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Un comasco smaschera certa stampa di sinistra

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Un comasco smaschera certa stampa di sinistra


alessandro-nardone-novella-2000Ci voleva un 33enne comasco per smascherare certa stampa di sinistra, finendo sulle pagine di un settimanale nazionalpopolare. Lui è Alessandro Nardone, già consigliere comunale di Como per il Pdl. Un paio di mesi fa ha pubblicato il suo primo romanzo, Ti odio da morire, il titolo, ambientato a Como e con una protagonista femminile bella, spregiudicata e perfida, Sylvie Giustinetti. E appena il libro è uscito l’infaticabile Nardone – ben sapendo che un libro è più o meno come un paio di scarpe: oltre a scriverlo e pubblicarlo bisogna anche farlo vendere – Nardone si è inventato qualcosa per promuoverlo, ossia renderlo più visibile. Prima l’ha messo sotto il naso ai 3047 (a ieri sera) amici che si è conquistato e coccolato su Facebook, quindi nel suo blog ItalianPeople.info ha pubblicato un’intervista alla immaginaria Sylvie. E cosa c’è di meglio per attirare lì attenzione che tirare in mezzo la politica? Così la perfida Sylvie, tra una risposta e l’altra, ha informato che un ministro dell’attuale governo sarebbe stato disposto ad aiutarla nella carriera politica se lei lo avesse sculacciato. In tempi di gossip e pettegolezzi “governativi” come quelli che corrono, immaginatevi l’effetto sortito dalla cosa. La notizia qualche giorno dopo è stata ripresa da “Il Riformista”, quotidiano di sinistra, che l’ha utilizzata in chiave anti Berlusconi: “Santo e puttaniere” il titolo, e accanto una bella fotografia del Premier. Ma non è finita. Perché su Facebook due politici di un certo calibro si sono sentiti in dovere di intervenire: Bobo Craxi per specificare che il politico in questione non era lui; e Francesco Storace per inviare un “Mitica!” all’intervistata. Un consigliere regionale (ma Nardone non vuol far nomi) si è invece fatto vivo con Sylvie per chiederle un appuntamento. Il rotocalco Novella 2000 nel numero in edicola ha raccontato la storia, con tanto di foto di Sylvie – foto non veritiera, naturalmente – e quella di Alessandro Nardone. Al quale vanno i nostri complimenti. E, scommettiamo, non è finita qui.

L’Ordine

Leggi l’intervista di NOVELLA 2000

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Esclusivo// Sylvie Giustinetti perseguitata da un noto politico: “Mi propose una candidatura, voleva che lo sculacciassi”

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Esclusivo// Sylvie Giustinetti perseguitata da un noto politico: “Mi propose una candidatura, voleva che lo sculacciassi”


sylvie-giustinetti-intervistaIn questo caso la premessa è d’obbligo: negli ultimi mesi, tranne in casi sporadici, ho accuratamente evitato di stare dietro alle cosiddette polemiche sulla relazione tra il gossip e la politica, schierandomi nettamente dalla parte di chi crede che ciò che accade sotto le lenzuola sia un fatto che riguardi esclusivamente la sfera privata di una persona, anche quando si tratta di un politico. Però, a mio modestissimo avviso, quella che stiamo per leggere è una questione ben diversa. A voi il giudizio. (FdS)

Stavo lavorando a tutt’altro quando mi chiamò Sylvie. Non so perché ma, di primo acchito, vedendo il suo numero sul display del telefonino mi preoccupai, pensando subito che potesse essere accaduto qualcosa di negativo. In fondo dall’ultima intervista non c’eravamo più sentiti, perché mai avrebbe dovuto chiamarmi? La telefonata fu telegrafica, parlammo giusto il tempo per fissare un appuntamento un’ora dopo in un bar a Cernobbio. C’era qualcosa di molto importante di cui voleva parlarmi.  Dopo il primo quarto d’ora di ritardo cominciai a spazientirmi e, proprio quando mi decisi a chiamarla, mi si materializzò davanti, bellissima ma con gli occhi sempre coperti dai suoi occhialoni neri che, uniti al suo atteggiamento, assumevano la funzione di un vero e proprio muro: quello che le piaceva erigere tra sé ed i suoi interlocutori. Pensandoci bene la sua era una tattica molto intelligente, perché ogni sua concessione, anche la più banale, acquistava un valore incommensurabile.  Confesso che immediatamente dopo questa breve riflessione il mio sguardo cadde sul suo seno, fasciato da un top bianco sotto al quale, ovviamente, non indossava nulla. “Embè? Sei venuto per guardarmi le tette o per sentire cosa ho da dirti?”.

Ehm… scusa, ero sovrappensiero… certo che m’interessa sapere cos’hai da dirmi, altrimenti non sarei qui…

Bene. Vedi, quello di cui sto per parlarti è un argomento molto intimo ed imbarazzante, non solo per me. Per questo motivo me lo sono tenuta dentro per tanto tempo, mesi passati a rimuginare, a distruggermi interiormente perché non avevo il coraggio di parlarne con nessuno. Mi vergognavo, capisci?

Certo, in queste situazioni non avere nessuno con cui sfogarsi puo’ essere devastante.  Però, di solito, questi sono argomenti che si confidano al fidanzato o alla migliore amica, perché hai scelto proprio noi?

Perché la gente deve sapere. Io sono molto sensibile ai temi sociali, m’interesso anche di politica, nel senso che leggo, ascolto… insomma, ho le mie idee e da mesi non si sente altro che parlare di tutte queste voci su fatti che dovrebbero appartenere alla sfera privata… sì, insomma, questo mi far star male, credimi.

Ti credo, ma cosa c’entra con quello che hai da dirmi?

C’entra, perché l’episodio che sto per raccontarti riguarda proprio questo genere di notizie, ed è vero, capisci? Mi è successo ormai qualche tempo fa e non riesco più a liberarmene, è come se fosse un fantasma. Che mi perseguita.

Caspita, adesso mi hai incuriosito, dimmi, cosa ti è successo?

In quel periodo ero a Como, e un giorno ricevo la telefonata di un gallerista di Roma, un mio amico, che di tanto in tanto vende qualcuno dei miei quadri.  Mi disse che un politico molto importante voleva conoscermi perché le mie opere gli erano piaciute parecchio, e aveva intenzione di acquistarne più d’una.

E fino a qui non c’è nulla di strano…

Lo so, ma io per scelta non ho mai incontrato i miei clienti, addirittura non sanno nemmeno come mi chiamo…

Infatti non ho mai visto una tua opera ma, scusa, come fai?

Uso uno pseudonimo, solo alcuni galleristi (tutte persone fidate) sanno chi sono, addirittura alcuni li faccio contattare da terze persone, proprio perché non voglio svelare la mia identità.

Perché tutto questo? In fondo si tratta della tua arte.

Vuoi sapere qual è il problema? Il mio aspetto fisico!

Scusa? Ma se sei di una bellezza disarmante!

Grazie… ehm, ma il punto è che quando mi vedono tutti fanno i lumaconi, e immediatamente ci provano. La mia arte voglio venderla perché piace, non perché chi la compra spera di farsi una scopata con me. Così ho deciso di crearmi uno pseudonimo, che ovviamente non ti dirò, dietro al quale nascondermi. In tanti mi scrivono su Facebook, chiedendomi perché su internet non trovano i miei quadri o la mia rassegna stampa… ecco la risposta.

Non potevi essere più chiara. Ma torniamo al politico…

Questo mio amico mi convince ad incontrarlo perché, a suo dire, oltre a comprare diversi quadri, mi avrebbe aiutata organizzandomi mostre di alto livello, insomma, la cosa era molto interessante, così pensai che valesse la pena fare uno strappo alla regola, e decisi d’incontrarlo.

Interessante, continua…

Fissammo l’appuntamento un paio di giorni dopo, a Roma, in un ristorante molto carino, vicino a Montecitorio. Doveva esserci anche il gallerista ma, appena dieci minuti prima, mi mandò un sms con il quale mi disse che aveva avuto un imprevisto, così mi presentai da sola.  Il politico in questione mi accolse benissimo e…

Senti, però devi dirmi chi è…

Eh eh, questo te lo puoi scordare!

Dai, almeno il partito…

Manco morta!

Va bene, ma qualcosa dovrai pur dirmi! Era uno dei tanti o un politico di livello assoluto?

Uno dei leaders nazionali, di quelli che vediamo a Porta a Porta o a cui i giornali dedicano i loro editoriali.

Però… per caso era un Ministro?

Sì.

E in che periodo l’hai conosciuto?
Senti Francesco, ma te mi ha preso per una cretina? Se ti dico il periodo in cui era Ministro ti ho detto tutto… t’interessa sapere cos’è successo o no?

Sempre il solito caratterino… dai, vai avanti.

Lui fu molto gentile, persona colta, affascinante… così accettai di continuare la conversazione in uno dei suoi appartamenti. Sapevo benissimo dove volesse andare a parare, ma confesso che la cosa non mi dispiaceva affatto, anzi! Durante il tragitto mi disse che per me aveva pensato ad un ruolo di primo piano nell’ambito della cultura, un grande progetto di cui io sarei stata la protagonista assoluta…

Certo, certo… non dirmi che ci hai creduto!

E perché non avrei dovuto? D’altra parte io, oltre ad essere un’artista, ho anche fatto studi specifici, conosco il mio valore, che ti credi? Comunque, lui diceva che l’età e la formazione erano i miei punti di forza, perché in quel momento tutti i partiti volevano puntare su giovani e donne, compreso il suo. Volevano volti nuovi, ed io potevo fare al caso loro.

Ti propose di candidarti?

Anche. Mi disse che se avessi accettato l’incarico nel partito, lo sbocco naturale sarebbe stato un posto in lista alle elezioni…

Ah ah, mi pare ovvio… e tu accettasti?

Assolutamente no! Non subito, almeno. Dimostrai interesse, questo sì, ma stetti attenta a non fami vedere troppo entusiasta, d’altra parte era stato lui a cercarmi, quindi, se davvero mi voleva, doveva sudare per convincermi, ti pare? Una volta a casa sua bevemmo qualcosa e chiacchierammo del più e del meno, fino a quando…

Fino a quando?

Non ci provò spudoratamente.  Ed io ero molto, molto calda… hai capito in che senso, vero?

Ehmm… sì…

Non avevo dubbi. Così mi lasciai andare, nella speranza che lui fosse prestante come sembrava. Ma fu proprio in quel momento che successe  l’inaspettato:  si abbassò i pantaloni e mi chiese di… sì insomma, mi chiese di sculacciarlo…

Scusa?

Sì, voleva essere sculacciato! Mi disse che gli piaceva fare questi “giochini”, come farsi legare e farsi picchiare, mi mostrò anche alcuni “attrezzi”…

E tu?

Io l’ho insultato! Mi sono alzata e gli ho chiesto di riaccompagnarmi subito in albergo, e lui cominciò ad implorarmi di non dire nulla a nessuno, dicendomi che in cambio mi avrebbe dato qualsiasi cosa. Mi faceva talmente schifo che non lo ascoltai nemmeno, presi la mia borsa e uscii sbattendo la porta.

Dev’essere stata un’esperienza umiliante…

Lo è stata, ma non è finita qui, perché la sera stessa cominciò a tempestarmi di telefonate, all’inizio cercava di scusarsi, di fare il gentile, ma poi cominciò a chiedermi cose vomitevoli…

Del tipo?

Voleva che gli dicessi frasi sconce, che gli mandassi mie foto… diceva che se non l’avessi fatto avrebbe fatto in modo di farmela pagare… mi ricattava lo stronzo!

Non ho parole, credimi. Non hai mai pensato di denunciarlo?

Chi, lui? Mi avrebbero presa per una mitomane, e poi chissà da quale telefono mi chiamava, di certo non il suo. Così, per evitare altri problemi, cambiai numero, evidentemente lui capì, perché non si fece più sentire.

Capisco, è davvero molto triste quello che stai dicendo, immagino che tu abbia fatto molta fatica per superare lo shock.

Guarda, io non sono certo una santa, anzi, sono una persona molto disinibita, sessualmente potrei definirmi una libertina. Adoro il sesso e lo faccio senza pormi troppe domande, se un uomo mi piace me lo scopo, mi diverto, e poi amici come prima. Però quella persona riuscì a farmi vivere, per la prima volta, un senso di squallore assoluto. Pensa che per mesi non ne volli sapere di voi uomini…

Beh, adesso non generalizzare, non siamo mica tutti così!

Anche perché, in tal caso, la razza umana si sarebbe estinta da quel dì…

Senti, adesso l’hai superata?

Non del tutto, ma la nostra chiacchierata di oggi mi servirà molto, finalmente mi sono tolta questo peso, e sto già meglio.

Questo mi rende felice, davvero. Sicura di non voler fare  giustizia fino in fondo dicendo il nome del politico?

No, la sua punizione peggiore è guardarsi allo specchio e fare i conti con la sua coscienza e, prima o dopo, questo accadrà.

Bene Sylvie, direi che la nostra chiacchierata puo’ dirsi conclusa e che tu confermi di essere un personaggio sempre più interessante, grazie.

Grazie a te… ah, guarda che se continui così me le consumi…

Cosa?

Le tette, o sei strabico o non hai smesso per un attimo di guardarmele! E poi dici che voi uomini non siete tutti uguali… mah…

Sono costretto a darti ragione però, se ne avessi l’opportunità, stai pur certa che non ti chiederei certo di sculacciarmi, cara Sylvie.

Francesco De Simone

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Governo tecnico, voto, Obama. Un mese di bufale contro Silvio

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Governo tecnico, voto, Obama. Un mese di bufale contro Silvio


bush-welcomes-italian-pm-berlusconiDraghi presidente del Consiglio. Un complotto che arriva dall’estero, i soliti americani. Anzi, amerikani. In combutta con Fini, Tremonti dà una mano, D’Alema è il manovratore. La Chiesa dà il segnale. È mancata la massoneria. Ecco, che fine ha fatto la massoneria? Sempre tirata in ballo quando i governi sono in bilico.

Una settimana dopo il Riformista, altro quotidiano vicino al Pd, rilancia: «L’Onu e l’Europa isolano il governo». Il 21 sul Manifesto Piero Ottone, in un’intervista, rileva: «Contro Berlusconi tutti dovrebbero protestare. Soprattutto i giornali». E infatti i giornali vanno all’attacco. Il 28 sul Riformista spunta per la prima volta in un titolo la locuzione “governo istituzionale”. La tesi è questa: «Il colpo di scena è legato a quando Noemi, o chi per lei, parlerà. Perché qualcuno punterà l’indice: però in cambio di favori. Un’accusa che dai giornali finisce in procura e di fronte all’opinione pubblica». E più avanti si spiegava: «Se riuscissero a disarcionarlo lui, assicurano i suoi, si giocherà la carta dele elezioni anticipate».

Il giorno dopo La Stampa lascia intendere che è in arrivo un’offensiva giudiziaria stavolta sul fronte rifiuti. Si dà conto dello sfogo di Bertolaso sugli interrogatori troppo bruschi e infine l’annuncio: «Da giorni da Roma erano stati lanciati messaggi preoccupanti. Messaggi che lasciavano intendere una certa consapevolezza dell’attività di indagine in corso. Come se ci fosse stata una fuga di notizie pilotata. In questo clima, dunque, si aspettano novità giudiziarie». Poi tocca a Repubblica, ovviamente. Il giornale che più di tutti ha cavalcato la tesi della fine imminente. E il 31 scrive del fatto che nel 1994 alla Casa Bianca, come oggi, c’era un presidente democratico: un concetto che poi sarà costantemente ripreso da altri quotidiani. Arriva giugno e sul quotidiano di Ezio Mauro si legge questa frase di Berlusconi: «Sto per scoppiare».

Subito dopo il voto sempre Repubblica rilancia una nuova tesi: i report dell’ambasciata americana sono negativi per il Cavaliere. Il 14 spunta il fantasma Draghi. Si riferisce: «A Palazzo Chigi sentono da settimane gli echi di un’indiscrezione che circola negli ambienti confindustriali e che indicano nel governatore Draghi il potenziale presidente di un esecutivo tecnico, di salute pubblica, un governo per gestire la crisi». Si fanno notare anche che Pd e Casini difendono Draghi sempre più spesso. Sullo sfondo si parla anche di un ruolo della fondazione di Montezemolo, Italiafutura, presentata proprio ieri. Sia chiaro, tutto ciò avviene anche per l’amplificazione dei politici, si apre un ampio dibattito. Al punto che lo stesso premier deve intervenire per annunciare un piano eversivo in atto per farlo fuori. E D’Alema risponde con le scosse. Spuntano anche i piani segreti di Murdoch d’intesa con De Benedetti. Romanzi. Il tutto condito dall’incontro di Berlusconi con Obama che Repubblica annuncia di essere stato declassato da colazione di lavoro e semplice caffettuccio alla Casa Bianca. E ogni indiscrezione viene amplificata dai giornali stranieri che moltiplicano gli effetti. Bevendosi qualunque voce riportata dai giornali italiani senza alcuna verifica come quella scritta dall’Espresso di un Gianni Letta che avrebbe preso le distanze dal Cavaliere e copiata pari pari dal Sunday Times.

È un sistema che si autoalimenta. Politici che spifferano o che inventano tesi, i giornali le riportano, altri politici le leggono e le arricchiscono di nuovi particolari in un circolo vizioso autoreferenziale e senza fine. E così, fantasie diventano realtà. Almeno sulla carta. Berlusconi ne è stato in mezzo e al centro. Ha scelto di non leggere più i giornali salvo le cose indispensabili. Un modo per esorcizzare anche se nemmeno lui può escludere che qualcuna di quelle indiscrezioni si possa avverare. Magari dopo il G8.

Fabrizio Dell’Orefice per Il Tempo

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Berlusconi non molla: “Avanti col programma”

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Berlusconi non molla: “Avanti col programma”


ITALY RIGHT TO DIE«Ma basta, ma basta!». Il drappello di ammiratori irriducibili aspetta Silvio Berlusconi davanti al seggio e gli fa da scudo umano. Si irritano molto più loro del premier quando i cronisti provano a interrogarlo sui destini della casa in Sardegna che ha fatto da sfondo a fotografie e pettegolezzi. Presidente, vende villa Certosa? «No». Vuole replicare? Lui si sottrae e sembra più annoiato che infastidito, mentre la gente si arrabbia (con i giornalisti). Taglia corto: «Sono tutte cose che non vale la pena né di leggere né di commentare».
Una signora mostra solidarietà: «Tenga duro». Berlusconi sfoggia sicurezza: «Perché non dovrei tener duro?».

Arriva un’altra domanda. Ha bisogno di una first lady come Carla Bruni, l’italienne che ha sposato il presidente francese Nicolas Sarkozy? Il suggerimento è nientemeno che del finanziere Tarak Ben Ammar, rilanciato da un’intervista sulla prima pagina del Corriere della sera. «Ha visto che titoli, è pazzesco…». Tra la folla una donna gli dà del «puttaniere» e si lamenta delle «zoccole», un’altra lo chiama «papi», un signore chiede di aumentare le pensioni.

Contestazioni isolate messe a tacere dai sostenitori che si avvicinano per stringergli la mano, farsi fotografare, baciarlo. Qualcuno grida: «Presidente vai avanti, non dare retta alla Repubblica delle banane!».
Fin qui l’attualità tra vita privata e gossip, il tipo di argomenti che il presidente del consiglio vuole far annegare nell’indifferenza. Berlusconi ritira tutte le schede, quella per il ballottaggio alla Provincia di Milano e i tre quesiti del referendum.

Con gli elettori che lo prendono d’assedio fuori dalla scuola di via Scrosati parla di politica: «Penso proprio che vinceremo noi». Annuncia una stagione di grande attività dell’esecutivo: «Adesso facciamo un incontro in cui mettiamo giù il programma di governo del prossimo anno. Ho una squadra di ministri bravissimi. Sarà un programma assolutamente concreto, che rispetterà quel che ho promesso agli elettori».

Non nasconde le difficoltà: «Il programma è tutto da realizzare. Ci sono cose impossibili perché abbiamo ricevuto un’eredità pesante. Quando uno ha il centodieci per cento del Pil come debito, è molto difficile». Rivendica: «Finora abbiamo fatto un sacco di cose, anche se siamo stati impegnati con il terremoto, i rifiuti, l’Alitalia, la riforma del processo civile, adesso riformeremo il penale».

Si discute di legge elettorale e forme di governo. Presidenzialismo? Berlusconi non nasconde che gli piacerebbe ma spiega che per toccare le regole condivise è necessaria una maggioranza molto ampia: «Le riforme che si possono fare sono quelle mediamente accettate da tutti, altrimenti uno fa una violenza rispetto agli altri, anche se avremmo i numeri per farle. Quando si fa una riforma importante, bisogna che la maggioranza del Paese sia decisa in quella direzione». Si sfoga per quelli che ritiene limiti alla sua possibilità di operare: «Io non ho nessun potere. Non sono un capo dei ministri, ma un primus inter pares, non nomino i ministri né li dismetto. Mentre il capo dello Stato li chiama e loro vanno da lui quando vuole e come vuole, io non avrei nemmeno questo potere. Quindi tutto ciò che ottengo dai ministri risiede nella mia personale autorevolezza».
Vent’anni di fascismo sono stati la premessa alla Costituzione.

«Allora a questo punto che cosa hanno detto giustamente i padri costituenti? Tutto il potere lo diamo al Parlamento e non lo lasciamo al governo». Oggi, però, aggiunge Berlusconi, è arrivato il momento di cambiare: «Sono convinto che si dovrebbe fare la modifica, che avevamo già realizzato, di concedere al presidente del Consiglio il potere di nominare e dismettere i ministri». Conclude: «Non è logico che in una squadra, se uno non funziona non possa essere sostituito».

Sabrina Cottone per Il Giornale

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“A rischio la fiducia nella politica”

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“A rischio la fiducia nella politica”


fini-cameraDal futuro del parlamentarismo in Italia e in Germania a Patrizia D’Addario il passo non è certo breve. E infatti, quando a Gianfranco Fini viene chiesto di dire la sua sulle inchieste baresi, la risposta immediata è: «È una domanda che non c’entra assolutamente niente con quello di cui abbiamo discusso». Poi, però, aggiunge: «Ma non ho difficoltà a rispondere». Così, dopo aver dissertato di alta politica, il presidente della Camera si trova a dover dire la sua sul «terremoto» che, da Bari, potrebbe far crollare Palazzo Chigi. E non sono parole dolci. «Non credo – spiega – ci sia un rischio di instabilità per il governo, invece c’è un rischio di minore fiducia verso la politica e le istituzioni, cioè il fondamento della democrazia».

In realtà Fini, che ha alla sua sinistra il presidente del Bundestag Norbert Lammert, non cita direttamente le inchieste di Bari sulle ragazze squillo, né parla del coinvolgimento di Silvio Berlusconi. Eppure nelle sue parole non sembra esserci il minimo accenno a una difesa del premier. E a chi gli chiede cosa si possa fare per uscire dalla situazione ed evitare il rischio di una perdita di fiducia dei cittadini verso la politica, risponde sottolineando la necessità di riforme condivise: «Se si parte dal presupposto che le istituzioni sono di tutti, sarebbe opportuno evitare la via delle modifiche a maggioranza e seguire invece la via delle riforme condivise. Bisogna evitare, insomma, che ognuno si faccia la propria riforma».

Anche nel suo intervento al convegno, Fini non risparmia stoccate indirette a Berlusconi, respingendo l’idea, espressa più volte dal Cavaliere, di un Parlamento inefficiente che ostacola la rapidità delle decisioni. «Una democrazia impotente e inefficace – sottolinea – alla lunga genera disillusione, scontento, finisce per alimentare progetti bonapartisti o cesaristi di delegittimazione del Parlamento inteso come luogo che rallenta le decisioni». Il presidente della Camera indica anche una via per contrastare «le pulsioni antiparlamentari»: far diventare il Parlamento «la casa di tutti» e favorire la partecipazione. Le Camere, lungi dallo sparire, devono rafforzare i propri compiti di controllo meticoloso sulle decisioni del governo e di indirizzo delle scelte necessarie al Paese. Ma soprattutto, sottolinea, il Parlamento deve essere il luogo di «reciproco accreditamento» delle forze politiche, in cui prevale «lo sforzo del dialogo e del confronto civile fra le diverse istanze, anche confliggenti». In questo senso, le Camere possono avere «una funzione pedagogica di educazione della società al senso civico e al patriottismo costituzionale».

Ciliegina sulla torta, l’appello ad andare a votare al referendum, anch’esso in contrasto con Berlusconi (che voterà sì ma, dopo i risultati delle europee, ha rafforzato l’asse con Umberto Bossi e ha accantonato la battaglia referendaria). «Credo che sia opportuno – incalza – utilizzare tutti gli strumenti che la Costituzione mette a disposizione dei cittadini. Non bisogna dunque perdere l’occasione di andare a votare al referendum, indipendentemente dal fatto se il voto sarà un sì o un no. È un modo per far sentire la propria voce ai palazzi della politica. Rinunciare a farlo significa rinunciare a una importante modalità per riavvicinare cittadini e politica».

Il Tempo

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Un voto contro il gossip

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Un voto contro il gossip


franceschini-appanzatoL’indifferenza o, se preferite, la diffidenza di moltissimi italiani per l’eventualità del voto era comprensibile. Direi perfino che era inevitabile. Il Paese – con tutti noi che ci viviamo – si lascia alle spalle una campagna elettorale sempre miserevole per i toni, a volte spregevole per i contenuti, intossicata dal pettegolezzo e, in scia ad esso, dai rituali avvisi di garanzia. Non bastasse questo per disamorare i cittadini, bisogna aggiungere che l’appello alle urne riguarda principalmente un’istituzione – il Parlamento europeo – che la maggioranza degli italiani ritiene, a torto o a ragione, ornamentale e costosa, ed enti locali, le Province, che la maggioranza degli italiani ritiene del tutto inutili.

Eppure, nonostante queste premesse scoraggianti, il voto cui siamo chiamati è importante, se non decisivo. Ritengo, molto sintetizzando e semplificando, che esso debba segnare e solennizzare il ritorno dell’Italia alla politica. Che debba essere un forte richiamo ai professionisti del Palazzo perché nel Palazzo facciano ciò che per il bene del Paese debbono fare – e per cui sono stati issati o saranno issati a incarichi di responsabilità -anziché cimentarsi in narrazioni e insinuazioni d’alcova. L’Italia ha un gran bisogno di ritrovare, dopo la sbornia pettegola emaligna delle ultime settimane, la sua identità di grande nazione moderna. La crisi economica e gli altri problemi da cui siamo assillati rendono urgente il recupero della serietà.

Le urne offrono agli italiani lo strumento con cui gridare a chi governa e a chi fa opposizione concetti molto semplici. Siamo stanchi di voci pruriginose su Villa Certosa e dintorni. Ci siamo divertiti abbastanza, ammesso che ci siamo divertiti. È venuta l’ora d’occuparsi d’altro. Per esempio del costo della vita, della disoccupazione, delle infrastrutture, della spazzatura. Di Milano sporca e, se volete, anche dell’Expo. Da queste e da altre analoghe cose dipende il nostro avvenire, non dalla Noemi-story. Alla quale, tuttavia, gli avversari di Berlusconi rimangono aggrappati con la tenacia della disperazione. Considerandola l’unica vera arma contro il Cavaliere. Il quale, al contrario, usa in questo momento il linguaggio concreto di chi deve governare la nave mentre infuriaunagrantempesta – nel mondo, non a Casoria – e vara contromisure, prepara progetti, fa del suo meglio, con tutte le possibilità d’errore delle decisioni umane.

Berlusconi non è infallibile, qualche suo atteggiamento è stato discutibile. Ma in questo frangente offre all’Italia un ancoraggio politicamente e ideologicamente solido. Ha in Parlamento una maggioranza ampia e dal punto di vista dei numeri non deve temere insidie. Peraltro una massiccia attestazione di fiducia e di consenso degli elettori è, oggi come oggi, preziosissima. Può operare una cesura precisa e genuinamente democratica tra la brutta e speriamo breve stagione del gossip e una futura stagione in cui la realtà faccia premio sulle chiacchiere. Personalmente non mi auguro che l’opposizione esca annientata e sminuzzata da questa prova. C’è bisogno di contraddittori leali, in democrazia. Auspico tuttavia che dalle elezioni l’opposizione esca rinsavita. Che le elezioni siano per Franceschini & C. un vaccino contro il mal di Veronica.

Mario Cervi per Il Giornale

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Berlusconi sott’assedio

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Berlusconi sott’assedio


silvio-22Pochi punti ma quel che importa, ragionano a Palazzo Grazioli, è aver invertito il trend. Dal punto di vista del flusso vuol dire tanto. Vuol dire che l’effetto Noemi è finito. Nello staff del Cavaliere questo dato viene analizzato in questo modo: gli italiani cominciano a distinguere. Da un lato il voyeurismo, il gossip, insomma il reality che tutti vogliono vedere. Dall’altro il governo del Paese, che conta di più nell’urna. Tutto ciò dovrebbe dunque tranquillizzare il premier. Ma non è così. Perché anche lui si aspetta qualcosa di nuovo, a metà della prossima settimana. Al punto che nemmeno la chiusura della campagna elettorale a Milano con Umberto Bossi giovedì è data per certa. Poi c’è il capitolo Napoli. Anche qui si parla di arresti. Per un alto funzionario e per un esponente del centrodestra molto in vista. Forse sarebbe implicato anche un membro del governo. Tutto sarebbe fermo in vista delle elezioni. Quindi scatterà tutto prima del G8 di luglio. E proviene dalla Procura, quella del capoluogo partenopeo, nella quale proprio l’anno scorso, in occasione dell’approvazione del decreto rifiuti, sì, vero, è una brutta espressione. Ma almeno è efficace. Siamo al giro di voci incontrollate, ormai anche nell’entourage del premier si attende una sortita di qualche procura. L’ultima indiscrezione è di una inchiesta già aperta. Forse anche più d’una. Si parla anche di un filone di indagine su droga. Di un faldone in cui ci sarebbero anche intercettazioni ambientali in cui si parla di Certosa, Villa Certosa, o qualcosa del genere. Siamo all’impazzimento, si tratta di notizie. Anzi, nemmeno notizie. Sono voci, indiscrezioni incontrollate. Quello che conta non è ciò che vero e ciò che non lo è. Ciò che conta è il clima che si è instaurato.

Berlusconi si sente sotto assedio. È lì a parare colpi, missili che possono arrivare da ogni parte. L’unica cosa che lo sta tirando su di morale in queste ore sono i sondaggi. Che lo darebbero in ripresa. Risale il Pdl e risale anche la sua fiducia personale. Pochi punti ma quel che importa, ragionano a Palazzo Grazioli, è aver invertito il trend. Dal punto di vista del flusso vuol dire tanto. Vuol dire che l’effetto Noemi è finito. Nello staff del Cavaliere questo dato viene analizzato in questo modo: gli italiani cominciano a distinguere.

Da un lato il voyeurismo, il gossip, insomma il reality che tutti vogliono vedere. Dall’altro il governo del Paese, che conta di più nell’urna. Tutto ciò dovrebbe dunque tranquillizzare il premier. Ma non è così. Perché anche lui si aspetta qualcosa di nuovo, a metà della prossima settimana. Al punto che nemmeno la chiusura della campagna elettorale a Milano con Umberto Bossi giovedì è data per certa. Poi c’è il capitolo Napoli. Anche qui si parla di arresti. Per un alto funzionario e per un esponente del centrodestra molto in vista. Forse sarebbe implicato anche un membro del governo. Tutto sarebbe fermo in vista delle elezioni. Quindi scatterà tutto prima del G8 di luglio. E proviene dalla Procura, quella del capoluogo partenopeo, nella quale proprio l’anno scorso, in occasione dell’approvazione del decreto rifiuti, una cinquantina di magistrati firmarono un documento dichiarandolo incostituzionale. In questo clima è caccia alle amiche di Noemi, a quelle che hanno partecipato alla festa di Capodanno nella villa del Cavaliere. E alle altre, quelle che hanno partecipato al party.

Nel mirino c’è una certa Roberta, che volò con la fanciulla di Portici, in Sardegna a casa del premier. La cacca è pronta, si attende solo che venga azionato il ventilatore. O forse è già stato messo in moto. La novità di ieri riguarda delle foto. Che sono state sequestrate dalla Procura di Roma. Centinaia di foto scattate lo scorso capodanno a Villa Certosa, proprio durante quella festa. Il sequestro è stato ordinato dal procuratore Giovanni Ferrara e dal pm Simona Maisto che hanno iscritto sul registro degli indagati per violazione della privacy e tentata truffa il fotografo Antonello Zappadu. È l’autore degli scatti e di un altro servizio relativo anche alla festa di Capodanno dell’anno prima. Sarebbero ritratte molte ragazze, tra queste alcune anche in topless. Lo stesso fotografo ha chiarito subito che consegnerà ai carabinieri a Cagliari le foto in questione: «Credo siano 200-300 e non 700, che è invece il numero più o meno degli scatti, molti dei quali poi cancellati».

«La prima serie, su cui mi sembra di capire si accentra l’inchiesta, riguardano Villa Certosa e i volti di tutte le persone, tranne quella del premier, sono stati alterati da pixel – ha detto Zappadu – Tra queste immagini vi sono alcune che ritraggono presenze che, a me, sono parse di minorenni». «La seconda serie – ha proseguito – attiene a immagini scattate all’aeroporto Costa Smeralda. Sono foto di persone, ospiti del presidente del Consiglio, che scendono da aerei dell’aeronautica militare, tra di essi c’è il cantante Apicella». «L’ultima serie riguarda foto scattate nella zona di un residence, il Country di Porto Rotondo, e ritrae – ha detto Zappadu – diverse ospiti di Berlusconi, alcune in bikini e topless. Anche in questo caso sono ricorso al pixel per cancellare i visi e renderle irriconoscibili». A chiedere l’intervento era stato l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, il quale poi smentirà anche le dichiarazioni di Zappadu: «Gli unici minorenni erano i figli del premier ceco». In particolare i sospetti sarebbero scattati in base a una mail che il fotografo avrebbe mandato a Panorama, proponendo l’acquisto delle foto per oltre un milione di euro. Nel testo Zappadu avrebbe dichiarato che aveva in corso una trattativa con un altro settimanale, Gente, che a verifica si sarebbe rivelata un bluff. Il procuratore Ferrara ha anche smentito l’indiscrezione secondo la quale sembra sia stato aperto un fascicolo sulle frasi di Veronica Lario, moglie del premier, la quale aveva affermato che il marito «frequenta le minorenni».

A Piazzale Clodio, ha spiegato Ferrara, sono giunte «alcune mail anonime». «Si tratta di anonimi – ha spiegato il procuratore Ferrara – che come noto non vengono presi in considerazione». Una smentita, però, visto che lascia aperta l’ipotesi che nel caso in cui venisse depositata una denuncia, la Procura potrebbe intervenire visto che il procuratore non ha affermato che, a leggere le frasi di Veronica, egli non ravvisa notitiae criminis. In questo clima Il Giornale ha pubblicato altre foto. Viene ritratto Gino Flaminio, l’ex di Noemi e teste chiave di Repubblica nell’inchiesta contro il premier, mentre viene pagato cinquecento euro «per il disturbo». Dopo aver dichiarato di aver incassato quasi diecimila euro invece per un’altra intervista, a Novella 2000.

Quello che si vede è un clima da terrore con deputati impegnati nella campagna elettorale e che chiamano i giornali per sapere se tra un comizio e l’altro il governo è ancora in piedi. C’è già chi favoleggia governi istituzionali e premier di riserva che si preparano. Gianni Letta da giorni sta chiamando i massimi vertici istiuzionali per informarli della situazione. Una implicita richiesta di prudenza perché la tenuta delle istituzioni sembra davvero a rischio. Soprattutto in queste ore. Basterà?

Fabrizio Dell’Orefice per Il Tempo

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La lettera di Franceschini: “E’ stato il Cavaliere a infilarsi in un vicolo cieco”

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La lettera di Franceschini: “E’ stato il Cavaliere a infilarsi in un vicolo cieco”


franceschini-15-03-09-0131) Mi sembra una ricostruzione un po’ caricaturale del rapporto tra la Dc e il Pci. Polemica politica, conflitto non hanno mai impedito ai due partiti di condividere principi istituzionali. Il paragone mi appare, dunque, infondato, sia dal punto di vista storico che politico. Quanto allo stile di vita ognuno può giudicare quale differenza vi sia tra Berlusconi, Andreotti e Moro.

2) «Il Giornale» continua a fare confusione, io non ho mai mosso un rilievo di carattere etico sui comportamenti personali del presidente del Consiglio, bensì un rilievo politico ai silenzi e alle omissioni che finora ci sono stati. Quanto al Vangelo non lo tirerei in ballo in polemiche come queste: lì ci sono parole che devono illuminare le coscienze di tutti. Sicuramente il dovere della verità. Sempre.

3) L’espressione usata da Giuliano Ferrara è intrigante ma non vera. Le «bugie bianche» di cui lui parla non sono poi così bianche mentre sono certamente bugie. È dall’inizio di questa vicenda che Berlusconi dà versioni di comodo e contraddittorie e poi le cambia per cercare di uscire da vicoli ciechi in cui lui stesso si è cacciato. Risponda una volta per tutte alle domande senza cercare scorciatoie. Per altro nessuno di noi ha mai parlato di impeachment e ho anche spiegato che questa vicenda non può essere oggetto di atti parlamentari.

4) Non sono stato io e nessuno del Pd a usare le espressioni che il «Giornale» mi attribuisce. La domanda la rivolga a chi le ha usate…

5) – 6) Una risposta per due domande. Noi democratici non facciamo nessuna campagna. Chiediamo solo trasparenza a chi ricopre la più alta carica di governo. Nell’interesse delle istituzioni, degli italiani (anche di quelli che votano per il centrodestra) e della credibilità del nostro Paese nel mondo. Del resto se persone così diverse tra loro come Di Pietro ed Emma Bonino sollevano i nostri stessi dubbi vorrà proprio dire che non si tratta né di giustizialismo né di moralismo.

7) Il gossip non c’entra e io non lo inseguo. Il problema è molto serio e riguarda il modo di intendere e di vivere il potere. Potrei far notare che la questione è stata sollevata da una fondazione vicina alla destra. E potrei anche aggiungere, come è stato autorevolmente osservato, che si tratta di un tema che ha molto a che fare con quella che chiamiamo emergenza educativa, con i modelli che proponiamo ai giovani. Ma mi lasci dire un’altra cosa: io passo il mio tempo a parlare di problemi reali del Paese. Ho proposto un assegno per chi perde il lavoro anche se è un precario, ho chiesto l’election day per destinare i soldi risparmiati alle forze di polizia, ho chiesto una tassa di solidarietà ai più ricchi (cominciando dai parlamentari) per aiutare i più poveri, ho proposto di sostenere 100mila giovani meridionali alla ricerca di lavoro. Il vostro giornale ha mai dedicato una riga a tutto ciò? E il governo si è limitato a votare no in Parlamento. Ecco un po’ di cose concrete.

8) Non ho mai parlato né della famiglia Letizia, né di camorra, relativamente a questa storia, né di brillantina. Quanto alla pacchianeria ognuno ha i suoi gusti.

9) Me lo chiedo e penso sia vittima di una situazione più grande di lei. Io non ho mai detto una parola su questa ragazza appena diciottenne, non ho mai pronunciato in pubblico neppure il suo nome.

10) Non ho mai cambiato idea: continuo a non occuparmi dei problemi personali del premier e anzi mi dispiace che coprano il confronto pubblico sui problemi della crisi. Ma è Berlusconi ad aver cancellato il confine tra privato e pubblico, facendo di questa scelta una sua cifra distintiva e uno strumento con il quale costruire consenso. E oggi finisce prigioniero di questa scelta. Quanto alla domanda fuori sacco mi lasci dire che non c’è niente di più serio, me lo lasci dire, della credibilità e della autorevolezza delle istituzioni e delle persone che le guidano.

Dario Franceschini al Giornale

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