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Afghanistan, le salme rientrate in Italia Silenzio, lacrime e rabbia: “Sono eroi”

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Afghanistan, le salme rientrate in Italia Silenzio, lacrime e rabbia: “Sono eroi”


ciampino I feretri dei sei parà, avvolti nel tricolore, sono stati sbarcati dal C-130 e sono ora sulla pista dell’aeroporto di Ciampino dove vengono resi loro gli onori militari. L’aereo che ha trasportato in Italia i feretri dei militari – il capitano Antonio Fortunato, il sergente maggiore Roberto Valente, il caporal maggiore capo Massimiliano Randino e i caporal maggiori scelti Davide Ricchiuto, Giandomenico Pistonani e Matteo Mureddu – era decollato ieri pomeriggio dalla capitale afgana. Sulla pista dell’aeroporto romano le alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il presidente del Senato, Renato Schifani, il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Presente anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, accompagnato dai vertici militari.

La cerimonia All’interno del C-130 dell’Aeronautica sono entrati i paracadutisti che, a spalla, hanno trasportato le sei bare fino ai carri funebri, parcheggiati in un angolo della pista. I feretri passano davanti ad un picchetto della Folgore e ad una formazione interforze di cui fanno parte militari di tutte le Forze armate, crocerossine, appartenenti alle forze di polizia. Sul lato opposto i parenti, le autorità – con in testa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – e i vertici militari. Presenti anche due alti ufficiali afgani, frequentatori di corsi in Italia. Il presidente Napolitano ha reso omaggio alle salme dei sei parà. Su ciascuna bara il presidente ha poggiato la mano destra, inchinandosi. Quindi è rimasto ancora in silenzio davanti ai feretri avvolti nel tricolore. Poi l’ordinario militare per l’Italia, monsignor Vincenzo Pelvi, ha benedetto le salme: questo il primo atto delle breve cerimonia che è in corso a Ciampino. Dopo l’omaggio del capo dello Stato, è stato intonato il Silenzio e il picchetto schierato a Ciampino ha reso onore ai caduti.

I commilitoni Folta la rappresentanza dei berretti amaranto della Folgore. Tra di loro, il sergente maggiore Gianluca Spina, tornato solo una settimana fa da Kabul. “Io – racconta Spina – ero molto amico del capitano Antonio Fortunato. Lui è un eroe, morto per la Patria, ha dato la vita per qualcosa in cui credeva, è morto per tutti gli italiani”. Ora, aggiunge, “andremo avanti nel nostro lavoro con ancora maggiore convinzione, per rendere onore al suo ricordo”. All’aeroporto era presente anche il tenente della Folgore, Stefano Cozzella. “Provo – spiega – angoscia e dolore vedendo le famiglie distrutte per la perdita dei loro cari, ma anche rabbia per quello che è successo. Col capitano Fortunato – aggiunge – siamo stati insieme in missione in Bosnia, in Kosovo, in Albania, abbiamo condiviso tante cose e sapere che ora non c’è più mi rattrista moltissimo”.

Il basco del figlio Tra i parenti dei sei paracadutisti c’è anche Simone Francesco, di due anni – figlio del sergente maggiore Roberto Valente – in braccio alla madre e con il testa il basco amaranto della Folgore. All’aeroporto militare di Ciampino sono numerosi i familiari delle vittime che attendono che dal velivolo scendano i feretri. In un’area dell’aeroporto sono già sistemati i sei carri funebri che trasporteranno le bare all’Istituto di medicina legale dove verrà effettuata l’autopsia.

La camera ardente Una volta a Roma i corpi saranno sottoposti all’autopsia disposta dalla Procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo sulla strage: una procedura che dovrebbe durare circa sei ore. Poi, nel tardo pomeriggio, verrà allestita la camera ardente presso l’ospedale militare del Celio: qui sarà vietato l’ingresso alla stampa che invece potrà assistere ai funerali solenni che si svolgeranno lunedì mattina alle 11 nella Basilica di San Paolo fuori le mura.

I feriti Intanto sono rientrati in Italia i quattro militari italiani rimasti feriti nell’attacco di giovedì. Il loro arrivo è avvenuto intorno all’1.30 all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, con un volo dell’Alitalia. Il primo maresciallo dell’Aeronautica Felice Calandriello e i primi caporalmaggiori della Folgore Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono sono stati trasportati all’ospedale militare del Celio, a Roma. Le loro condizioni di salute non sono preoccupanti: i quattro paracadutisti accusano però un forte stato di choc che consiglia di tenerli ancora sotto osservazione.

Il Giornale

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Il terrorismo non deve vincere

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Il terrorismo non deve vincere


FRATELLI D'ITALIA.Squilla il telefonino, guardo il numero: è uno dei miei amici della Folgore che si trova con gli altri a Kabul. Le poche notizie che riesce a dare sono agghiaccianti. Oggi è una tragica giornata, ho perso degli amici, sono morti i miei ragazzi. Tutto ciò non deve intimorirci, il terrorismo non può e non deve vincere. Il dovere di tutti noi è di restare vicini ai nostri soldati, dimostrare che il loro sacrificio non sarà vano.

I soldati italiani conoscono i rischi cui vanno incontro e per questo sono addestrati, purtroppo non esiste difesa contro chi in maniera subdola, da veri vigliacchi, attenta alla loro vita mettendo ordigni o facendosi saltare in aria. Chi, in questi momenti chiede maggiore sicurezza, parla per il solo gusto di farlo. Chi in queste ore cercherà un colpevole lo farà per il solo piacere di criticare senza capire che non ha senso. Ora più che mai i nostri soldati devono sentire la vicinanza di tutta la nazione. Operare in un paese straniero, rischiare la vita ogni giorno e poi leggere o sentire che da alcune parti viene messo in dubbio l’efficacia del proprio operato è deprimente, sconfortante per chi rischia in prima persona.

Prima di giudicare andiamo sul campo, rendiamoci realmente conto dell’aiuto che i nostri militari danno ad una popolazione più sfortunata di noi e solo dopo possiamo dare un giudizio. Verrà fuori il discorso della sicurezza dei nostri mezzi: il Lince in questo momento è il mezzo più sicuro. Se poi una macchina carica con 150 chili di esplosivo ti viene contro non vi è difesa possibile.

Oggi ci sarà chi chiederà il ritiro del contingente italiano senza capire che sarebbe una sconfitta per tutti: i nostri soldati non amano le sconfitte. Conosco molto bene tutti i ragazzi che operano in quel territorio, se si potesse chiedere loro se restare o rientrare la risposta sarebbe unica: restiamo, FOLGORE.

Gianfranco Paglia, Medaglia d’oro al valor militare

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Kabul, attacco gli italiani: 6 vittime, 4 feriti

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Kabul, attacco gli italiani: 6 vittime, 4 feriti


kabul1Sei militari italiani morti sull’asfalto di Kabul. Quattro in condizioni gravi. Dieci civili afgani che hanno perso la vita, 55 i feriti. All’altezza di Massoud Circle, sulla strada per l’aeroporto. Un’esplosione potente e un’alta colonna di fumo nero nel quartiere diplomatico. Un kamikaze alla guida di un’autobomba. Stando a un portavoce dell’Isaf, la forza internazionale di assistenza per la sicurezza guidata dalla Nato, la deflagrazione è avvenuta lungo la strada che conduce all’aeroporto internazionale, la stessa attaccata lo scorso 8 settembre da un kamikaze talebano che uccise tre civili. Colpiti i due mezzi Lince italiani che erano di scorta a un mezzo diretto allo scalo di Kabul.

Morti e feriti Un bilancio parziale parla di sei morti e quattro feriti, in condizioni gravi, tra i militari italiani. Questa la dinamica: l’autobomba avrebbe distrutto il primo Lince della colonna uccidendo i cinque militari a bordo. Quasi distrutto anche il secondo con una vittima e quattro soldati in gravi condizioni. I morti sono quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due Lince. Appartengono tutti alla al 186esimo reggimento della Folgore che erano di stanza a Kabul. Uno dei sei soldati italiani uccisi sembra fosse appena arrivato a Kabul, probabilmente oggi stesso. Il convoglio colpito stava trasportando dall’aeroporto di Kabul al quartier generale di Isaf alcuni militari che erano tornati da una licenza: due di questi sarebbero tra le vittime. Dei quattro militari feriti, tre sono dell’Esercito e uno dell’Aeronautica.

La Folgore Il 186esimo reggimento paracadutisti Folgore, al quale appartengono le sei vittime dell’attentato di Kabul, costituisce una delle componenti di arma base della Brigata. È composto da un reggimento, una compagnia per il supporto logistico e un battaglione paracadutisti, il quinto El Alamein, pedina operativa dell’unità. È alimentato da volontari in ferma breve e in servizio permanente. Il reggimento è di stanza a Siena. Nato nel 1941 a Tarquinia (Viterbo), il 186esimo si ricostituisce ufficialmente il 16 settembre 1992 e fino al dicembre di quell’anno è stato impegnato nell’operazione “Vespri siciliani”, prima di essere trasferito in Somalia per partecipare alla missione Ibis. Da allora ha partecipato ha numerose operazioni di ordine pubblico in Italia e di peace keeping all’estero. La bandiera di guerra del 186esimo reggimento Folgore è decorata di una medaglia d’oro al valor militare conquistata in Africa Settentrionale e una medaglia d’argento al valore dell’Esercito per la missione Ibis in Somalia, dove il Reggimento, coinvolto negli scontri del 2 luglio 1993, perse il paracadutista Pasquale Baccaro, decorato di medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Conferma della Difesa Sono “almeno sei” le vittime dell’attentato compiuto oggi a Kabul. Lo sottolineano fonti della difesa precisando però che si stanno raccogliendo in questi minuti i dettagli dell’accaduto e che quindi non si può specificare al momento quanti militari italiani abbiano perso la vita in conseguenza della deflagrazione dell’ordigno che ha investito due veicoli italiani lungo la strada tra la capitale afgana e l’aeroporto. Anche sul numero complessivo delle vittime, oltre che sulla nazionalità, non ci sono certezze e non si può neanche escludere che il bilancio sia destinato a salire ulteriormente.

Rivendicazione Un portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, ha rivendicato l’attentato in cui sono rimasti uccisi i militari italiani. In un messaggio sms il portavoce ha riferito che un uomo di nome Hayutullah si è fatto esplodere contro il convoglio militare dell’Isaf, nel centro della capitale. Il corrispondente della televisione satellitare al Jazeera, Zeina Khodr, ha detto che i talebani hanno rivendicato l’attacco affermando che esso è stato fatto “con lo scopo di dimostrare che nessuno può considerarsi al sicuro in Afghanistan”.

La procura di Roma La procura di Roma ha aperto un fascicolo in relazione all’attentato compiuto stamani a Kabul. Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, coordinatore del pool antiterrorismo della procura di Roma, ha aperto un fascicolo, così come avvenuto in analoghi casi in passato, ipotizzando il reato di attentato con finalità di terrorismo. Il magistrato attende nelle prossime ore un rapporto dalle autorità militari italiane e dai Ros sull’accaduto.

Altri attentati Il sito dell’attentato sorge tra l’altro non lontano dal palazzo presidenziale, nel quale poco prima il presidente uscente Hamid Karzai aveva tenuto una conferenza stampa sulle controverse elezioni del 20 agosto. La capitale dell’Afghanistan di recente è stata teatro di numerosi attacchi suicidi: oltre a quello contro lo scalo aereo, il mese precedente era stato preso d’assalto addirittura il quartier generale dell’Isaf, in piena città; sette gli afghani rimasti uccisi nell’occasione.

Roma – Appena giunta la notizia dell’attentato alle truppe italiane in Afghanistan i presidenti di Camera e Senato hanno sospeso le sedute. La presidente di turno del Senato Rosi Mauro ha sospeso la seduta dell’aula di Palazzo Madama in attesa di avere notizie dal governo sull’attentato a Kabul che avrebbe fatto sei vittime, tra cui alcuni militari italiani. Anche la Camera ha sospeso i suoi lavori “in segno di lutto e solidarieta” con i militari italiani per l’attentato in Afghanistan, “in attesa che il governo riferisca”.

La Russa: “Vigliacchi, non ci fermeranno” “Devo purtroppo confermare la perdita di sei soldati del 186esimo reggimento della folgore che erano di stanza a kabul dove il nostro contingente opera con circa 450 militari”, ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, riferendo al Senato le notizie ufficiali sull’attentato ai militari in Afghanistan. “Agli infami e vigliacchi aggressori che hanno colpito in maniera subdola – ha detto il ministro – va la nostra ferma convinzione che non ci fermeremo” e, in accordo con le istituzioni internazioni, “questa missione continuerà”. Gli italiani, ha spiegato, viaggiavano su due mezzi Lince e sono stati “oggetto di un attentato suicida, a causa di uno scontro volutamente provocato da un altro mezzo imbottito di esplosivo”. Sui due lince viaggiavano “Dieci 10 soldati italiani, che hanno tutti subìto conseguenze. Sei hanno perso la vita e quattro sono rimasti feriti. I feriti non versano in imminente pericolo di vita – ha aggiunto – ma queste notizie devono essere confermate”. La Russa ha detto che il ministero della Difesa ha “i nomi delle vittime, ma poichè le famiglie non sono state tutte avvertite” non li ha resi noti. I morti sono quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due Lince.
Poi ha aggiunto, parlando con i giornalisti: “Nelle comunicazioni in Aula al Senato non avevo gli elementi che purtroppo adesso ho per aggiungere al cordoglio profondo e sentito già espresso anche il cordoglio altrettanto sentito nei confronti di 4 vittime delle forze afghane e dare notizia che ci sono anche 25 feriti afghani, prevalentemente civili. Anche a loro a alle loro famiglie va il massimo cordoglio. Non l’ho fatto prima perché la notizia non era ancora pervenuta nella sua completezza”.

Il dolore di Berlusconi Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha espresso il suo profondo cordoglio personale e quello dell’intero Governo al Capo di Stato Maggiore della Difesa generale Camporini e al generale Castellano che comanda il nostro contingente a Kabul. Il Governo italiano- si legge in una nota- è vicino alle famiglie delle vittime, condivide il loro dolore in questo tragico momento ed esprime la sua solidarietà a tutti i componenti della missione italiana in Afghanistan impegnata a sostegno della democrazia e della libertà in questo sfortunato paese.

Fini “Le nostre forze armate hanno pagato un ulteriore tributo di sangue a difesa della democrazia in Afghanistan. La Camera si stringe intorno alle famiglie delle vittime e a tutte le forze armate»”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo in aula a Montecitorio. Fini ha annullato tutti gli impegni previsti per oggi.

Schifani “Il presidente del Senato Renato Schifani, nell’esercizio delle funzioni di Presidente della Repubblica Italiana, esprime il più profondo dolore e cordoglio per la morte dei soldati italiani caduti oggi in un attentato terroristico a Kabul”. Lo si legge in una nota di Palazzo Madama. “Il sacrificio di questi eroi – sottolinea Schifani – costituisce un ulteriore doloroso contributo che i nostri militari, con grande coraggio e professionalità, continuano a dare per difendere la democrazia, la pace e la sicurezza internazionale. L’Italia si inchina davanti a questi nostri ragazzi e si stringe commossa intorno alle loro famiglie”. Schifani esprime inoltre il sincero augurio di pronta guarigione ai militari feriti nel tragico agguato. Il presidente è in diretto contatto con il ministero della Difesa e con il Quirinale al fine di tenere informato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano su questa drammatica vicenda.

Frattini “I soldati italiani hanno pagato un prezzo alto per la libertà e la sicurezza dell’Afghanistan, dell’Italia e dell’Europa”, commenta Frattini. In ogni caso, per il ministro degli Esteri bisogna “restare per dimostrare che l’orgoglio dell’Italia è sempre alto”.

D’Alema “Profondo cordoglio” per le vittime italiane a Kabul viene espresso dall’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. “Voglio manifestare – afferma Massimo D’Alema – tutta la mia vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e solidarietà alle nostre Forze Armate impegnate contro il terrorismo e per la pacificazione dell’Afghanistan”.

Cicchitto “Esprimo il più grande cordoglio, anche a nome dei deputati del Pdl, per la morte dei nostri soldati avvenuta, in seguito ad un attentato terroristico a Kabul, nell’adempimento del loro dovere”. Così in una nota Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. “Desidero comunicare, altresì – aggiunge – tutta la mia solidarietà ai familiari dei caduti e la vicinanza ai nostri soldati impegnati in Afghanistan per la difesa della democrazia in quel Paese e della libertà del popolo afghano e per la lotta al terrorismo islamico”.

Parisi “Mentre sull’attacco di Kabul attendiamo con trepidazione le doverose informazioni da parte del governo, una cosa sola è fuori discussione. Tutto il paese è unito attorno ai nostri soldati, al loro coraggio, all’ansia e al dolore delle loro famiglie. Del resto parleremo dopo, essendo chiaro che troppe sono le cose delle quali dobbiamo discutere”. Lo afferma l’esponente ulivista Arturo Parisi.

Il cardinal Bagnasco “Grande vicinanza” e “grande dolore”. Così il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha commentato la notizia della morte dei nostri militari mentre partecipava ad un incontro con le scuole liguri, ha aggiunto: “Esprimo vicinanza ai familiari e a tutti i compagni dei militari morti. Cristianamente, una preghiera per le loro anime”.

La Lega “Il gruppo della Lega Nord al Senato esprime il più forte e sincero cordoglio per la morte di questi ragazzi ad opera di terroristi talebani. In questo momento di grande doloro ci stringiamo intorno alle famiglie dei militari caduti nell’ adempimento del loro dovere, il mantenimento della pace e della democrazia in quel paese”. Lo ha dichiarato il capogruppo della Lega Nord in commissione Difesa del Senato, Giovanni Torri.

L’Idv “Esprimiamo – affermano il leader Idv Antonio Di Pietro ed i capigruppo di Camera e Senato Massimo Donadi e Felice Belisario – a nome dei gruppi parlamentari di Italia dei Valori, il nostro più sentito cordoglio alle famiglie dei soldati italiani vittime del vile attentato odierno in Afghanistan e ci stringiamo al loro dolore”. “Insistiamo – sostiene l’Idv – come stiamo già facendo da mesi, sulla necessità che il governo avvii al più presto in sede Nato e Onu un confronto con i nostri partner sul senso e sulla natura di questa missione e che da subito si apra in Parlamento un confronto per stabilire i tempi e i modi di una exit strategy”.

Rutelli “Oggi più che mai sono valide le ragioni di una efficace presenza in Afghanistan, nell’ambito della alleanza internazionale nella quale siamo impegnati per la sicurezza e la ricostruzione del paese”. Lo ha detto il Presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica Francesco Rutelli esprimendo la “totale solidarietà e vicinanza alle famiglie dei militari”.

Solidarietà Ue “È una tragedia che colpisce tutti”, dice il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani esprimendo la “solidarietà dell’esecutivo Ue” all’Italia e alle forze armate.

Il Giornale

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Le sue ultime parole: «La guerra? Sporco lavoro ma qualcuno deve farla»

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Le sue ultime parole: «La guerra? Sporco lavoro ma qualcuno deve farla»


alessandro-di-lisio«La guerra è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farla» ha scritto Alessandro Di Lisio su Facebook prima di morire in Afghanistan. Non mancherà chi utilizzerà questa frase per la solita propaganda spicciola contro le missioni militari sui fronti più caldi. Invece sono le parole vere e crude di un soldato, il caporalmaggiore Di Lisio, che non si è mai tirato indietro. Un parà tutto d’un pezzo, nato a Campobasso. Un ragazzo che ha sacrificato la sua vita per quello in cui credeva. «Mentre altri alla sua età si fanno prendere da mille distrazioni, Alessandro ha affrontato una missione in cui sapeva che rischiava la vita. Era un ragazzo convinto, che faceva onore ai suoi 25 anni», racconta il colonnello Vittorio Stella. Comandante dell’8° reggimento guastatori paracadutisti di Legnago, l’unità del parà caduto in terra afghana.
Di Lisio si era fatto tatuare sul braccio sinistro un cane dalla faccia simpatica con il basco da paracadutista. Amava la gloriosa divisione Folgore, che da El Alamein a Farah si è coperta di gloria. E aveva un allevamento di cani. «Non era solo un mio commilitone, ma un compagno per tutta la vita» ricorda il caporalmaggiore scelto Nicola Iasci. A Nassirya, nell’inferno iracheno, erano stati fianco a fianco. «Ha scelto lui il mio bulldog che ho chiamato Tyson – racconta l’amico –. Voleva rimanere per sempre nell’esercito e non si tirava mai indietro». I due guastatori si sono lanciati assieme con il paracadute «quando la tensione si taglia con il coltello. E se Alessandro non era a bordo si arrabbiava».
Sembra che pure il padre fosse un paracadutista, ma ora è distrutto dal dolore. «Non posso crederci, non è vero, forse è uno scherzo?» avrebbe detto quando ha ricevuto la terribile notizia. Suo figlio era un ragazzone alto e robusto, capelli neri e corti tagliati all’americana. «Stava con Mariangela da due anni e mezzo», raccontano i commilitoni. Su Facebook ha scritto «troppo di destra», come orientamento politico. La 22ª compagnia guastatori, di cui faceva parte, si chiama “Angeli neri”, ma Alessandro non era un invasato e tantomeno un estremista o un fanatico. Piuttosto un ragazzo schietto e coraggioso. «Non è andato in Afghanistan per motivi meramente economici. La sua era una scelta di vita. Per noi era un esempio nei momenti belli e anche in quelli brutti», ricorda l’amico Iasci. I due giocavano a calcetto assieme e del commilitone ricorda un particolare: «Il timbro di voce: prima ancora di vederlo arrivare lo sentivi».
A casa ha lasciato la famiglia che vive a Peschiatura di Oratino, in provincia di Campobasso. Il padre Nunzio, la madre Addolorata e le sorelle Maria e Valentina, che piangono il giovane parà caduto in Afghanistan. Secondo il sindaco del piccolo centro, Orlando Iannotti, «Alessandro era un ragazzo solare, comunicativo e affidabile».
Sulla rete il guastatore della Folgore è già un «eroe». «Portare la pace a volte comporta rinunce importanti e Alessandro ha rinunciato alla propria vita… cosa dire… onore all’uomo, onore al soldato, ciao Alessandro anche se non ti conosco!!!!», scrive un navigatore. Altri pensano all’angoscia dei parenti: «Quando ho sentito la notizia alla tv della morte di un militare ho avuto i brividi… mio marito caro Ale è un tuo collega, capisco cosa vuol dire», scrive Mariangela.
Il caporalmaggiore Di Lisio era stato in missione in Irak nel 2005 e questa volta è partito con una cinquantina di militari del genio guastatori. In Afghanistan era arrivato ad aprile. Per i suoi 38 amici su Facebook aveva scritto: «Mancano soltanto tre mesi di guerra… solo tre mesi».
www.faustobiloslavo.com

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Afghanistan: ferito lievemente Parà italiano

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Afghanistan: ferito lievemente Parà italiano


afghanistanUn paracadutista italiano della “Folgore” e’ rimasto lievemente ferito in uno scontro a fuoco in Afghanistan. Il paracadutista non e’ in pericolo di vita. Il combattimento e’ avvenuto a Bala Murgab, nella regione ovest del Paese. Il paracadutista faceva parte del reggimento “Nembo”. I Paracadutisti della Folgore del 183esimo Reggimento “NEMBO” sono stati attaccati in una zona a 2 Km circa da Bala Murgab. Gli insorti hanno attaccato le pattuglie dell’Esercito Afghano e successivamente hanno coinvolto con il fuoco anche i Militari Italiani. I Paracadutisti del 185esimo Reggimento “acquisitori obiettivi” che erano schierati nell’area hanno immediatamente individuato le postazioni dalle quali gli insorti stavano facendo fuco ed hanno dato le indicazioni per poter effettuare il tiro con i mortai. Le due postazioni sono state difatti immediatamente eliminate dai Paracadutisti del Reggimento “NEMBO”. Nel corso dell’azione sono rimasti feriti in maniera grave due Militari dell’Esercito Afghano ed e’ rimasto ferito uno dei Paracadutisti del “NEMBO” che e’ stato colpito ad un piede mentre scendeva dal mezzo. L’ attacco di poche ore fa, conferma che la provincia di Badghis, rimane una delle piu’ calde della Regione Ovest. Solo ieri due elicotteri AB 212 della Marina Militare Italiana, appena decollati dalla Base di Bala Murgab erano stati soggetti al fuoco di armi leggere, abilmente schivati grazie all’esecuzione di manovre diversive da parte di piloti italiani. A bordo si trovava anche il Generale Rosario Castellano Comandante della Regione Ovest, che si era recato a Bala Murgab per effettuare una shura con gli anziani del villaggio, allo scopo di richiedere l’intervento degli stessi, ritenuti indispensabili per gli equilibri locali, alla ricerca del consenso e di un loro attivo contributo nella manovra.

AGI

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