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Parole da buttare. Il Dizionario 2009 è già carta straccia.

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Parole da buttare. Il Dizionario 2009 è già carta straccia.


lingua-rollingANTIBERLUSCONISMO
Attività da svolgere in proprio o come dipendenti che assicura applausi e un ottimo reddito. Molto meglio che lavorare davvero. Meglio addirittura di fare i giornalisti.

ATEISMO
La religione di Piergiorgio Odifreddi. L’unico dogma è: «Non avrai altro dio all’infuori di Piergiorgio Odifreddi».

BELÉN RODRÍGUEZ E FABRIZIO CORONA
La coppia scoppia? No, la coppia si sdoppia. Marco Borriello e Nina Moric come inconsolabili single non sono credibili.

BIOLOGICO
Prodotto fatto senza utilizzare additivi chimici, pesticidi, tecnologia… Insomma tipo una mela che invece di sembrare una mela sembra un’oliva però costa come un tartufo d’Alba.

BIOTESTAMENTO
Come tutto ciò che si pregia del prefisso «bio-», è bello e buono. Ciò non toglie che per dargli un senso si deve morire…

CINEPANETTONE
È più snob criticarlo o criticare chi lo critica? Ai posteriori l’ardua sentenza.

CLIMATOLOGO
Scienziato che a tempo pieno altera i dati e a tempo perso genera panico durante i summit internazionali.

COLLABORATORE DI GIUSTIZIA
Persona che ogni tanto parla e ogni tanto sta zitta. E nessuno sa perché. Il motivo è cosa loro (e dei giudici che gli credono a prescindere).

DIGITALE
Una volta era una pianta cara ai poeti (digitale purpurea) e ai malati di cuore. Ora è tutto ciò che ha a che fare con un computer e non capiamo.
DIGITALE TERRESTRE
Ridateci l’analogico pedestre. Magari con le gemelle Kessler al posto dei fratelli Vanzina.

DIZIONARIO BIOGRAFICO DEGLI ITALIANI
Costa un po’ meno del Ponte di Messina, ma andando avanti così verrà realizzato molto dopo.

EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA
Crollata con il Muro di Berlino, è molto rimpianta a destra: era l’alibi perfetto per giustificare i propri fallimenti.

EINAUDI
Non è più quella di una volta.

EMARGINATO
Avete notato? In Italia tutti gli scrittori dicono di essere emarginati, soprattutto quelli che non hanno successo perché mediocri.

EQUOSOLIDALE
Se fosse semplicemente equo e solidale sarebbe un baratto: qualcosa in cambio di qualcos’altro. Essendo «equo solidale» è un’ipocrisia: qualcosa in cambio della coscienza a posto.

ESCORT
Signorina che si chiude nel vostro bagno con un cellulare e rivela al mondo di che colore avete gli asciugamani (poi la Repubblica titola che è un colore scandaloso).

ETICA
È ridotta a parodia di se stessa, a un’etichetta, nel senso che la si appiccica dappertutto.
EXPO
Esposizione universale che abbiamo strappato per miracolo ai turchi e di cui a Milano si parla molto. Tipo: «Nel mio condominio dobbiamo rifare una grondaia per fare bella figura all’Expo». Eppure non tutti i progetti sono di così alto livello.

FUTURO
La verità è dietro di noi.

GIUSTIZIA
Il sofista Trasimaco sosteneva che era solo ciò che è utile ai potenti. Ora sarebbe costretto a dire che è solo ciò che è utile ai giudici o a qualche giornale (molto democratico).

GRADISCA
O un Comune con seimila abitanti (Gradisca d’Isonzo) o un libro di cui hanno venduto trenta copie equivalenti, monetariamente, al costo di dieci minuti in compagnia della escort che lo ha scritto.

GREMBIULE
Tipico abitino fascista che le maestre impongono ai bambini e i ministri alle maestre: democrazia è sporcarsi con i pennarelli.
INTELLIGHENZIA
Scomparsa da decenni. Termine ormai utilizzato solo da chi avrebbe voluto farne parte.

ISTITUZIONI
In loro difesa si combinano le peggiori porcate.

LIBERTÀ DI STAMPA
Fa rimpiangere la censura.
LODO
Chi si loda s’imbroda, è vero, ma anche chi condanna ha le sue belle gatte da pelare.

MEDIATICO
Una seduta spiritica con l’anima dei sociologi morti, quelli di cui non si sente più alcuna Eco.
MONITO
Chi non riesce a lanciare una riproduzione del Duomo (vedi alla voce «Souvenir») lanci almeno un monito. Che è sempre meglio che lanciare un monitor…

MULTIRAZZIALE
Aggettivo da appiccicare a «società» e a tutto ciò che è bello e auspicabile. E chi non la pensa così è stronzo (tanto per essere educati e tolleranti).

MURO DI BERLINO
Ne abbiamo parlato così tanto che viene da pensare che non l’abbiamo mai abbattuto davvero (non c’è comunista che non giuri di avergli dato una bella picconata).

PANDEMIA
Un pandemonio (o tempesta) in un bicchier d’acqua. La prossima volta, nel bicchiere mettiamoci una spremuta d’arancia. La cara, vecchia vitamina C, ricordate?

PAPELLO
«Da un chimico/ il papello ha poi portato/ e lui/ dopo averlo analizzato/ ha rilasciato un certificato/ in cui diceva /dichiaro così:/ Non è un papello/ ma un crine di cavallo/ uscito dal paltò/ si può sbagliare/ soltanto avendo in cuore/ la gelosia d’amor».
PAPI
Ormai le ragazzine chiamano così il genitore per ricattarlo.

PAPIRO DI ARTEMIDORO
Documento probabilmente finto su cui si fa una discussione forse eterna certamente noiosa. Altri dizionari riportano definizioni più sintetiche, tipo: «Ma chi se ne frega!» o «Canfora te venisse…».

PENSIERO DEBOLE
Un’idea del filosofo Vattimo che quest’anno ha finalmente capito a chi rivolgersi per vederla attuata. È corso da Antonio Di Pietro.

PREDELLINO
Quasi tutti i politici italiani ne vorrebbero uno ma poi si chiedono: «Se ci salgo io fa lo stesso effetto?». E la risposta purtroppo è: no. Allora si accontentano di una poltrona.

PREMIO LETTERARIO
Il posto giusto per procurare un attacco isterico ad Antonio Scurati.
PROVOCAZIONI
Quelle «intelligenti» nascondono sempre un’orgia di conformismo.

RIPRESA
Ha sempre a che fare con i motori. Il guaio è che c’è sempre qualcuno al quale slitta la frizione. Lui resta illeso, ma vanno a sbattere gli altri.

RONDE
Una volta c’erano quelle del piacere. Adesso ci sono quelle del dispiacere. Occorre aggiungere altro?

SALOTTI LETTERARI
Nessuno dotato di due dita di cervello vorrebbe mai passarci una serata. Tipico degli intellettuali di destra lamentarsi di esserne esclusi.

SAVIANO
Un onesto cronista spesso scambiato per Gesù, Buddha o Maometto. Lui però non ha una croce, ha una scorta.

SOCIAL NETWORK
Sembrava difficile inventare qualcosa di peggio dell’opinione pubblica. E invece…

SOUVENIR
Arma da lancio che ha sostituito nella mitologia comunista la P38.
STATO DI POLIZIA
Qualunque stato in cui non governi il Pd o sia vietata la diffamazione a mezzo stampa.

TRANS
Notizia del 23 dicembre su tutti i giornali: «La Ue mette al bando i trans». Disperazione in Parlamento. Ma per fortuna si trattava solo dei grassi idrogenati dei biscotti.

TWITTER
Andiamoci piano, con questo «giornalismo partecipativo». Noi della casta, anzi, castina, non vorremmo prenderlo nel cesto e finire nel cestino.

UTILIZZATORE FINALE
Espressione a doppio taglio, ha un che di pratico e ultimativo. Più ultimativo che pratico.

WELTHANSCHAUUNG
Ogni intellettuale deve averne una. Molti l’hanno persa ma non è educato mettersi a urlare in un salotto letterario qualsiasi o in un convegno: «Qualcuno ha visto dove è finita la mia Welthanschauung?».

ZERO TITULI
L’irascibile Mou, a furia di masticare invettive, sta diventando come la famosa e omonima caramella: stucchevole. Meglio la Coppa.

Il Giornale

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Processo breve, Berlusconi: “Parlerò a tutti gli italiani”

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Processo breve, Berlusconi: “Parlerò a tutti gli italiani”


bush-welcomes-italian-pm-berlusconiLa norma che comincerà tre articoli con all’interno anche il processo breve, fortemente voluto dal presidente del Consiglio. L’opposizione continua ad essere sul piede di guerra, e anche una parte della maggioranza (tutta l’area finiana) guarda in cagnesco il provvedimento. Ed ecco l’idea di Berlusconi accennata a Doha: spiegare agli italiani quello che sta succedendo nel nostro Paese, i continui attacchi politici a cui è sottoposto, perché serve una «riforma costituzionale» della giustizia.

Insomma, Berlusconi non ha nessuna intenzione di seguire l’impervia via di un lodo costituzionale, come gli viene suggerito da Pier Ferdinando Casini, che lo farebbe comunque apparire un problema per il Paese e finirebbe forse per trasformarlo in una «anatra zoppa». Il premier accelera e la maggioranza fa quadrato intorno al presidente del Consiglio. Ancora da stabilire i modi del suo discorso: insistenti le voci su un’intervista televisiva; in seconda battuta forse un intervento nell’Aula del Senato. Palazzo Chigi chiarisce subito che si tratta solo di «illazioni», ma intanto i rumors aumentano.

Per il momento, spiegano i fedelissimi del premier, l’idea è ancora in fase di gestazione, e molto probabilmente se ne parlerà nell’ufficio di presidenza del partito convocato per giovedì a Palazzo Grazioli. Da oggi pomeriggio, intanto, l’attenzione di Berlusconi e del resto della maggioranza sarà proiettata sulla commissione Giustizia del Senato, dove si inizierà a discutere il ddl Gasparri-Quagliariello, il provvedimento composto da tre articoli, tra i quali anche il tanto discusso «processo breve».

L’obiettivo, che il Cavaliere ha ribadito anche venerdì nel corso di una riunione a palazzo Grazioli con il vertice del Pdl ed una squadra di esperti giuridici, è quello di non perdere tempo, evitando strappi all’interno della maggioranza. L’idea è che il testo sia approvato entro l’anno a palazzo Madama per poi approdare a Montecitorio, dove dovrebbe ottenere il via libera per il mese di febbraio. Sulla carta, ribadisce chi ha avuto modo di parlare con il premier, il testo non dovrebbe subire ritardi visto l’accordo politico siglato qualche settimana fa con il presidente della Camera Gianfranco Fini.

Resta però qualche attrito con i finiani per la parte, contenuta del ddl e riguardante l’immigrazione. Ecco perché si aspetta l’ufficio di presidenza del partito. In quella sede potrebbero essere valutate le eventuali modifiche al testo su cui i tecnici sono già al lavoro. Un modus operandi per evitare, visto quanto successo con il Lodo Alfano, la bocciatura per incostituzionalità. Se giovedì si riuscirà a blindare definitivamente il capitolo della giustizia, Berlusconi riprenderà in mano subito la partita delle candidature regionali. È escluso che se ne discuta in settimana, anzi, sembra assai probabile che si dovrà attendere quella successiva per entrare nel vivo.

Nel frattempo, arriva al termine la missione del premier di quattro giorni nel Golfo, tra Arabia Saudita e Qatar. In tutti i suoi incontri Berlusconi ha rilanciato l’idea di una missione di imprenditori per consentire agli investitori italiani di toccare con mano quello che sta succedendo da queste parti. E il ministero dello Sviluppo economico, assieme all’Ice, è già al lavoro per dare seguiti «operativi» alla proposta. Ieri si è svolta la cena offerta in suo onore dall’emiro del Qatar Hamad bin Khalifa al Thani, durante la quale, riferiscono fonti italiane, il premier ha sponsorizzato con forza l’ingresso di imprese italiane nel ricco mercato del Qatar ed ha affrontato anche i dossier più caldi di politica internazionale, a partire dal nucleare iraniano e dal nodo israelo-palestinese.

Le stesse fonti hanno sottolineato come i colloqui si siano svolti in un clima di grande cordialità ben oltre i tempi da protocollo ed hanno riferito l’idea lanciata proprio dallo sceicco di aprire una scuola italiana in Qatar. Il Cavaliere è ripartito subito dopo la cena per l’Italia, anche se ha comunque già programmato una nuova tappa nella regione: sarà a metà gennaio, negli Emirati Arabi Uniti.

Giancarla Rondinelli per Il Tempo

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Esclusivo// ItalianPeople intervista il Marchese del Grillo: “Oggi c’è troppa ipocrisia”

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Esclusivo// ItalianPeople intervista il Marchese del Grillo: “Oggi c’è troppa ipocrisia”


marchese del grilloEra ormai mezzogiorno passato e, a Roma, non si sentiva volare una mosca. Arrivato sotto la maestosa abitazione del Marchese venne ad accogliermi Ricciotto, il suo fedele collaboratore: “Shhh… parlate sottovoce, non s’è ancora svegliato!”, mi sussurrò appena, portandosi l’indice al naso. Gli risposi di si con un cenno della testa e mi accomodai su di una bellissima poltrona in una delle innumerevoli stanze di quella meravigliosa villa situata nel cuore della Capitale. I minuti scorrevano ma, del Marchese, nemmeno l’ombra. L’attesa era lunga e, complici la stanchezza accumulata la notte prima e la comodità di quella poltrona, gli occhi mi si chiusero e finii per addormentarmi. “S’è svejatoooooooooo!”. Quell’urlo mi svegliò di soprassalto, ma che succedeva? Nemmeno il tempo di strofinarmi gli occhi che Ricciotto entrò nella stanza: “Il Marchese si è svegliato, l’aspetta nella sua stanza per fare colazione con lei, venga, mi segua”. Percorremmo il lunghissimo corridoio che portava alla stanza da letto del Marchese, una volta entrato, Ricciotto, aprì le tende permettendo, così, alla luce del sole di fare il suo ingresso. “Te devi essere lo scribacchino che m’ha chiesto appuntamento, viè qua e mettite a sede che adesso ci servono la colazione”. Mi disse il Marchese, ancora coricato nel suo letto a baldacchino. “Sì, esatto, sono io il… giornalista… posso sedermi qui?”, gli domandai, indicando una sedia di fianco al letto. “No, lì no, che sei matto?”, esclamò facendomi fare un salto di mezzo metro. “Ahahah… ma certo che ti puoi sedere, te stavo a pijà pe ‘r culo… ehm… in giro. Dimmi un po’, cos’è che vorresti scrivere su di me?”. “Beh, Eccellenza – gli risposi sommessamente - vorrei farle un’intervista per un sito internet…”. Dopo avermi ascoltato si rivolse a Ricciotto: “Ricciò, ma non è che questo me stà a pijà pe ‘r culo? Ma che è sto coso, come se chiama? Sito de interni… non sarà mica qualche cosa di clandestino, magari contro lo Stato Pontificio? Sai, col Papa c’ho già abbastanza problemi.“. “No Eccellenza – lo tranquillizzai – diciamo che è un giornale che puo’ leggere chiunque, in tutto il mondo…”. Il Marchese cercò, senza però trovarla, una conferma nello sguardo del suo collaboratore allora, mentre si serviva la colazione, mi fece un cenno con la mano. “Va bene, sei giovane e te voglio dà fiducia, ma se me combini qualche cazzata finisci dritto dritto in galera! Cominciamo.”. Dopo quelle sue parole feci un lungo sospiro, cercando di rilassarmi e di fare mente locale per partire con il piede giusto.

Eccellenza…

Ma quale Eccellenza, questa è una cosa per i giovani, no? Allora chiamami Marchese…

Certo signor Marchese. Ha mai pensato di sposarsi?

Eh? Ma sei matto? Mica me vado a mette n’estranea in casa!

No, non sono matto, è che con questa intervista vorrei dare alla gente la possibilità di conoscere il suo aspetto più umano, insomma vorrei che parlassimo di Onofrio del Grillo…

Ah ah ah… questo invece mi piace, bravo! Vedi, nonostante io non sia più un ragazzino penso solo a godermi la vita, a divertirmi…

Eh già, questo lo sappiamo bene, lei è celebre per i suoi scherzi!

Lo so, ne faccio tanti. Ma non sono mai banali, hanno sempre una morale per chi li subisce, sai?

Ad esempio?

L’altra settimana corruppi giudici ed avvocati per far condannare un povero falegname, Aronne Biperno, a cui non avevo pagato il conto di alcune riparazioni. Dopo la sua condanna feci suonare a lutto tutte le campane di Roma… lo sai perché?

Beh, certo, per dimostrare che la giustizia era morta!

Bravo! Ammazza, mica te ce facevo così, bravo! Sì, insomma volevo lanciare un forte segnale a tutti, compreso il Santo Padre, perché capissero quanto la nostra società fosse ingiusta nei confronti dei più deboli.

Direi che ci è proprio riuscito! Sa, in questo periodo la giustizia è tornata di estrema attualità…

Ah sì, e perché?

Diciamo che è una lotta tra poteri, quello politico e quello della giustizia.

Male, quando si crea competizione tra i diversi poteri dello Stato allora vuoi dire che c’è qualcosa che non và, per come la vedo io i giudici si dovrebbero preoccupare dei processi e non di politica altrimenti, per dirla terra terra… nun ce se ce capisce più un cazzo! Sono stato chiaro?

Direi di sì!

Bene.

Marchese, lei è un uomo pubblico ed è famosissimo per essere un vero e proprio sciupa femmine. Ho fatto questa premessa perché un altro argomento di estrema attualità è diventato proprio questo, la vita privata dei politici. Lei trova che sia giusto valutare un uomo di Stato per quello che fa tra le lenzuola?

Ma che è sta stronzata? Un uomo di Stato deve essere valutato per come svolge il suo compito, per come serve il suo popolo. Putroppo da noi c’è tanta ipocrisia: sai quanti de giorno fanno i bacchettoni e de notte se lo vanno a pijà ‘nder cul…

…ehm, Marchese, è stato chiarissimo.

Eh certo, ma ste cose bisogna avere il coraggio di dirle. E poi scusa, che c’è di male se un uomo che c’ha mille responsabilità ogni tanto se vò annà a fa ‘na scopata? Uno ogni tanto se dovrà pure divertì, altrimenti impazzisce! A proposito, che ore sò?

Quasi le due Marchese…

Ahhhh… ma che sei matto? S’è fatto troppo tardi, mi devo preparare perché alle tre ho un appuntamento di grandissima importanza…

Ah, sì? Di cosa si tratta?

Devo andare a trovare una bellissima donna, un’attrice francese… nun voglio mica diventà matto!

Non si preoccupi Marchese, per lei non c’è pericolo!

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Al Quirinale c’è grande saggezza

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Al Quirinale c’è grande saggezza


napolitanoIeri il Presidente ha respinto le dimissioni di tre consiglieri laici del Csm, Giuseppe Maria Berruti, Ezia Maccora e Vincenzo Siniscalchi che si erano dimessi per protesta contro il ministro Alfano che aveva parlato di nomine del Csm lottizzate. Napolitano ha difeso il Csm e ha invitato a lasciar perdere questi giudizi trancianti e ha inoltre invitato, come è solito fare, al reciproco rispetto fra politica e magistratura.
Tuttavia c’è un passaggio della nota del Quirinale che farà più rumore. Il Presidente non approva le «contrapposizioni esasperate» ma, aggiunge, bisogna evitare di «interferire nella fase delle decisioni del Parlamento». La frase è molto netta e si presta a molti ragionamenti. Nel recente passato molto spesso il dibattito parlamentare è stato accompagnato da prese di posizione della magistratura che non hanno tenuto conto delle prerogative delle Camere. Spesso è capitato di assistere anche ad interventi che oltre a rappresentare, per usare il linguaggio presidenziale, vere «interferenze», si sono tradotti nel tentativo di «tirare per la giacchetta» il Presidente della Repubblica per spingerlo a respingere, non firmando, le leggi che il Parlamento nella sua sovranità aveva approvato.

Da ultimo è accaduto alla legge sulle intercettazioni telefoniche che Napolitano valuterà, nella sua autonomia, appena il Parlamento avrà licenziato il provvedimento. Lo spirito garantista del Capo dello Stato, oltre che il suo inflessibile attaccamento alle istituzioni, non poteva restare silente di fronte a tentativi di travolgere il corretto rapporto fra i diversi organi dello Stato. Il problema che pone Napolitano non è solo un grande problema politico ma è, con tutta evidenza, anche un problema culturale. Abbiamo alle spalle, e temo anche di fronte a noi, anni in cui il dibattito sulla magistratura ha dato vita a teorizzazioni che poco hanno a che fare con un corretto funzionamento delle istituzioni.

Il continuo scambio fra politica e magistratura indebolisce la stima verso i magistrati dell’opinione pubblica. Appena qualche giorno fa, inoltre, abbiamo letto, in una intervista post elettorale, dell’ex pm di Catanzaro oggi europarlamentare di Di Pietro, Luigi De Magistris, addirittura la definizione della magistratura come di “un potere diffuso” che si dovrebbe contrapporre ad altri poteri. Nasce da qui, da questa estrema politicizzazione della magistratura che esorbita dai propri compiti, la vera malattia italiana.
Ovviamente nessuno di noi deve dare alle parole del Presidente della repubblica un significato diverso dalla lettera del comunicato. Ma questo invito a “non interferire” sull’attività parlamentare mentre essa si volge ha il valore di un severo ammonimento. Finchè la magistratura riterrà che l’intera vita pubblica deve essere soggetta alla propria iniziativa “preventiva” non saremo un paese normale.

Peppino Caldarola per Il Tempo

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Giustizia, Berlusconi va all’attacco

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Giustizia, Berlusconi va all’attacco


silvio-berlusconiQuando andrà a riferire in Parlamento? E soprattutto, lo farà davvero? Due interrogativi che, all’indomani della sfuriata di Berlusconi sul caso Mills, inevitabilmente rimbalzano da una parte all’altra del Palazzo. «Su questa sentenza andrò a riferire in Parlamento. Lì dirò tutto quello che penso di questi giudici», aveva annunciato il premier nella scuola delle fiamme gialle di Coppito. Da qui poi l’interrogativo successivo: quando? Il fatto è che non è per niente sicuro che Berlusconi, alla fine, ci andrà in Parlamento. Anzi. Più passa il tempo e più la cosa sembra improbabile. Tanti i dubbi del premier.

A cominciare da quello di dare, con la sua visita in Parlamento, una ghiotta occasione all’opposizione per mantenere alta l’attenzione pubblica su tutta la vicenda Mills. Non ultimo, il voto imminente del 7 giugno. Per questo, nel Transatlantico di Montecitorio ieri, chi ipotizzava che l’orientamento del Cavaliere sarebbe quello di raccontare la sua verità ai parlamentari, specificava che «lo farà in Senato e non prima delle elezioni». Il premier sembra quindi avere ascoltato il consiglio di quanti temevano che un dibattito parlamentare di questo tipo si trasformasse in aperto scontro tra poteri dello Stato e finisse per distrarre l’opinione pubblica dai contenuti di una battaglia elettorale in cui il governo si presenta forte di molti buoni risultati (dal successo nella crisi dei rifiuti agli interventi post-terremoto e contro la crisi economica).

Il braccio di ferro con la magistratura «politicizzata» però è solo rimandato. Il Cavaliere infatti è sicuro, in base ai sondaggi, che la polarizzazione dello scontro lo favorisca in termini elettorali e comunque sembra deciso a un chiarimento definitivo: come ha detto nell’intervista concessa a Bruno Vespa per il suo ultimo libro, Berlusconi ritiene il giudice Nicoletta Gandus, che ha redatto la sentenza contro Mills, un «dichiarato nemico politico», una militante dell’estrema sinistra che avrebbe abdicato ai suoi doveri di imparzialità pur di colpirlo. A sostegno di questa tesi, il presidente del Consiglio cita una lista di fatti (anche relativi al processo Mills) e la lunghissima serie di processi che ha dovuto affrontare dalla sua «discesa in campo», oltre 100, un «record per tutto il sistema solare» ironizza. È lo stesso ufficio stampa di Palazzo Chigi a diffondere il testo dell’intervista, specificando che sono parole del premier raccolte dallo stesso Vespa nel 2008, quindi in tempi non sospetti e prima della sentenza verso l’avvocato inglese, emessa dal tribunale milanese nello scorso febbraio. A testimonianza di come il pensiero di Berlusconi su tutta questa storia sia sempre stato lo stesso.

Di come il suo desiderio di mettere fine ad una «giustizia che colpisce ad orologeria» ci sia sempre stato. E non solo. Sempre nella chiacchierata con Vespa Berlusconi ricostruisce il suo rapporto con Mills, «uno dei tantissimi avvocati» di cui si serviva all’estero «occasionalmente» la Fininvest, di «non ricordare» di averlo mai conosciuto, di non aver avuto ragione, nè personalmente, nè attraverso le sue società, di versargli i 600.000 dollari contestati dalla magistratura e ricorda, tra l’altro «un aspro contenzioso» fra la Fininvest e Mills «poichè questi si era trattenuto una ingente somma pari a ben 10 miliardi di lire di allora, che non voleva restituire e che poi effettivamente non restituì trattenendosela».

Giancarla Rondinelli per Il Tempo

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