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Gran Bretagna, i Conservatori in testa Cameron: “Possiamo governare”

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Gran Bretagna, i Conservatori in testa Cameron: “Possiamo governare”


Londra – Secondo i primi exit poll i Conservatori di David Cameron sono in testa alle elezioni politiche in Gran Bretagna. Secondo l’exit poll di Ipsos Mori i Conservatori conquistano 307 seggi, senza maggioranza assoluta. L’exit poll assegna 255 seggi ai Laburisti e 59 ai Liberaldemocratici.

Parlamento “impiccato” Se le proiezioni dei seggi dell’exit poll saranno confermati, nessuno riuscirebbe a raggiungere la maggioranza assoluta di 326 seggi: né i Tory con i loro 307 seggi, né la somma di Labour e Lib-dem, che arriverebbero a 315. E’ questo il parlamento “hung”, “appeso” o “impiccato”, che era stato previsto.

Cameron: “Possiamo governare” Il leader dei Conservatori, David Cameron esulta e dice: “Vittoria decisiva, possiamo governare”.

Ma la prima mano spetta al Labour Se gli exit poll saranno confermati, i partiti dovranno negoziare la formazione del nuovo governo. Secondo la costituzione infatti, è il vecchio partito di governo, in questo caso i laburisti, ad avere il diritto di tentare per primo a formare un nuovo governo. Questo sistema è stato confermato anche dal ministro Peter Mandelson alla Bbc.

I risultati degli exit poll sono “molto strani” Lo ha detto il portavoce liberaldemocratico delle Finanze Vince Cable commentando il risultato deludente dei lib-dem agli exit poll, che assegnano al partito 59 seggi soltanto, quattro in meno rispetto ai 63 attuali.

Il ministro Johnson: “Tory meglio del previsto” I conservatori sembrano essere andati meglio di quanto prevedevano i sondaggi. Lo ha detto il ministro dell’Interno Alan Johnson commentando gli exit poll alla chiusura dei seggi. “Rispettiamo il volere degli elettori britannici”, ha affermato Johnson intervistato a Sky News. “Non abbiamo problemi a fare accordi o coalizioni”. Secondo Johnson tuttavia, è ancora prematuro dare per certo il risultato. Riguardo a cosa farà Gordon Brown se avrà ancora la possibilità di fare il primo ministro, Johnson ha detto che il premier “merita” almeno “di essere lui a prendere la decisione”.

Dopo tredici anni di governo laburista i britannici hanno votato per rinnovare la Camera dei Comuni e, sulla base dei risultati finali, dare le chiavi al nuovo inquilino di 10 Downing Street. A causa dell’incertezza sull’esito la Regina incontrerà il vincitore solo dopo le 13 di domani. I Tories di David Cameron, confermano le previsioni della vigilia ma il premier laburista Gordon Brown conserva quindi ancora una chance di restare al potere, se riuscisse a creare una coalizione con i Liberaldemocratici di Nick Clegg, il terzo incomodo che ora è l’ago della bilancia per la formazione di una maggioranza di governo.

Il vincitore sarà comunque chiamato a gestire un deficit di bilancio che ha raggiunto l’11% del Pil, e la richiesta di riforme politiche, dopo lo scandalo dello scorso anno sulle spese dei parlamentari che ha fortemente disgustato l’opinione pubblica.

Alta affluenza Alta l’affluenza alle urne in quelle che saranno ricordate come le elezioni più contese degli ultimi decenni in Gran Bretagna. A spingere molte persone a votare – in un Paese dove l’affluenza ai seggi di solito non supera il 65% – sarebbe stata questa campagna elettorale diversa da tutte le altre per via dell’entrata in gioco dei liberaldemocratici a fianco di laburisti e conservatori, sia per il fatto che, per la prima volta, i tre leader dei principali partiti si sono scontrati in diretta tv in tre dibattiti molto accesi.

Leader alle urne David Cameron è stato il primo tra i leader dei tre maggiori partiti a votare: accompagnato dalla moglie Samantha -al quinto mese di gravidanza, avvolta in una tunica viola e issata su tacchi alti- il leader conservatore ha votato alle 10.30 di mattina nel villaggio di Spelbury, a Witney (nell’Oxfordshire, Inghilterra meridionale) la circoscrizione per la quale è deputato. Cameron ha sorriso, si è fatto fotografare ed è apparso finalmente rilassato dopo la maratona di quasi 36 ore ininterrotte di campagna elettorale, con cui ha chiuso mercoledì sera la sua corsa. Poco dopo, alle 11.15, Gordon Brown, accompagnato dalla moglie Sarah, ha votato nella località scozzese di North Queensferry, nel collegio elettorale di Kirkcaldy e Cowdenbeath, nella circoscrizione elettorale di Fife per cui è deputato (in cravatta rossa, così come il cappotto della moglie). Quasi in contemporanea alle 11.25, nella circoscrizione di Sheffield, in Inghilterra settentrionale, in una chiesa metodista, ha depositato la sua scheda il leader Lib-Dem, Nick Clegg. Clegg, in cravatta dorata e accompagnato dalla moglie Miriam, che non può votare perchè è cittadina spagnola, ha salutato i cronisti e poi ha scherzato con loro: “Non credo che il mio voto sia un segreto”.

IL GIORNALE

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Esclusivo// Sylvie Giustinetti perseguitata da un noto politico: “Mi propose una candidatura, voleva che lo sculacciassi”

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Esclusivo// Sylvie Giustinetti perseguitata da un noto politico: “Mi propose una candidatura, voleva che lo sculacciassi”


sylvie-giustinetti-intervistaIn questo caso la premessa è d’obbligo: negli ultimi mesi, tranne in casi sporadici, ho accuratamente evitato di stare dietro alle cosiddette polemiche sulla relazione tra il gossip e la politica, schierandomi nettamente dalla parte di chi crede che ciò che accade sotto le lenzuola sia un fatto che riguardi esclusivamente la sfera privata di una persona, anche quando si tratta di un politico. Però, a mio modestissimo avviso, quella che stiamo per leggere è una questione ben diversa. A voi il giudizio. (FdS)

Stavo lavorando a tutt’altro quando mi chiamò Sylvie. Non so perché ma, di primo acchito, vedendo il suo numero sul display del telefonino mi preoccupai, pensando subito che potesse essere accaduto qualcosa di negativo. In fondo dall’ultima intervista non c’eravamo più sentiti, perché mai avrebbe dovuto chiamarmi? La telefonata fu telegrafica, parlammo giusto il tempo per fissare un appuntamento un’ora dopo in un bar a Cernobbio. C’era qualcosa di molto importante di cui voleva parlarmi.  Dopo il primo quarto d’ora di ritardo cominciai a spazientirmi e, proprio quando mi decisi a chiamarla, mi si materializzò davanti, bellissima ma con gli occhi sempre coperti dai suoi occhialoni neri che, uniti al suo atteggiamento, assumevano la funzione di un vero e proprio muro: quello che le piaceva erigere tra sé ed i suoi interlocutori. Pensandoci bene la sua era una tattica molto intelligente, perché ogni sua concessione, anche la più banale, acquistava un valore incommensurabile.  Confesso che immediatamente dopo questa breve riflessione il mio sguardo cadde sul suo seno, fasciato da un top bianco sotto al quale, ovviamente, non indossava nulla. “Embè? Sei venuto per guardarmi le tette o per sentire cosa ho da dirti?”.

Ehm… scusa, ero sovrappensiero… certo che m’interessa sapere cos’hai da dirmi, altrimenti non sarei qui…

Bene. Vedi, quello di cui sto per parlarti è un argomento molto intimo ed imbarazzante, non solo per me. Per questo motivo me lo sono tenuta dentro per tanto tempo, mesi passati a rimuginare, a distruggermi interiormente perché non avevo il coraggio di parlarne con nessuno. Mi vergognavo, capisci?

Certo, in queste situazioni non avere nessuno con cui sfogarsi puo’ essere devastante.  Però, di solito, questi sono argomenti che si confidano al fidanzato o alla migliore amica, perché hai scelto proprio noi?

Perché la gente deve sapere. Io sono molto sensibile ai temi sociali, m’interesso anche di politica, nel senso che leggo, ascolto… insomma, ho le mie idee e da mesi non si sente altro che parlare di tutte queste voci su fatti che dovrebbero appartenere alla sfera privata… sì, insomma, questo mi far star male, credimi.

Ti credo, ma cosa c’entra con quello che hai da dirmi?

C’entra, perché l’episodio che sto per raccontarti riguarda proprio questo genere di notizie, ed è vero, capisci? Mi è successo ormai qualche tempo fa e non riesco più a liberarmene, è come se fosse un fantasma. Che mi perseguita.

Caspita, adesso mi hai incuriosito, dimmi, cosa ti è successo?

In quel periodo ero a Como, e un giorno ricevo la telefonata di un gallerista di Roma, un mio amico, che di tanto in tanto vende qualcuno dei miei quadri.  Mi disse che un politico molto importante voleva conoscermi perché le mie opere gli erano piaciute parecchio, e aveva intenzione di acquistarne più d’una.

E fino a qui non c’è nulla di strano…

Lo so, ma io per scelta non ho mai incontrato i miei clienti, addirittura non sanno nemmeno come mi chiamo…

Infatti non ho mai visto una tua opera ma, scusa, come fai?

Uso uno pseudonimo, solo alcuni galleristi (tutte persone fidate) sanno chi sono, addirittura alcuni li faccio contattare da terze persone, proprio perché non voglio svelare la mia identità.

Perché tutto questo? In fondo si tratta della tua arte.

Vuoi sapere qual è il problema? Il mio aspetto fisico!

Scusa? Ma se sei di una bellezza disarmante!

Grazie… ehm, ma il punto è che quando mi vedono tutti fanno i lumaconi, e immediatamente ci provano. La mia arte voglio venderla perché piace, non perché chi la compra spera di farsi una scopata con me. Così ho deciso di crearmi uno pseudonimo, che ovviamente non ti dirò, dietro al quale nascondermi. In tanti mi scrivono su Facebook, chiedendomi perché su internet non trovano i miei quadri o la mia rassegna stampa… ecco la risposta.

Non potevi essere più chiara. Ma torniamo al politico…

Questo mio amico mi convince ad incontrarlo perché, a suo dire, oltre a comprare diversi quadri, mi avrebbe aiutata organizzandomi mostre di alto livello, insomma, la cosa era molto interessante, così pensai che valesse la pena fare uno strappo alla regola, e decisi d’incontrarlo.

Interessante, continua…

Fissammo l’appuntamento un paio di giorni dopo, a Roma, in un ristorante molto carino, vicino a Montecitorio. Doveva esserci anche il gallerista ma, appena dieci minuti prima, mi mandò un sms con il quale mi disse che aveva avuto un imprevisto, così mi presentai da sola.  Il politico in questione mi accolse benissimo e…

Senti, però devi dirmi chi è…

Eh eh, questo te lo puoi scordare!

Dai, almeno il partito…

Manco morta!

Va bene, ma qualcosa dovrai pur dirmi! Era uno dei tanti o un politico di livello assoluto?

Uno dei leaders nazionali, di quelli che vediamo a Porta a Porta o a cui i giornali dedicano i loro editoriali.

Però… per caso era un Ministro?

Sì.

E in che periodo l’hai conosciuto?
Senti Francesco, ma te mi ha preso per una cretina? Se ti dico il periodo in cui era Ministro ti ho detto tutto… t’interessa sapere cos’è successo o no?

Sempre il solito caratterino… dai, vai avanti.

Lui fu molto gentile, persona colta, affascinante… così accettai di continuare la conversazione in uno dei suoi appartamenti. Sapevo benissimo dove volesse andare a parare, ma confesso che la cosa non mi dispiaceva affatto, anzi! Durante il tragitto mi disse che per me aveva pensato ad un ruolo di primo piano nell’ambito della cultura, un grande progetto di cui io sarei stata la protagonista assoluta…

Certo, certo… non dirmi che ci hai creduto!

E perché non avrei dovuto? D’altra parte io, oltre ad essere un’artista, ho anche fatto studi specifici, conosco il mio valore, che ti credi? Comunque, lui diceva che l’età e la formazione erano i miei punti di forza, perché in quel momento tutti i partiti volevano puntare su giovani e donne, compreso il suo. Volevano volti nuovi, ed io potevo fare al caso loro.

Ti propose di candidarti?

Anche. Mi disse che se avessi accettato l’incarico nel partito, lo sbocco naturale sarebbe stato un posto in lista alle elezioni…

Ah ah, mi pare ovvio… e tu accettasti?

Assolutamente no! Non subito, almeno. Dimostrai interesse, questo sì, ma stetti attenta a non fami vedere troppo entusiasta, d’altra parte era stato lui a cercarmi, quindi, se davvero mi voleva, doveva sudare per convincermi, ti pare? Una volta a casa sua bevemmo qualcosa e chiacchierammo del più e del meno, fino a quando…

Fino a quando?

Non ci provò spudoratamente.  Ed io ero molto, molto calda… hai capito in che senso, vero?

Ehmm… sì…

Non avevo dubbi. Così mi lasciai andare, nella speranza che lui fosse prestante come sembrava. Ma fu proprio in quel momento che successe  l’inaspettato:  si abbassò i pantaloni e mi chiese di… sì insomma, mi chiese di sculacciarlo…

Scusa?

Sì, voleva essere sculacciato! Mi disse che gli piaceva fare questi “giochini”, come farsi legare e farsi picchiare, mi mostrò anche alcuni “attrezzi”…

E tu?

Io l’ho insultato! Mi sono alzata e gli ho chiesto di riaccompagnarmi subito in albergo, e lui cominciò ad implorarmi di non dire nulla a nessuno, dicendomi che in cambio mi avrebbe dato qualsiasi cosa. Mi faceva talmente schifo che non lo ascoltai nemmeno, presi la mia borsa e uscii sbattendo la porta.

Dev’essere stata un’esperienza umiliante…

Lo è stata, ma non è finita qui, perché la sera stessa cominciò a tempestarmi di telefonate, all’inizio cercava di scusarsi, di fare il gentile, ma poi cominciò a chiedermi cose vomitevoli…

Del tipo?

Voleva che gli dicessi frasi sconce, che gli mandassi mie foto… diceva che se non l’avessi fatto avrebbe fatto in modo di farmela pagare… mi ricattava lo stronzo!

Non ho parole, credimi. Non hai mai pensato di denunciarlo?

Chi, lui? Mi avrebbero presa per una mitomane, e poi chissà da quale telefono mi chiamava, di certo non il suo. Così, per evitare altri problemi, cambiai numero, evidentemente lui capì, perché non si fece più sentire.

Capisco, è davvero molto triste quello che stai dicendo, immagino che tu abbia fatto molta fatica per superare lo shock.

Guarda, io non sono certo una santa, anzi, sono una persona molto disinibita, sessualmente potrei definirmi una libertina. Adoro il sesso e lo faccio senza pormi troppe domande, se un uomo mi piace me lo scopo, mi diverto, e poi amici come prima. Però quella persona riuscì a farmi vivere, per la prima volta, un senso di squallore assoluto. Pensa che per mesi non ne volli sapere di voi uomini…

Beh, adesso non generalizzare, non siamo mica tutti così!

Anche perché, in tal caso, la razza umana si sarebbe estinta da quel dì…

Senti, adesso l’hai superata?

Non del tutto, ma la nostra chiacchierata di oggi mi servirà molto, finalmente mi sono tolta questo peso, e sto già meglio.

Questo mi rende felice, davvero. Sicura di non voler fare  giustizia fino in fondo dicendo il nome del politico?

No, la sua punizione peggiore è guardarsi allo specchio e fare i conti con la sua coscienza e, prima o dopo, questo accadrà.

Bene Sylvie, direi che la nostra chiacchierata puo’ dirsi conclusa e che tu confermi di essere un personaggio sempre più interessante, grazie.

Grazie a te… ah, guarda che se continui così me le consumi…

Cosa?

Le tette, o sei strabico o non hai smesso per un attimo di guardarmele! E poi dici che voi uomini non siete tutti uguali… mah…

Sono costretto a darti ragione però, se ne avessi l’opportunità, stai pur certa che non ti chiederei certo di sculacciarmi, cara Sylvie.

Francesco De Simone

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Esclusivo: “In Iran decine di contestatori uccisi”. Ecco come stanno davvero le cose.

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Esclusivo: “In Iran decine di contestatori uccisi”. Ecco come stanno davvero le cose.


repressione iranIran,paese ricco e povero. Parti da Milano, arrivi all’aereoporto di Teheran, scendi dall’aereo e subito pensi: ho sbagliato volo, qui siamo a New York… grattacieli, locali, profusione di auto e moto da far impazzire, belle ragazze. Accidenti, appena vedi le ragazze, capisci subito che non sei a Manhattan, sei in Iran, tutte portano il velo! Le più giovani, giusto un foulard che “copre” i capelli, alcune, invece, totalmente coperte, le vedi solo in faccia.

Gli uomini, anche nel caldo dei 45 gradi estivi, non possono portare pantaloncini o maglie smanicate. Non possono gustarsi una bella birra fresca, pena la prigione. Da Europeo pensi: questi sono tutti matti, come fanno a vivere con queste leggi? Non fai in tempo a dirlo che ti arrestano perche tieni per mano l’amica di tua cugina in pubblico, passeggiando nel parco. Sei costretto a chiamare “quel tuo parente” influente, se sei fortunato e il poliziotto si fa corrompere, bastano dieci euro. Altrimenti: prigione.
Sei seccato, tutte queste restrinzioni non ti garbano. Parli coi cugini di “rivoluzione”. Loro la farebbero, i loro padri cinquantenni o giù di li, ne hanno subita una, e dicono che ha fatto solo del male al paese.

Pian piano ti accorgi che la Capitale è fatta di 2 tipi di persone: gli Islamici, tutti ligi al Corano e alle sue “leggi” (che poi è risaputo che, ad esempio, nel Corano si dice: le donne si vestano in modo consono, quindi non : è vietato per le donne mostrare i capelli) e poi i Moderati, forse addirittura filo-occidentali, un po più benestanti, piu liberali, quelli che per obbligo seguono la legge, ma nelle loro case si fanno festini dai quali Lapo Elkann dovrebbe prendere lezioni, alcool e donne e fumo a gogò, vestiti, auto, computer, cellulari… la bella vita insomma…

Decidi di andare “fuori” dalle grandi città, fuori dai soliti “tourism places”, e vedi il Terzo mondo. Villaggi diroccati, dove vive il 60% della popolazione, contadini o pastori, lì le donne DEVONO avere velo integrale (nero), li non v’è nulla, non esistono i piaceri della capitale, l’informazione è nulla…

Ivi, gli uomini hanno tutti gli interessi ad avere Ahmadinejad come Presidente.

Chiamati alle urne, gli Iraniani, popolo strano come pochi, si affollano a votare. La scelta, è data da alcuni temi base: Nucleare, Riforma Economica, Piani di Sussidio, Libertà d’informazione e stampa, rapporti con gli USA, e alcuni altri di minore rilevanza. Ahmadinejad, nel suo despotismo, vuole il bene del’iran, dopotutto vuole presentare l’Iran come una grande potenza, vuole l’egemonia sul Medio Oriente, vuole contare qualcosa nelle politiche mondiali e allora decide di “modernizzare” la campagna elettorale: facebook, sms, dibattiti televisivi…tutte cose che non s’erano mai viste, ma che si rivelarono per Ahmadinejad armi a doppio taglio; già, perchè a usare con astuzia queste “armi” fu il suo principale avversario, Moussavi.
Moussavi, che aveva dalla sua tutto il sostegno delle Donne (sua moglie ne ha fatte tante!!!) e di tutti i giovani, in particolare gli universitari. Questi ultimi, avendo un grado culturale più alto della media, sanno come si vive all’estero, e agognano uno stile di vita occidentale, liberitario, equo.

D’altro canto, Ahmadinejad ha il sostegno degli Islamici Fondamentalisti, che malgrado l’assurdità che noi Europei ci vediamo, sono circa il 30% della popolazione; e anche buona parte della Massa di poveracci che c’è in Iran lo supporta. Perciò, se vi fosse stata una vittoria di Ahmadinejad per il 50/55% dei voti, si poteva credere in un’onesta e regolare votazione.
Come sono andate veramente le cose? Analizziamo per punti:
1) come spiegato prima,nei villaggi il contadino non votava quasi mai, poichè non poteva perdere tempo per cose che lui considerava non rilevanti.
2) la polizia e le forze paramilitari e i Pasdaran (polizia islamica) sono sotto il controllo del Presidente e della Guida Suprema (l’ayatollah). Quest’ultimo, ha tutti gli interessi di vedere rimanere al comando Ahmadinejad e non altri, piu moderati sul piano religioso-sociale. I pasdaran sono spesso al di sopra della legge

Basta mettere assieme, e si scopre la beffa: pasdaran (per la cronaca, armati di mitra) che girano per i seggi elettorali, senza ideali come “il voto è libero”; pasdaran che vanno nei villaggi a obbligare la gente a votare, scrutatori corrotti governativi, che mentono pur di far vincere Ahmadinejad ed ecco spiegato il perchè della Grande Vittoria….

Ripreso il potere, il presidente decide di confinare il suo avversario, il suo Temibile avversario ai domiciliari. Temibile perche dopo tanti anni era stata, Moussavi, la prima vera persona capace di far sognare gli Iraniani, stanchi del regime, sia in Iran che in tutto il mondo (su 80mila elettori iraniani non residenti in iran il 98% ha votato Moussavi).

Ripreso il potere, ha avviato una violenta repressione dei suoi contestatori, e li, va detto e anzi va urlato (cosa che i TG non fanno) vengono uccise decine di persone, tra loro anche Giovani universitari il cui futuro è assai buio.

Facebook e telefonini non funzionano piu, i giornali sono obbligati a scrivere sotto forte censura governativa. La paura, data dagli scontri incessanti, dilaga. E, quelli con piu ampie vedute, temono un attacco militare israelo-americano in questo momento di debolezza, perchè dopo 30anni di unità, l’Iran s’è divisa e forse, forse, una nuova rivoluzione potrebbe far stampare nuovi dizionari in Iran, dizionari con un termine in più, nuovo. Libertà.

Samin S. Z.
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Ahmadinejad trionfa al primo turno Mousavi non ci sta e denuncia brogli

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Ahmadinejad trionfa al primo turno Mousavi non ci sta e denuncia brogli


iranIl presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad esce vincitore già al primo turno delle elezioni presidenziali iraniane e spazza via le speranze dei moderati che puntavano su Mir Hossein Mousavi. Con l’81 per cento delle schede scrutinate, Ahmadinejad viene confermato con quasi il 65 per cento delle preferenze, mentre il leader riformista deve accontentarsi del 32 per cento, anche se i suoi sostenitori hanno contestato la regolarità del voto. Molto più indietro l’ex comandante dei Pasdaran, Mohsen Rezai, con il 2 per cento e ancora più staccato l’ex presidente della Camera (Majlis) Mehdi Karroubi con meno dello 0,9 per cento. Secondo la Commissione Elettorale presso il ministero dell’Interno il presidente uscente ha raccolto 19.761.433 voti mentre l’ex premier ne ha ottenuti 9.541.056. Mousavi, dal canto suo, ha insistito sulla necessità di «tornare alla legalità e salvare il voto della nazione» e ha «consigliato alle autorità – secondo quanto rivela il sito web Qalam News – di porre fine immediatamente all’attuale comportamento nel conteggio dei voti prima che sia troppo tardi».

L’APPELLO ALL’AYATOLLAH – Mousavi ha denunciato brogli e annunciato ricorso al supremo leader iraniano, Alì Khamenei.L’esponente moderato ha inviato una lettera all’ayatollah. La notizia è stata data al canale in persiano della Bbc da Said Shariati, un portavoce dello stesso Mousavi, il quale ha affermato che i risultati sono «totalmente contrari alle notizie raccolte ieri» dallo staff del candidato moderato. «Anche se lui accetta questi risultati, non li accetteranno i suoi sostenitori», ha aggiunto Shariati, senza precisare il contenuto della lettera alla Guida. Shariati ha detto che in questo momento Mousavi è in riunione con i suoi consiglieri per discutere i prossimi passi da adottare. Il portavoce del candidato moderato ha aggiunto che ieri due uffici elettorali di Mousavi a Teheran sono stati attaccati da uomini in borghese che hanno lanciato gas lacrimogeni e usato manganelli.

SCONTRI A TEHERAN – Intanto arrivano già notizie di violenze di strada. Alcuni sostenitori di Mousavi hanno dato vita a proteste accese nelle vie della capitale, Teheran. «Vogliono rovinare il Paese e vogliono peggiorare le cose nei prossimi quattro mesi» urlavano i manifestanti caricati dalla polizia di fronte agli uffici utilizzati come quartier generale della campagna elettorale di Moussavi. Gli agenti hanno tentato invano di disperderli. «Resteremo qui, moriremo qui» ha gridato una donna colpita con una manganellata da un poliziotto. «Ho paura che abbiano giocato con il voto della gente» ha detto un’altra. La polizia ha chiesto ai gestori dei negozi nella zona di abbassare le serrande.

TIMORI IN ISRAELE - La vittoria di Ahmadinejad alle presidenziali iraniane è giudicata «molto preoccupante» in Israele. «È uno sviluppo molto preoccupante che porta il Paese a opporsi al mondo occidentale, perchè Ahmadinejad è il più militante del candidati», ha commentato una fonte ufficiale dello Stato ebraico.

CorSera

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Il Pdl diventi un vero partito

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Il Pdl diventi un vero partito


berlusconi-pdlLa straripante vittoria del Pdl e della Lega alle ultime amministrative testimonia più di ogni altra cosa l’inesistenza di un’alternativa politica alla maggioranza di governo, al centro come in periferia. Sarebbe sbagliato, però, e alla lunga suicida, se il Pdl si crogiolasse nell’entusiasmo della vittoria senza capire che è giunto il tempo di mettere mano alla realizzazione di un partito che sia davvero tale. Per non scivolare nel genericismo di un politichese fuori moda, fare un partito significa realizzare in ogni regione, provincia o comune, organismi collegiali e un coordinatore eletti direttamente dalla base nei rispettivi congressi locali. L’elezione degli organismi dirigenti non potrà che avvenire con liste all’occorrenza anche concorrenziali sapendo che la disciplina di partito, valore insostituibile, va di pari passo con il diritto di opinione. E se ci fossero in una regione, provincia o comune, opinioni diverse è giusto che esse siano tutte rappresentate negli organismi dirigenti sulla base dei voti raccolti. Qualcuno dirà che un sistema di tal genere potrebbe agevolare la nascita delle correnti e sbaglierebbe due volte. La prima perché le correnti, almeno le prime due, sono già state addirittura codificate nello statuto quando fu stabilito che Forza Italia avrebbe avuto il 70% dei dirigenti e An il 30%. Questo è correntismo deteriore perché cristallizza la separazione delle due forze fondatrici del Pdl in maniera burocratica e al di fuori di qualunque opinione. La seconda perché in un partito forte del 35% come il Pdl non si può immaginare di vivere con la camicia di nesso dei coordinatori locali nominati dall’alto e privi di organi collegiali rappresentativi dell’intero corpo militante del partito. Ma c’è di più. Se il sistema dovesse rimanere questo avremmo i nostri sindaci e i nostri consiglieri provinciali, comunali e regionali lasciati a se stessi, privi come sarebbero del sostegno di un partito e di un’intera classe dirigente diffusa nel territorio. In quel caso sarebbero soggetti solo al capriccio impositivo dei coordinatori che nella generalità dei casi non rendono conto a nessuno rimanendo esposti a quotidiane tentazioni o intimidazioni che nel mezzogiorno prendono spesso il volto della criminalità organizzata. D’altro canto gli stessi risultati delle amministrative in molti casi dimostrano il profilo politico fragile di un successo pure importante. Valga per tutti l’esempio della provincia di Napoli nella quale il risultato per il Pdl è stato alle europee del 43,1% mentre nelle elezioni provinciali è stato del 25% con l’aggiunta di un 4,28 di una lista del presidente. Tali risultati sono dovuti alla proliferazione delle liste da parte di molti che pure militano nello stesso Pdl. Morale della favola: quando si impedisce la vita democratica all’interno, le correnti si trasferiscono da sole nelle istituzioni senza alcun vincolo di partito rendendo più difficile successivamente il governo delle comunità locali. D’altro canto un partito presidenzialista non è in contrasto con la democrazia se i coordinatori vengono eletti in congressi veri. Se invece la democrazia scompare quel partito presidenzialista diventa inesorabilmente autoritario anche contro la volontà di ciascuno e prima o poi finirà per implodere. Non a caso nel Ppe la democrazia è un valore fondante e resta anche il metodo più semplice e naturale per selezionare idee ed energie. I contrasti siciliani all’interno del Pdl sono il primo avviso ai naviganti di quello che potrà avvenire se non si corre ai ripari. Senza un’articolazione democratica è difficile, infatti, reclamare una disciplina di partito e i contrasti scivolano inevitabilmente verso rotture insanabili che a loro volta trasferiscono incertezza nelle istituzioni e astensionismo nell’elettorato. Il risultato europeo e quello delle amministrative, pure nella loro diversità, impongono dunque oggi e non domani l’introduzione massiccia della democrazia nella vita del partito se si vuol dare all’Italia una forte stabilità politica offrendo nel contempo agli amministratori locali il conforto di non esser mai più lasciati soli.

ilgeronimo@tiscali.it

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Italiani alle urne, vademecum per non sbagliare

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Italiani alle urne, vademecum per non sbagliare


elezioniLe elezioni avranno luogo dalle 15 alle ore 22.00 di oggi, e dalle ore 7.00 alle 22.00 di domani. Si vota per rinnovare 72 membri del Parlamento europeo, 62 presidenti e consigli di province e sindaci e consigli comunali. Lo scrutinio inizierà a partire dalle 22.00 di domenica 7 giugno per il Parlamento europeo, mentre lo spoglio per le amministrative avrà inizio alle 14.00 di lunedì 8 giugno, dando la precedenza alle schede per le elezioni provinciali, comunali e, eventualmente, circoscrizionali.

Cosa portare al seggio
Per poter votare gli aventi diritti dovranno esibire oltre ad un documento di riconoscimento valido, la tessera elettorale personale (Chi l’avesse smarrita può chiedere un duplicato presso gli uffici comunali).

Come si vota
L’elettore riceverà un’unica scheda, di colore diverso a seconda della circoscrizione elettorale: grigio per l’Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia); marrone per l’Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna); rosso per l’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio); arancione per l’Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria); rosa per l’Italia insulare (Sicilia, Sardegna). Il voto di lista si esprime tracciando sulla scheda, un segno sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta. I voti di preferenza, nel numero massimo di tre si esprimono scrivendo nelle apposite righe, tracciate a fianco il nome e cognome o solo il cognome dei candidati preferiti.

Elezioni provinciali
Per votare uno dei candidati al consiglio provinciale si traccia un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso è attribuito sia al candidato casigliere, sia al candidato presidente; per uno dei candidati alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per uno dei candidati al consiglio provinciale ad esso collegato, il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato al consiglio, sia al candidato presidente; per un candidato alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo; il voto così espresso si intende attribuito solo al candidato presidente. Non si può praticare, invece, il «voto disgiunto», cioè il voto per un presidente della provincia di un gruppo o di un gruppo di liste e per un candidato al consiglio provinciale di un altro gruppo o gruppo di liste.

Comuni sopra i 15 mila abitanti
La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati a sindaco. L’elettore può votare: o per una delle liste tracciando un segno sul contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito anche al candidato sindaco collegato; o per un candidato a sindaco, non scegliendo alcuna lista collegata; il voto così espresso si intende attribuito solo al candidato-sindaco; o per un candidato a sindaco e per una delle liste collegate tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata; o per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una lista non collegata tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista non collegata (cd. «voto disgiunto»). L’elettore potrà altresì manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale.

Comuni sino a 15.000
L’elettore può esprimere il proprio voto tracciando un solo segno di voto sul nominativo di un candidato alla carica di sindaco; tracciando un solo segno di voto sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere; tracciando un segno di voto sia sul contrassegno prescelto che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata. In tutti i predetti casi, il voto andrà sia al candidato-sindaco sia alla lista collegata. L’elettore può esprimere solo un voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale. In tal modo, il voto si intenderà attribuito, oltre che al singolo candidato anche alla lista cui il candidato medesimo appartiene.

La Stampa

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Europee, ecco i sondaggi

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Europee, ecco i sondaggi


eu1Volano i consensi per il Pdl negli ultimi sondaggi prima del ‘silenzio’ elettorale che calerà da venerdì sulle rilevazioni statistiche. Crollano, invece, i consensi per il Partito Democratico, che rispetto al 33,2% delle elezioni politiche del 2008 rischia di crollare fino al 26,5%. Dal 37,4%, invece, il Pdl sale fino al 39% (secondo l’ultimo sondaggio della Ispo). Sale anche la Lega, passando dall’8,3 al 9-10%. Raddoppiano i voti per l’Italia dei Valori, passando dal 4,4% al 9%.

Anche l’Udc aumenterebbe il proprio consenso alle elezioni europee del 6-7 giugno, salendo dal 5,6% al 6-7%, mentre Prc e Pdci vengono dati stabili attorno al 3,1% delle elezioni politiche 2008 (quando però c’era la Sinistra Arcobaleno).

Il sondaggio diffuso dall’edizione on-line del Corriere della Sera, invece, mostra che un 64% degli elettori di sta interessando “poco” o “per nulla” di questa campagna elettorale. Un 28% di italiani dichiara di interessarsi “abbastanza” alle elezioni di giugno. Solo l’8% degli elettori dichiara di essere ‘molto’ interessato.

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