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Casa e impiego? Ma se non riusciamo a trovare manco la ragazza

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Casa e impiego? Ma se non riusciamo a trovare manco la ragazza


Di paradossi, la nostra società, ne ha da vendere. In ogni ambito. Riflettendoci, viene da pensare che, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, siano tutti figli di quello che potremmo definire il paradosso primordiale, ovvero che in un tessuto sociale in possesso di un retaggio storico-culturale di tradizione millenaria si siano sostanzialmente smarriti, in gran parte, valori e punti di riferimento. Eppure, noi che almeno volendo ne avremmo a bizzeffe, ci siamo ridotti ad una costante mitizzazione di personaggi che, nel migliore dei casi, rappresentano il vuoto pneumatico. Mentre, paradosso nel paradosso, un Paese anagraficamente più giovane e teoricamente frammentato come gli Stati Uniti è riuscito a costruire, attorno alla sua seppur breve storia, una ben maggiore coesione nazionale, spesso capace di unire gran parte del suo popolo in un sincero sentimento di amor patrio. Figlio di dosi assai massicce di retorica, certo, ma pur sempre utile a cementare i pochi o tanti paletti che delimitano i confini socio culturali di quella che è unanimemente considerata la più grande democrazia del pianeta. Per quanto generica, questa premessa, getta le basi per arrivare all’argomento su cui voglio andare a parare, ovvero le oggettive difficoltà che riscontrano le ragazze ed i ragazzi della mia generazione nel relazionarsi tra loro. Ovviamente mi riferisco ai trentenni che, qualcuno potrebbe giustamente eccepire, sono da considerarsi donne e uomini, altro che ragazzi. Eccezione che, tecnicamente, non farebbe una piega, se solo non vivessimo in un paese incardinato su un sistema di chiara matrice gerontocratica, in cui se non hai cinquant’anni sei considerato troppo giovane e, quindi, inaffidabile. A tutti i livelli. Da ciò e dalla mancanza di valori di cui parlavo prima deriva, almeno in parte, quell’insicurezza di fondo che spinge tanto noi uomini quanto le donne di quella fascia d’età a giocare costantemente in difesa, atteggiamento che si traduce nella convinzione (spesso illusoria) che la chiave della nostra felicità vada cercata altrove. Sì, ma dove? Volendo semplificare, diciamo che tendenzialmente l’uomo e la donna vanno a caccia dell’altra metà del cielo imboccando sentieri diametralmente opposti. Infatti, mentre l’uomo si sente maggiormente attratto dalle ragazze più giovani, la donna è più stimolata dal maschio adulto. Nell’ambito di questo schema che sa molto di Quark e Piero Angela, risulta del tutto evidente che l’età del bivio sia quella dei fatidici trenta, vero e proprio spartiacque tra coloro che riusciranno a mettere su famiglia e chi, invece, è destinato a navigare per chissà quanto nel mare magnum dell’incertezza, quantomeno sentimentale. A detta di molti, quest’incomunicabilità cronica altro non è che il prodotto dell’eccesso di comunicazione dei giorni nostri. Altro paradosso, altra verità. Io stesso posso ormai considerarmi “dipendente” da internet, che consumo in dosi massicce soprattutto sotto forma di newtork sociale. Facebook, tanto per intenderci. Allora, già che c’ero, ieri sera ho pensato di fare buon viso a cattivo gioco sfruttando l’infernale marchingegno per chiedere direttamente ai miei amici virtuali cosa pensassero di quest’argomento. Risultato? Oltre quaranta messaggi (tra pubblici e privati) nel giro di dodici ore, di cui un buon 80% proveniente da rappresentanti del gentil sesso. Diciamo che, tutto sommato, esiste un comune sentire, ma con sfumature diverse, evidentemente figlie delle esperienze personali. Ad esempio, mentre Sissi afferma che “I dolori pregressi portano al congelamento delle emozioni che induce i trentenni a credere che non troveranno mai l’anima gemella”, Emanuela fa autocritica rispetto all’indipendenza delle donne: “Siamo diventate troppo indipendenti e probabilmente non sappiamo ancora come gestirla questa indipendenza o, forse, ci ha rese troppo aggressive e l’uomo non gradisce mettersi in competizione con noi”. Certo, Sissi ed Emanuela hanno focalizzato due elementi fondamentali nell’economia di questa discussione affermando, tra le righe, che noi uomini saremmo troppo poco coraggiosi, perchè spaventati dalle responsabilità che comporterebbe un rapporto con una nostra coetanea, mentre troveremmo molto più attraente la spensieratezza di una ventenne. Il ragionamento, per certi versi, ci puo’ anche stare ma cosa pensano, da par loro, i ragazzi? Il commento più diretto ed efficace è certamente quello di Filippo, che, di primo acchito, parrebbe tradire un punta di machismo: “Balle! Se una storia, intorno ai trenta non va, è perché io trentenne sfigato non mi metterò mai con te sfigata zitella, che hai tutto cadente: il culo, le tette, la faccia, l’umore, l’autostima e persino la conversazione. Io mi voglio mettere con le veline che vedo ogni sera in televisione! Giovani, sorridenti, alte, con tette sode e culi altissimi, perché le ho aspettate tanto tempo e ora me le merito!”. Una provocazione volutamente tranchant, quella di Filippo, ma fino ad un certo punto. Insomma, volendo provare a tirare le somme, è davvero così difficile, al giorno d’oggi, andare d’accordo tra trentenni? Non è che, forse forse, dovremmo tentare di essere tutti un po’ meno cervellotici? Molto probabilmente la verità assoluta non verrà mai a galla ma, se posso dire la mia, quella che più ci si avvicina è certamente Manuela, citando il titolo di un film: “La verità è che non gli piaci abbastanza”. Sicuri che, in fondo, non sia proprio così?

Alessandro Nardone per L’Ordine del 25 maggio 2010

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Il Cavaliere è tecnologico: si allena due ore su Facebook

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Il Cavaliere è tecnologico: si allena due ore su Facebook


premier_fbSta per iniziare l’era di «Silvio 3.0». Dopo aver avviato l’esplorazione della frontiera Internet nel 1995 e aver incoraggiato la creazione della prima community dedicata a un politico con forzasilvio.it, il presidente del Consiglio sta pensando a una terza fase di approccio multimediale: quella del coinvolgimento diretto. Nella serata di sabato scorso, infatti, il premier ha dedicato oltre due ore ad aggiornarsi insieme ai responsabili della comunicazione Internet del Pdl sulle ultime novità e proposte del web, in particolar modo sul social networking. Silvio Berlusconi di fronte a un monitor è un evento fuori dal comune anche se da anni, periodicamente, il Cavaliere si dedica alle tecnologie come veicolo di proposta politica.(clicca per iscriverti al fan club del presidente del Consiglio su Facebook).

A colpirlo, secondo quanto si apprende, è stato il successo delle ultime iniziative. Il messaggio audio sulla pagina Facebook del Giornale ha ottenuto una vasta eco mediatica. Anche i cinque videomessaggi elettorali (due per il sito dei Promotori della libertà e tre per pdl.it e forzasilvio.it) hanno avuto un impatto molto forte. Il «segreto» che il presidente Berlusconi ha compreso già da tempo è la forza del viral marketing che tradotto in italiano suonerebbe più o meno come «passaparola». In buona sostanza, tutti i contenuti che il Cavaliere ha affidato ad Internet, in particolar modo dopo l’aggressione del 13 dicembre, si sono moltiplicati in mille rivoli perché la rete dà la possibilità a tutti gli utenti di condividerli su blog e siti o di inviarli via mail, consentendone una diffusione capillare che con quotidiani e tv sarebbe più complicata.

Insomma, il Cavaliere è sempre più convinto dell’importanza dei social network (Facebook e affini). «Forzasilvio.it ha raggiunto 240mila utenti registrati in dieci mesi – spiega Antonio Palmieri, responsabile Internet del Pdl – ed è un successo paragonabile a quello di my.barackobama.com negli Usa, che ha toccato quota 1,5 milioni di iscritti dopo un anno e mezzo di campagna elettorale». E se il presidente americano utilizza la propria community per coinvolgere i suoi elettori, anche Berlusconi ha fatto lo stesso. Su forzasilvio.it sono già arrivati oltre 6mila opinioni di simpatizzanti sulle riforme: per esempio, se eleggere direttamente il premier o il presidente della Repubblica e quanti parlamentari tagliare.

Non è l’unica iniziativa. Per la prima volta nella storia italiana un premier risponderà direttamente alle domande dei cittadini: fino alla mezzanotte di domani su forzasilvio.it sarà possibile inviare quesiti, e a dieci replicherà Berlusconi in persona. «È un rapporto diretto, immediato – sottolinea Palmieri – che al presidente piace molto perché gli consente una disintermediazione sia dai canali istituzionali sia dagli stessi media tradizionali. Non a caso L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio, realizzato con i messaggi giunti dopo l’aggressione di Tartaglia, è il primo esempio di libro di un politico scritto dai suoi stessi sostenitori».

Il Cavaliere ha compreso perfettamente che i suoi successi elettorali sono dovuti a una maggioranza silenziosa che sul web parla ad alta voce. E con la quale vuole tenersi costantemente in contatto. «In Parlamento molti ironizzavano sui videomessaggi paragonandolo a Osama nel bunker, ora si sono ricreduti», conclude sarcasticamente soddisfatto Palmieri.

Gian Maria De Francesco per Il Giornale

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“Siamo in piazza, ci sparano addosso”

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“Siamo in piazza, ci sparano addosso”


iranian-supporterTwitter, Skype, Facebook. L’informazione dall’Iran passa ormai soltanto attraverso le nuove tecnologie. Te ne accorgi quando tenti di metterti in contatto con i tuoi amici, la tua interprete, le persone che ogni volta che arrivi nel loro Paese rendono il tuo lavoro più facile e che manifestano una voglia enorme di comunicare. Un desiderio che, in momenti come questi, non si placa, ma esige maggiore attenzione. Dallo scorso settembre, infatti, la compagnia telefonica nazionale è controllata dai Guardiani della Rivoluzione attraverso la Etemad Mobin che fa capo ai Pasdaran. Difficile trovare, quindi, chi sia disposto a parlare. Meglio usare la classica chat, oppure cercare un intermediario, che faccia da ponte, come Maryam. La chiameremo così per assicurarne l’anonimato. Maryam vive in Italia e comunica quasi ogni giorno con i suoi amici in Iran. «Hanno paura di rilasciare interviste telefoniche ad occidentali perchè le linee sono sotto controllo», mi spiega. Qual è l’alternativa per non sacrificare la loro incolumità in nome di qualche informazione in più? «Mi faccio raccontare io, come se fosse una normale chiacchierata, e poi ti traduco. Così è meno pericoloso», assicura. In realtà, tutto non è così semplice, a partire dalla difficoltà nel prendere la linea fino alle interferenze. Vengo a conoscenza così di Parinaz. Anche lei è scesa in piazza, domenica a Teheran, insieme ai suoi amici.

Tutti studenti come lei. Venticinque, ventisei, ventisette anni. «Eravamo nella zona di Vali Asr, all’incrocio con Enghelab, la zona dell’università Amir Kabir», racconta. «Gli agenti impedivano a tutti di unirsi. Ci siamo ritrovati in gruppetti sparsi, nel tentativo di aggregarci gli uni con gli altri. Nonostante gli agenti di polizia continuassero a puntare le armi all’altezza del viso». La sensazione è che, superato lo shock per le prime morti, durante gli scontri della scorsa estate, questa volta le persone avessero meno paura. La rabbia, invece, è cresciuta. Molto. Si vede anche dalla reazione dei manifestanti che hanno attaccato poliziotti e Basiji con qualunque cosa capitasse loro a portata di mano: sassi o vetri. La ragione è legata al fatto che «fare fuoco mel mese di Muharram, il primo mese del calendario islamico, uno dei quattro considerati sacri, è stata una violazione troppo forte; una provocazione evidente», aggiunge Maryam. «È vero, questa volta avevamo meno paura. Abbiamo acquisito maggior determinazione e sicurezza», conclude Parinaz, lanciando un assist a Fatemeh (altro pseudonimo), che come lei è stata per le strade di Teheran nelle ultime ore.

Con Fatameh ho appuntamento su Skype, alle 17 ora italiana, fissato grazie ad un sms che è riuscita a ricevere, nonostante il blocco delle comunicazioni. «Domenica è stato completamente differente», esordisce. «Teheran era nelle mani dei manifestanti e sono sicura che chi è al governo si è spaventato per questo. La gente combatteva davvero e per la prima volta è riuscita a mettere in fuga la polizia». Immagini che sono rimbalzate ovunque nel mondo, attraverso YouTube, Twitter e blog, a conferma dell’impossibilità di impedire la fuoriuscita di notizie nel villaggio globale. «Gli iraniani stanno diventando sempre più aggressivi e sono disposti a lottare per i loro diritti, pur sapendo che potrebbero essere uccisi per questo. Anche il nipote di Mousavi è morto, ma lui non è diverso da un altro martire. Questo è il prezzo da pagare per la libertà».

Che la gente sia molto più arrabbiata è convinta anche Zahra. Con lei ho un appuntamento su Facebook, per il classico botta e risposta via chat. Ma la connessione va e viene. «Userò i siti per forzare il blocco», mi aveva annunciato nel corso di una brevissima telefonata. Quello che riesce a comunicarmi ora sono ansia e paura, miste ad eccitazione. «Stiamo per esplodere. Nessuno teme più nulla: gas lacrimogeni, colpi di manganelli, prigione. Neanche la morte». E una emoticon, una faccetta stilizzata che piange, tipica del linguaggio breve degli sms, chiude la nostra conversazione.

Antonella Vicini per Il Tempo

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Comunicare sui Social Network, Alessandro Nardone parla di ItalianPeople a Televisionet

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Comunicare sui Social Network, Alessandro Nardone parla di ItalianPeople a Televisionet


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L’appello di ItalianPeople continua, in nome di Neda e della Libertà

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L’appello di ItalianPeople continua, in nome di Neda e della Libertà


alg_nedaSono migliaia le persone, che nel giro di un paio di giorni, sono state invitate a dare il loro sostegno, anche se solo simbolico, alle ragazze ed ai ragazzi iraniani che stanno combattendo per la loro Libertà.

Certo, comprendo che ci possano essere punti di vista differenti anche su questo che è, comunque, un argomento assai delicato, quindi capisco chi si è rifiutato di aderire.

Invece, pur sforzandomi, faccio molta più fatica a comprendere i molti politici – di entrambi gli schieramenti – che hanno deciso di non prendere posizione, di non schierarsi. Ora, sono consapevole che molti di loro avranno cose più importanti da fare (e lo dico senza ironia), ma credo che questa battaglia (che personalmente ritengo sacrosanta) richieda, da parte loro, la stessa attenzione mostrata in altre iniziative veicolate sul web.

Noi aspettiamo e, nel frattempo, continueremo a sostenere questa ed altre iniziative nate nel segno della Libertà, proprio come ha fatto la giovane Neda che, per quel Valore, ha perso la vita.

Vi saluto, annunciandovi che la giornata di oggi, per questa battaglia, non è la fine, ma l’inizio. Quindi chiedo, a chi la pensa come noi, di continuare ad invitare amiche ed amici, magari inoltrandogli la lettera scritta ieri dalla sorella di Neda, con la quale vi saluto e vi ringrazio.

Alessandro Nardone

Aderisci anche tu: http://www.facebook.com/event.php?eid=107181618104&ref=mf

Teheran, 22 Giugno 2009 (h. 10.08) — “Ieri avevo scritto un breve appunto perchè avevo un’idea fissa: ‘domani sarà un grande giorno [alla manifestazione] , ma io potrei essere uccisa…’ Invece ora io sono qui, viva, e a essere uccisa è stata mia sorella. Sono qui a piangere mia sorella morta tra le braccia di mio padre. Io sono qui per raccontarvi quanti sogni coltivava mia sorella… Io sono qui per raccontarvi quanto fosse una persona dignitosa e bella, mia sorella…Sono qui per raccontarvi come mi piaceva guardarla quando il vento le agitava i capelli… Quanto [Neda] volesse vivere a lungo, in pace e in eguaglianza di diriiti…. Di quanto fosse orgogliosa di dire a tutti, a testa alta, ‘Io sono iraniana’…”

“Di quanto fosse felice quando sognava di avere un giorno un marito con capelli spettinati, [sognava] di avere una figlia e di poterle fare la treccia ai capelli e cantarle una ninna-nanna mentre dormiva nella culla. Mia sorella è morta per colpa di chi non conosceva la vita, mia sorella è morta per un’ingiustizia senza fine, mia sorella è morta perchè amava troppo la vita… Mia sorella è morta perchè provava amore per tutte le persone…”

“Chiunque leggerà questa mia lettera, per favore, accenda una candela nera con un piccolo nastro verde alla base e ricordi Neda e tutti i Martiri di queste giornate, ma quando la candela si sarà spenta non dimenticatevi di noi, non lasciateci soli…”

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Facebook sorpassa MySpace negli States

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Facebook sorpassa MySpace negli States


OFRIN-FACEBOOK-VIRUS-20081204È il mese del sorpasso: per la prima volta negli Usa Facebook attira più visitatori unici di MySpace, il social network di proprietà del gruppo News Corp del magnate dell’informazione Rupert Murdoch. Facebook totalizza 70 milioni e 278mila visitatori unici a maggio, mentre MySpace si ferma a 70 milioni e 237mila, secondo le rilevazioni di ComScore. In questo modo Facebook diventa anche la destinazione internet più popolare negli Usa. Solo 30 giorni prima, MySpace era in testa con 70,9 milioni di visitatori, mentre Facebook era a 67.
Da sabato scorso, inoltre, è in corso in tutto il mondo (Italia compresa) una vera e propria “corsa al nome” dentro Facebook, per l’assegnazione delle registrazioni con nome semplificato per gli utenti, che ricalca quello reale, anziché la precedente combinazione numerica casuale. Nei primi 15 minuti si è collegato più di mezzo milione di persone per aggiornare il proprio nominativo, in quello che per l’azienda si sta rivelando un vero e proprio censimento degli utenti attivi, molto utile per una eventuale quotazione in Borsa.

Secondo una ricerca condotta da Conference Board negli Stati Uniti, infine, il 43% degli utenti della rete utilizzano siti di social networking, in forte crescita rispetto al 27% del 2008. Di questi, il 78% fa riferimento a Facebook, il 42% a MySpace, il 17% a LinkedIn e il 10% a Twitter. Tra i nuovi amanti del social di Internet ci sono sempre più donne (più del 50%) e persone con più di 55 anni, (dal 6% al 19% di quest’anno).

A.Di. Sole24Ore

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Inghilterra, riuniti grazie a Facebook

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Inghilterra, riuniti grazie a Facebook


facebookMiracoli del Web, miracoli di Facebook. Grazie al social network, infatti, un’inglese ha ritrovato il figlio dopo ventisette anni. Avril Grube è riuscita a rintracciare il ragazzo, Gavin Paros, con l’aiuto della sorella, Beryl. Gavin era stato rapito dal padre e portato in Ungheria, dove poi è cresciuto senza mai vedere la madre. Tutto è iniziato con una semplice ricerca su Google, poi sono bastati pochi click per riabbracciare virtualmente il giovane.

Solitamente Facebook serve a rintracciare gli amici del liceo, ma questa volta le sue potenzialità sono andate ben oltre, ricongiungendo madre e figlio. E’ stato un tentativo estremo, dopo che per anni la famiglia materna di Paros aveva tentato ogni strada per ritrovare il giovane. Per riabbracciare Gavin, Avril prima contattato il ragazzo sul social network, si è fatta riconoscere e poi gli ha dato appuntamento in Inghilterra.

Dopo poco tempo da Budapest Gavin è volato in Gran Bretagna per riabbracciare la madre, che vive a Poole in Dorset. E’ stato un incontro molto emozionante, anche se le difficoltà linguistiche (Gavin non parla inglese quindi madre e figlio hanno comunicato tramite un programma di traduzione) non hanno permesso ai due di parlarsi facilmente. “Significa tanto per me – ha detto la signora Grube al Times – sono felicissima anche di aver saputo di avere tre nipoti: non so niente di loro ma non vedo l’ora di conoscerli”.

TGCOM

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