il paese è unito attorno ai nostri soldati, al loro coraggio, all’ansia e al dolore delle loro famiglie. Del resto parleremo dopo, essendo chiaro che troppe sono le cose delle quali dobbiamo discutere”. Lo afferma l’esponente ulivista Arturo Parisi.

Il cardinal Bagnasco “Grande vicinanza” e “grande dolore”. Così il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha commentato la notizia della morte dei nostri militari mentre partecipava ad un incontro con le scuole liguri, ha aggiunto: “Esprimo vicinanza ai familiari e a tutti i compagni dei militari morti. Cristianamente, una preghiera per le loro anime”.

La Lega “Il gruppo della Lega Nord al Senato esprime il più forte e sincero cordoglio per la morte di questi ragazzi ad opera di terroristi talebani. In questo momento di grande doloro ci stringiamo intorno alle famiglie dei militari caduti nell’ adempimento del loro dovere, il mantenimento della pace e della democrazia in quel paese”. Lo ha dichiarato il capogruppo della Lega Nord in commissione Difesa del Senato, Giovanni Torri.

L’Idv “Esprimiamo – affermano il leader Idv Antonio Di Pietro ed i capigruppo di Camera e Senato Massimo Donadi e Felice Belisario – a nome dei gruppi parlamentari di Italia dei Valori, il nostro più sentito cordoglio alle famiglie dei soldati italiani vittime del vile attentato odierno in Afghanistan e ci stringiamo al loro dolore”. “Insistiamo – sostiene l’Idv – come stiamo già facendo da mesi, sulla necessità che il governo avvii al più presto in sede Nato e Onu un confronto con i nostri partner sul senso e sulla natura di questa missione e che da subito si apra in Parlamento un confronto per stabilire i tempi e i modi di una exit strategy”.

Rutelli “Oggi più che mai sono valide le ragioni di una efficace presenza in Afghanistan, nell’ambito della alleanza internazionale nella quale siamo impegnati per la sicurezza e la ricostruzione del paese”. Lo ha detto il Presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica Francesco Rutelli esprimendo la “totale solidarietà e vicinanza alle famiglie dei militari”.

Solidarietà Ue “È una tragedia che colpisce tutti”, dice il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani esprimendo la “solidarietà dell’esecutivo Ue” all’Italia e alle forze armate.

Il Giornale

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“Dopo otto anni abbiamo meno paura”

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“Dopo otto anni abbiamo meno paura”


world_trade_center_north_towerAd otto anni dall’11 settembre 2001 è possibile tirare un bilancio della guerra al terrorismo dichiarata dal presidente Usa George W. Bush all’indomani del tragico evento. La data sta ormai a indicare nel mondo intero uno spartiacque tra due periodi storici, come lo sono state il 5 agosto 1945 con la prima bomba atomica, e il 9 novembre 1989 con la caduta del Muro di Berlino.

“Prima” dell’11 settembre il terrorismo islamista non era considerato un potente fenomeno globale, come invece è stato ritenuto “dopo” con l’effetto di provocare un profondo ripensamento delle strategie politiche e militari internazionali delle grandi e medie potenze, non solo in Occidente. Durante la Guerra fredda (1947-1989) la priorità delle democrazie occidentali era lo scontro con l’Unione Sovietica. Con l’11 settembre la difesa dal e la lotta al terrorismo islamista sono divenuti gli imperativi che hanno impegnato le risorse morali e materiali dell’occidente mobilitando l’intelligence e gli apparati militari.

Per avere un’idea di come gli effetti si sono fatti sentire sulla vita quotidiana di centinaia di milioni di persone, basta pensare a quel che è cambiato negli aeroporti. Sul piano militare le campagne condotte dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq hanno avuto esiti discutibili o ancora aperti. Se per un verso la guerra a Saddam ha avuto il benefico effetto di defenestrare un dittatore sanguinario, per un altro non è riuscita a pacificare la regione che resta tormentata. Probabilmente, nell’ottica della lotta al terrorismo, quella iniziativa di Bush Jr. è stata inutile e controproducente perché ha richiamato sul territorio diversi gruppi riconducibili al fondamentalismo islamista.

Per un altro verso la guerra d’Afghanistan che, diversamente dall’Irak, ha a che fare con Al Queda, dimostra dopo anni che il confronto con il fondamentalismo terrorista islamico non può essere affrontato soltanto con l’uso della forza militare ma richiede una strategia più complessa che punti anche sulla collaborazione economica e civile. Solo gli anni a venire diranno se ciò è possibile, e con quali risultati. Diversamente dalle imprese militari, è ormai indubbio che sul piano dell’intelligence e della prevenzione civile l’Occidente ha avuto finora ragione del terrorismo sul proprio territorio.

Dopo l’11 settembre a New York e gli altri tragici casi di Londra e Madrid, in America e in Europa non vi sono più stati significativi episodi terroristici di matrice islamista, segno che i servizi segreti, le polizie e gli altri apparati di sicurezza hanno funzionato attraverso un efficace coordinamento internazionale indispensabile per affrontare il fenomeno transnazionale. La presenza attiva di minoranze fondamentaliste e terroristiche in seno al miliardo e mezzo di islamici distribuiti sui tre continenti ha provocato un mutamento anche nei rapporti tra gli Stati. La Russia semiautoritaria, la Cina capital-comunista e l’India, in ragione delle loro minoranze etniche, e il Pakistan, a causa della presenza di veri e propri centri islamisti sovversivi, hanno dovuto collegarsi all’Occidente per combattere il terrorismo interno.

Al tempo stesso i cosiddetti paesi “islamici moderati” come l’Egitto e, per altri versi, l’Arabia Saudita, sono stati anch’essi spinti ad appoggiarsi agli americani per resistere più efficacemente alla pressione fondamentalista interna. Un altro fattore emerso dopo l’11 settembre è la proliferazione nucleare che ha aperto una duplice questione di sicurezza interna e internazionale. In primo luogo la potenziale nuclearizzazione di paesi come l’Iran ha sconvolto l’equilibrio nella regione e di conseguenza minaccia la sicurezza di Israele. In seconda istanza la fabbricazione di ordigni atomici da parte di iraniani, nordcoreani, siriani e altri simili Stati dà origine a un pericolo ancora più grave: la diffusione di materiale atomico miniaturizzato anche a gruppi terroristi non statali in grado di farne ovunque un uso ricattatorio.

Tirando le fila in un bilancio complessivo, è realistico affermare che oggi l’Occidente è in grado di difendersi molto meglio di quanto non lo fosse otto anni fa; ma, al tempo stesso, è indubbio che nel mondo intero sono cresciuti i pericoli delle forze del terrore, siano esse arroccate in alcuni Stati come l’Iran e la Somalia, o diffuse in gruppi che per le loro azioni criminali si celano dietro lo schermo ideologico dell’islamismo.

Massimo Teodori per Il Tempo

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«Borsellino e i mandanti occulti? Una farsa per coprire i giudici»

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«Borsellino e i mandanti occulti? Una farsa per coprire i giudici»


attentato_via_damelio1__n1Lino Jannuzzi, ex senatore, giornalista ed esperto di cose di mafia, questo diciassettesimo anniversario della strage di via D’Amelio è pieno di strane storie: il misterioso 007 con la faccia da mostro, l’oscuro mister X che fece l’ultima telefonata dall’hotel Villa Igiea, il ruolo dei servizi deviati…
«È una vergogna farsesca. Dopo 17 anni hanno scoperto di avere sbagliato tutto con i processi, e alzano il polverone dei mandanti occulti per distogliere l’attenzione dall’errore».
Sbagliato tutto?
«Le nuove dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza hanno demolito la loro costruzione. In qualsiasi Paese la stampa avrebbe detto che era stato commesso un errore madornale, i giudici che hanno sbagliato sarebbero stati processati, almeno si sarebbe fatta una commissione parlamentare d’inchiesta per capire come sia stato possibile un simile errore che ha coinvolto nei vari gradi di giudizio decine di magistrati».
Quindi un modo per distrarre l’attenzione?
«Il movente, la molla del polverone è sicuramente questa. Sulla strage di via d’Amelio hanno fatto ben tre processi – il Borsellino uno, due e ter, con relativi pronunciamenti in appello e Cassazione – puntando tutto su un personaggio come Vincenzo Scarantino, meccanico semianalfabeta, con problemi di droga e esonerato al servizio militare per schizofrenia. Possibile che la grande Cosa nostra affidasse a un simile individuo il compito di trasportare la macchina con l’esplosivo? Era chiaro che erano in errore, io queste cose le scrissi ripetutamente su Il Foglio, Panorama e il Giornale. E siamo stati pure querelati. Ora il pentito Gaspare Spatuzza ha dimostrato in maniera irrefutabile, portando prove, che è stato lui e non Scarantino a occuparsi della macchina usata per l’attentato. Questo fa crollare tutto, si dovrà procedere, probabilmente, alla revisione».
In questi giorni si parla con insistenza del coinvolgimento dei servizi segreti…
«Non è una novità, ci provarono già all’inizio, tentando di trascinare in questa storia Bruno Contrada, che per fortuna sua era su una barca con 10 persone e riuscì a smentire la sua presenza in via D’Amelio».
E ora c’è il misterioso 007 con la faccia da mostro che comparirebbe sulle scene di tanti altri misteri palermitani…
«È mai credibile la farsa dell’agente segreto mostro, i servizi hanno scelto uno con una malformazione facciale per farlo notare da tutti? Ma via, andiamo, il vero mostro è questa antimafia pirandelliana. Ora saranno costretti pure a cercare uno 007 con la faccia sfasciata…».
E il misterioso personaggio che era ospitato a Villa Igiea e da cui il 19 luglio del 1992 sarebbe partita l’ultima telefonata prima della strage?
«Stessa farsa, fa parte della storia dei servizi e del mito dei mandanti occulti che inseguono da dieci anni. Hanno provato in tutti i modi a puntare su Berlusconi e su Marcello Dell’Utri, li hanno indagati per strage ben quattro anni, due in più di quelli possibili. Ma alla fine si sono dovuti arrendere».
Ieri ha parlato della strage di via D’Amelio Totò Riina, per dire che la mafia non c’entra e che si deve guardare altrove.
«Riina ovviamente ne approfitta, chi non lo farebbe? La pista indicata da Spatuzza porta lontano da lui».
Tra le novità di questi giorni ci sono anche le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco del sacco di Palermo. Che ne pensa?
«Non hanno creduto al padre, Vito Ciancimino, mafioso di tutto rispetto che ha chiesto invano di essere ascoltato dalla commissione Antimafia, e ora invece credono al figlio, un bamboccione che va in giro con le auto di lusso e che, avendo già una condanna per riciclaggio, tenta di salvare il salvabile del suo patrimonio? Non ha senso. E non hanno senso troppe cose in questa storia, a cominciare dalla lettera strappata, il biglietto tagliato a metà indirizzato a Berlusconi per chiedergli una rete tv. Ma per che cosa, per trasmettere Il Padrino o I Soprano?».
Secondo lei perché Borsellino fu ammazzato?
«La strage di via D’Amelio presenta degli aspetti di mistero, ma solo nell’ambito di Cosa nostra. Borsellino era disperato per la morte di Falcone e cercava di capire, era concentrato sulla famosa inchiesta sugli appalti, altro che trattativa tra Stato e mafia che qualcuno adesso sostiene che lui aveva scoperto».

Mariateresa Conti per Il Giornale

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Progettavano un attentato durante il G8, arrestati sei esponenti delle Br

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Progettavano un attentato durante il G8, arrestati sei esponenti delle Br


arrestatoSecondo gli inquirenti stavano organizzando un attentato in vista del G8 alla Maddalena. Così, il blitz della Digos di Roma è scattato, questa mattina, dopo due anni d’indagini. In sette regioni italiane, gli uomini delle forze dell’ordine stanno eseguendo arresti e perquisizioni domiciliari: sei le persone finite in manette. Tra questi Luigi Fallico, esponente delle brigate Rosse della prima generazione.

Luigi Fallico, ex brigatista della prima generazione, è accusato dagli inquirenti di riannodare le fila della lotta armata. Fallico, negli anni ‘80, era comparso marginalmente in alcune inchieste su gruppi satelliti che ruotavano intorno alla brigate rosse. Nell’operazione sono coinvolti esponenti genovesi, di Milano e un sardo. Quest’ultimo e’ stato bloccato a Roma dove era arrivato per incontrare Fallico.

Ai domiciliari e’ finita una persona anziana, perche’ trovata in possesso di alcune armi. Nel corso delle perquisizioni sarebbe stata scoperta anche una bomba.

QN

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