Tag Archive | "intervista"

Alessandro Nardone intervistato per il quotidiano ROMA di Napoli

Tags: , , , , , , , , , , ,

Alessandro Nardone intervistato per il quotidiano ROMA di Napoli


  • Share/Bookmark

Posted in CulturaCommenti disabilitati

Esclusivo// ItalianPeople intervista il Marchese del Grillo: “Oggi c’è troppa ipocrisia”

Tags: , , , , , , , ,

Esclusivo// ItalianPeople intervista il Marchese del Grillo: “Oggi c’è troppa ipocrisia”


marchese del grilloEra ormai mezzogiorno passato e, a Roma, non si sentiva volare una mosca. Arrivato sotto la maestosa abitazione del Marchese venne ad accogliermi Ricciotto, il suo fedele collaboratore: “Shhh… parlate sottovoce, non s’è ancora svegliato!”, mi sussurrò appena, portandosi l’indice al naso. Gli risposi di si con un cenno della testa e mi accomodai su di una bellissima poltrona in una delle innumerevoli stanze di quella meravigliosa villa situata nel cuore della Capitale. I minuti scorrevano ma, del Marchese, nemmeno l’ombra. L’attesa era lunga e, complici la stanchezza accumulata la notte prima e la comodità di quella poltrona, gli occhi mi si chiusero e finii per addormentarmi. “S’è svejatoooooooooo!”. Quell’urlo mi svegliò di soprassalto, ma che succedeva? Nemmeno il tempo di strofinarmi gli occhi che Ricciotto entrò nella stanza: “Il Marchese si è svegliato, l’aspetta nella sua stanza per fare colazione con lei, venga, mi segua”. Percorremmo il lunghissimo corridoio che portava alla stanza da letto del Marchese, una volta entrato, Ricciotto, aprì le tende permettendo, così, alla luce del sole di fare il suo ingresso. “Te devi essere lo scribacchino che m’ha chiesto appuntamento, viè qua e mettite a sede che adesso ci servono la colazione”. Mi disse il Marchese, ancora coricato nel suo letto a baldacchino. “Sì, esatto, sono io il… giornalista… posso sedermi qui?”, gli domandai, indicando una sedia di fianco al letto. “No, lì no, che sei matto?”, esclamò facendomi fare un salto di mezzo metro. “Ahahah… ma certo che ti puoi sedere, te stavo a pijà pe ‘r culo… ehm… in giro. Dimmi un po’, cos’è che vorresti scrivere su di me?”. “Beh, Eccellenza – gli risposi sommessamente - vorrei farle un’intervista per un sito internet…”. Dopo avermi ascoltato si rivolse a Ricciotto: “Ricciò, ma non è che questo me stà a pijà pe ‘r culo? Ma che è sto coso, come se chiama? Sito de interni… non sarà mica qualche cosa di clandestino, magari contro lo Stato Pontificio? Sai, col Papa c’ho già abbastanza problemi.“. “No Eccellenza – lo tranquillizzai – diciamo che è un giornale che puo’ leggere chiunque, in tutto il mondo…”. Il Marchese cercò, senza però trovarla, una conferma nello sguardo del suo collaboratore allora, mentre si serviva la colazione, mi fece un cenno con la mano. “Va bene, sei giovane e te voglio dà fiducia, ma se me combini qualche cazzata finisci dritto dritto in galera! Cominciamo.”. Dopo quelle sue parole feci un lungo sospiro, cercando di rilassarmi e di fare mente locale per partire con il piede giusto.

Eccellenza…

Ma quale Eccellenza, questa è una cosa per i giovani, no? Allora chiamami Marchese…

Certo signor Marchese. Ha mai pensato di sposarsi?

Eh? Ma sei matto? Mica me vado a mette n’estranea in casa!

No, non sono matto, è che con questa intervista vorrei dare alla gente la possibilità di conoscere il suo aspetto più umano, insomma vorrei che parlassimo di Onofrio del Grillo…

Ah ah ah… questo invece mi piace, bravo! Vedi, nonostante io non sia più un ragazzino penso solo a godermi la vita, a divertirmi…

Eh già, questo lo sappiamo bene, lei è celebre per i suoi scherzi!

Lo so, ne faccio tanti. Ma non sono mai banali, hanno sempre una morale per chi li subisce, sai?

Ad esempio?

L’altra settimana corruppi giudici ed avvocati per far condannare un povero falegname, Aronne Biperno, a cui non avevo pagato il conto di alcune riparazioni. Dopo la sua condanna feci suonare a lutto tutte le campane di Roma… lo sai perché?

Beh, certo, per dimostrare che la giustizia era morta!

Bravo! Ammazza, mica te ce facevo così, bravo! Sì, insomma volevo lanciare un forte segnale a tutti, compreso il Santo Padre, perché capissero quanto la nostra società fosse ingiusta nei confronti dei più deboli.

Direi che ci è proprio riuscito! Sa, in questo periodo la giustizia è tornata di estrema attualità…

Ah sì, e perché?

Diciamo che è una lotta tra poteri, quello politico e quello della giustizia.

Male, quando si crea competizione tra i diversi poteri dello Stato allora vuoi dire che c’è qualcosa che non và, per come la vedo io i giudici si dovrebbero preoccupare dei processi e non di politica altrimenti, per dirla terra terra… nun ce se ce capisce più un cazzo! Sono stato chiaro?

Direi di sì!

Bene.

Marchese, lei è un uomo pubblico ed è famosissimo per essere un vero e proprio sciupa femmine. Ho fatto questa premessa perché un altro argomento di estrema attualità è diventato proprio questo, la vita privata dei politici. Lei trova che sia giusto valutare un uomo di Stato per quello che fa tra le lenzuola?

Ma che è sta stronzata? Un uomo di Stato deve essere valutato per come svolge il suo compito, per come serve il suo popolo. Putroppo da noi c’è tanta ipocrisia: sai quanti de giorno fanno i bacchettoni e de notte se lo vanno a pijà ‘nder cul…

…ehm, Marchese, è stato chiarissimo.

Eh certo, ma ste cose bisogna avere il coraggio di dirle. E poi scusa, che c’è di male se un uomo che c’ha mille responsabilità ogni tanto se vò annà a fa ‘na scopata? Uno ogni tanto se dovrà pure divertì, altrimenti impazzisce! A proposito, che ore sò?

Quasi le due Marchese…

Ahhhh… ma che sei matto? S’è fatto troppo tardi, mi devo preparare perché alle tre ho un appuntamento di grandissima importanza…

Ah, sì? Di cosa si tratta?

Devo andare a trovare una bellissima donna, un’attrice francese… nun voglio mica diventà matto!

Non si preoccupi Marchese, per lei non c’è pericolo!

  • Share/Bookmark

Posted in Cosa direbbero?, Scienza, SportComments (1)

Esclusivo// Caso Avvenire e libertà di stampa: 10 domande a Massimo D’Alema

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Esclusivo// Caso Avvenire e libertà di stampa: 10 domande a Massimo D’Alema


10-domande-a-massimodalemaHo seguito con molta attenzione la vicenda che ha portato alle dimissioni l’ormai ex Direttore de L’Avvenire, Dino Boffo. Inutile dire che ho apprezzato moltissimo l’ennesima dimostrazione di coraggio da parte del Direttore Feltri e del suo Condirettore Sallusti che si sono presi la briga di pubblicare una notizia che, evidentemente, da tutti gli altri era ritenuta scomoda, troppo scomoda. Tant’è che la sua divulgazione ha scatenato un vero e proprio putiferio. Sì, perché stavolta i mestieranti della morale sono stati letteralmente smascherati e, quindi, colpiti nel vivo. Schiumano rabbia da tutti i pori, e c’è da capirli: scoperchiando il pentolone nel quale da anni rimestavano i trascorsi giudiziari di Boffo, Il Giornale ha dimostrato che questi signori non sono in possesso di alcun titolo per pontificare sui presunti (e sottolineo presunti) difetti morali di Berlusconi. Ma c’è chi non si da per vinto e, nonostante la palese evidenza dei fatti, si ostina a mistificare la realtà, sbraitando scompostamente che il Presidente Berlusconi, difendendosi dai continui e pretestuosi attacchi alla sua persona, stia attentando nientepopodimeno che alla “libertà di stampa”. Uno di questi è l’uomo di maggior peso politico all’interno del PD, Massimo D’Alema che ieri, in un’intervista al CorSera ha affrontato l’argomento esordendo così: “Si è creata una situazione pesante e allarmante: l’episodio del direttore dell’Avvenire segna uno spartiacque: un qualsiasi giornalista che abbia una notizia imbarazzante o fastidiosa per il presidente del Consiglio sa che da oggi in poi, se la pubblica, è a rischio di pesanti ritorsioni. Al fondo di questa barbarie c’è l’anomalìa italiana”. A questo punto, visto che nell’ultimo periodo va anche di moda, dal nostro piccolo ed insignificante sito internet chiediamo all’Onorevole D’Alema di chiarirci ulteriormente le idee, ponendogli dieci domande, semplici semplici:

1 Onorevole D’Alema, non ritiene che il Dottor Boffo non avrebbe avuto nulla da temere se avesse avuto la fedina penale pulita?

2 Onorevole D’Alema, puo’ affermare, senza timore di essere smentito, che la documentazione pubblicata da Il Giornale sia falsa e che ci troviamo, quindi, effettivamente di fronte ad una “patacca”, come scritto dalla maggior parte degli organi di stampa a Voi notoriamente vicini?

3 Onorevole D’Alema, una volta verificata l’autenticità di tale documentazione e considerata l’entità e la tipologia del reato per cui il Tribunale di Terni lo ha condannato, trova deontologicamente e culturalmente corretto che il Dottor Boffo abbia espresso, dalle colonne del suo giornale, giudizi morali nei confronti del Presidente del Consiglio per fatti attinenti alla sua sfera privata?

4 Onorevole D’Alema, per quale motivo Il Giornale non avrebbe dovuto pubblicare la notizia?

5 Onorevole D’Alema, non crede che affermare, come fa Lei, che Il Giornale non avrebbe dovuto pubblicare una notizia (per altro documentata) costituisca, di fatto, una limitazione della libertà di stampa?

6 Onorevole D’Alema, perché commentando la pubblicazione di atti giudiziari come la condanna di Boffo parla di “episodio allarmante” e, invece, ritiene “un problema vero” i pettegolezzi con i quali, da mesi, gli organi di stampa notoriamente a Lei vicini tentano di screditare il Presidente del Consiglio?

7 Onorevole D’Alema, in merito alle inchieste in cui è stato coinvolto il Suo partito in Puglia ha tentato di minimizzare affermando: “ho l’impressione che vi sia una grande esagerazione. Almeno nei titoli di alcuni giornali”. Ora, perché quando il Presidente Berlusconi si difende da attacchi giornalistici basati non su atti giudiziari, ma sul cosiddetto gossip, lo accusate di voler attentare alla libertà di stampa?

8 Onorevole D’Alema, non le sembra di usare due pesi e due misure attaccando gli organi di stampa quando si occupano di notizie che, oltretutto, si basano su atti giudiziari e non su semplici pettegolezzi, che riguardano il suo partito?

9 Onorevole D’Alema, per avvalorare la Sua tesi secondo cui il Presidente Berlusconi, con le querele, starebbe attentando alla libertà di stampa, ha dichiarato che: “quando sono diventato presidente del Consiglio ho rimesso tutte le querele”. Ci permettiamo, però, di farle notare che la sua nota querela al vignettista Giorgio Forattini (per la quale perse il posto a La Repubblica ed a cui, non contento, chiese un risarcimento di 3 miliardi delle vecchie lire) risale all’ottobre del 1999, quando Lei rivestiva la carica di Presidente del Consiglio e giudicò una vignetta: “Gravemente lesiva della mia reputazione”. Ora, pur tenendo conto che dopo qualche tempo ritirò la querela, non pensa che il comportamento che ha tenuto in quella circostanza non le conferisca alcun titolo per poter dichiarare, riferendosi al caso Avvenire: “Un qualsiasi giornalista che abbia una notizia imbarazzante o fastidiosa per il presidente del Consiglio sa che da oggi in poi, se la pubblica, è a rischio di pesanti ritorsioni”?

10 Onorevole D’Alema, il 18 luglio scorso, il quotidiano Il Riformista riprese una nostra finta intervista nella quale un personaggio di fantasia dichiarava che: “un noto politico mi propose di candidarmi, in cambio voleva essere sculacciato”, inserendola in un articolo intitolato “Santo e puttaniere”, ovviamente riferito al Presidente Berlusconi. Non crede che il fatto di manipolare a proprio uso e consumo e, quindi, di pubblicare una notizia senza nemmeno verificarne l’attendibilità sia sintomatico di quanto, alcuni organi di stampa a Voi notoriamente vicini, siano disposti a dare credito a chiunque pur di screditare il Presidente Berlusconi?

  • Share/Bookmark

Posted in Editoriali, PoliticaComments (5)

Un comasco smaschera certa stampa di sinistra

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Un comasco smaschera certa stampa di sinistra


alessandro-nardone-novella-2000Ci voleva un 33enne comasco per smascherare certa stampa di sinistra, finendo sulle pagine di un settimanale nazionalpopolare. Lui è Alessandro Nardone, già consigliere comunale di Como per il Pdl. Un paio di mesi fa ha pubblicato il suo primo romanzo, Ti odio da morire, il titolo, ambientato a Como e con una protagonista femminile bella, spregiudicata e perfida, Sylvie Giustinetti. E appena il libro è uscito l’infaticabile Nardone – ben sapendo che un libro è più o meno come un paio di scarpe: oltre a scriverlo e pubblicarlo bisogna anche farlo vendere – Nardone si è inventato qualcosa per promuoverlo, ossia renderlo più visibile. Prima l’ha messo sotto il naso ai 3047 (a ieri sera) amici che si è conquistato e coccolato su Facebook, quindi nel suo blog ItalianPeople.info ha pubblicato un’intervista alla immaginaria Sylvie. E cosa c’è di meglio per attirare lì attenzione che tirare in mezzo la politica? Così la perfida Sylvie, tra una risposta e l’altra, ha informato che un ministro dell’attuale governo sarebbe stato disposto ad aiutarla nella carriera politica se lei lo avesse sculacciato. In tempi di gossip e pettegolezzi “governativi” come quelli che corrono, immaginatevi l’effetto sortito dalla cosa. La notizia qualche giorno dopo è stata ripresa da “Il Riformista”, quotidiano di sinistra, che l’ha utilizzata in chiave anti Berlusconi: “Santo e puttaniere” il titolo, e accanto una bella fotografia del Premier. Ma non è finita. Perché su Facebook due politici di un certo calibro si sono sentiti in dovere di intervenire: Bobo Craxi per specificare che il politico in questione non era lui; e Francesco Storace per inviare un “Mitica!” all’intervistata. Un consigliere regionale (ma Nardone non vuol far nomi) si è invece fatto vivo con Sylvie per chiederle un appuntamento. Il rotocalco Novella 2000 nel numero in edicola ha raccontato la storia, con tanto di foto di Sylvie – foto non veritiera, naturalmente – e quella di Alessandro Nardone. Al quale vanno i nostri complimenti. E, scommettiamo, non è finita qui.

L’Ordine

Leggi l’intervista di NOVELLA 2000

  • Share/Bookmark

Posted in PoliticaCommenti disabilitati

In ricordo di Paolo Borsellino, martire che con la sua opera ed il suo sacrificio siede tra i Padri dell’Italia del nostro tempo

Tags: , , , , ,

In ricordo di Paolo Borsellino, martire che con la sua opera ed il suo sacrificio siede tra i Padri dell’Italia del nostro tempo


  • Share/Bookmark

Posted in VideoCommenti disabilitati

Esclusivo: ItalianPeople intervista Sylvie Giustinetti, la misteriosa protagonista di “Ti odio da morire”

Tags: , , , , , ,

Esclusivo: ItalianPeople intervista Sylvie Giustinetti, la misteriosa protagonista di “Ti odio da morire”


sylvie giustinettiConfesso che mi sentivo intimorito da quest’intervista, proprio così: dopo aver letto “Ti odio da morire”, solo l’idea d’incontrare Sylvie mi metteva i brividi. Per questo motivo, ho deciso di non omettere assolutamente nulla del nostro dialogo, proprio perché era mia intenzione scrivere un articolo che servisse ai lettori per comprendere qualcosa di più della complessa personalità di Sylvie. Ci sarò riuscito? Questo dovrete giudicarlo da voi leggendo l’intervista io, se non altro, posso garantirvi che il ritratto che ne esce conferma in pieno l’inquietudine, ma anche il fascino che Sylvie ha dimostrato, con “Ti odio da morire”, di essere in grado di emanare. Il contatto avvenne nei giorni scorsi tramite Facebook, attraverso il quale le scrissi un messaggio molto formale, al quale mi rispose con il tono misterioso che la contraddistingue, anche nelle affermazioni più semplici e banali. Sì perché, Sylvie Giustinetti ha la dote di riuscire a dare importanza a qualsiasi cosa dica o faccia, enfatizzandola con quel personalissimo atteggiamento snob di chi ti ha appena detto solo ciò che aveva voglia di dirti, né una parola in più né una in meno. La giornata era stupenda, così fissammo l’appuntamento in uno dei tanti bar che si affacciano in riva al lago, dove la trovai ad aspettarmi con il volto fasciato dai suoi immancabili occhiali da sole neri, proprio come i suoi capelli a caschetto, la cui perfezione sembrava addirittura valorizzata dal leggero alito di vento che pareva accarezzarli con la maestria del più esperto dei coiffeur. “Ben arrivato”, mi disse con tono stizzito, riuscendo a farmi sentire in colpa per il mio ritardo, per il quale mi scusai dicendole che ero stato trattenuto qualche minuto in più dal direttore del giornale. Una volta seduto cominciai a scrutarla, cercando di cogliere nella sua gestualità qualche particolare che potesse essermi utile nel corso dell’intervista, ma lei era molto brava a non lasciar trasparire le sue emozioni. “Allora, adesso posso sapere il motivo di quest’incontro?”, mi domandò con tono di sfida. “Certo – le risposi prontamente – perché vorrei intervistarti per Italian People…”, lei sussultò in una piccola risata, sorseggiò il suo succo d’ananas e annuì, senza proferire parola, così continuai spiegandole il motivo per il quale intendevo farle qualche domanda:

Vedi Sylvie, con l’uscita di “Ti odio da morire” hai incuriosito ed affascinato molta gente, che si domanda chi sei e cosa si nasconda dietro a molti dei tuoi atteggiamenti…

Guarda, mi va bene essere intervistata, anche se non capisco il motivo di tutta questa curiosità nei miei confronti. E non voglio che si parli della storia di “Ti odio da morire”, perché per me è una ferita ancora aperta e ci sto male, troppo male.

Una ferita che sta appassionando parecchi lettori…

Senti, per me potrebbero leggerlo pure un milione di persone, ma non me ne frega niente delle loro fantasie morbose, hai capito? Non ne voglio parlare e basta, e se non ti sta bene mi alzo e ti saluto!

Ok, scusa, ci ho provato, sai, è il mio mestiere… allora cominciamo parlando di te…

Hai da accendere?

Ehm, veramente non fumo, ho smesso…

Nessuno smette per sempre, la voglia di fumare ti tornerà presto, vedrai…

Sembrerà assurdo ma Sylvie aveva ragione perché, proprio mentre la osservavo accendersi la sigaretta con uno dei fiammiferi che aveva chiesto al cameriere, mi venne una voglia matta di accendermene una. Lei, a giudicare dal suo sorriso, intuì.

Allora, ne vuoi una?

No, grazie Sylvie, te l’ho detto, ho smesso…. certo che sei davvero brava a cambiare argomento!

Diciamo che sono poche le cose in cui non sono brava.

Però, modesta!

La modestia non m’interessa, non fa assolutamente parte del mio modo di essere, credo che sia un mero espediente attraverso il quale i mediocri cercano di creare consenso attorno alla loro mediocrità. Se ci rifletti non è altro che il trionfo dell’ipocrisia: perché mai uno che è veramente bravo dovrebbe sminuirsi? Per mettersi sullo stesso piano di chi è meno bravo di lui? E perché mai dovrebbe farlo? Te lo dico io perché, perché viviamo in un mondo di mediocri di successo, ecco perché.

Mediocri di successo… questo è vero, ce ne sono tanti in giro. Con queste parole lasci trasparire una personalità davvero interessante, sì insomma, hai tutta l’aria di essere una ragazza eccezionalmente gradevole e di avere molte cose da dire… allora perché questo fittissimo alone di mistero attorno a te?

Senti, non so te ma io non mi diverto a dare in pasto la mia vita a chiunque, soprattutto dopo la dolorosa esperienza del romanzo, di cui non voglio parlare. Anche perché sono sicura che domani, leggendo quest’intervista, molta gente si farà un’idea sbagliata di me, non perché tu non sia in grado di fare il tuo lavoro, ma parchè è francamente impossibile descrivere la mia personalità in modo definitivo.

Da ciò che dici sembrerebbe che nemmeno Sylvie conosca bene Sylvie…

Puo’ darsi, d’altra parte che noia sarebbe se avessimo tutto chiaro di fronte a noi, se non esistesse il beneficio del dubbio? Io mi conosco profondamente, ma ammetto che ci sono lati del mio carattere con i quali non ho ancora confidenza e che, in certe circostanze, mi fanno molta paura. Anzi, ti dirò di più, molte volte mi è successo di combattere una o più lotte interiori contro me stessa, contro quei miei… chiamiamoli “angoli bui” e di rendermi conto che questi mi spingevano a comportarmi come forse, e dico forse, non avrei mai voluto fare. D’altronde la vita di una persona è composta di diverse fasi, no? Evidentemente questa è la fase in cui devo dedicarmi a conoscere me stessa.

Impresa ardua, non c’è dubbio. A questo punto, guardandomi bene dall’addentrarmi nello specifico di “Ti odio da morire”, mi sembra d’intuire che sei consapevole del fatto che quelli che definisci “angoli bui” del tuo carattere, se non gestiti, oltre a te, danneggino chi ti sta intorno.

Certo, puo’ essere, perché no. Come puo’ essere che in passato sia già capitato, me ne rendo perfettamente conto, non sono mica matta! A te non è mai capitato di fare del male a qualcuno che amavi profondamente?

Sì, mi è capitato, ma non l’ho mai fatto di proposito…

Ed il fatto che non lo facessi con l’intento di farla soffrire, secondo te, cambia qualcosa? È come se uno che va sempre in giro a trecento all’ora, una volta schiantato, dicesse che non correva con l’intenzione di ammazzarsi… grazie al cavolo! Dimmi, come l’hai fatta soffrire, la tradivi?

Ehmm… scusa?

Sì, mi hai capito benissimo Ale… posso chiamarti Ale, vero? Ti scopavi qualcun’altra quando stavi insieme a lei? Sì, è così, ti si legge negli occhi… e ti dirò di più, pur amandola l’idea di tradirla ti eccitava da matti, la trasgressione era diventata un tarlo incessante del quale non riuscivi a liberarti, ti sentivi come una bomba ad orologeria, e saresti esploso da un momento all’altro… Dimmi Ale, hai mai provato a lasciarti andare, a dare libero e completo sfogo a tutte le tue fantasie sessuali? Dovresti provare, è bello…

Mentre parlava si tolse gli occhialoni neri e, una volta pronunciata l’ultima parola, s’inumidì le sue splendide labbra con un leggero movimento della lingua. Con le sue insinuazioni mi aveva catapultato in uno stato che mescolava soggezione ed eccitazione. Era la seconda volta nel giro di pochi minuti. Deglutii nervosamente e, nel risponderle, cercai di non tradire il mio stato d’animo. Anche se ormai era evidente che lei avesse capito perfettamente, ed era altrettanto evidente quanto la divertisse giocare al gatto con il topo.

Se proprio t’interessa in vita mia non ho mai tradito, e poi sei tu l’intervistata, non io.

M’interessa eccome…

Sì certo. Bene, direi che c’è abbastanza materiale per l’intervista… la pubblicheremo già domani (oggi, ndr), grazie ancora Sylvie.

Figurati Ale, è stato un vero piacere, a presto…

Spero di no, cara Sylvie, anche se non nascondo che la cosa m’intrigherebbe. Da morire…

ItalianPeople

  • Share/Bookmark

Posted in Cosa direbbero?Comments (5)

Esclusivo, Italian People intervista Tyler Durden, il fondatore del Fight Club

Tags: , , , , , , , ,

Esclusivo, Italian People intervista Tyler Durden, il fondatore del Fight Club


tyler durdenTrovai quel biglietto da visita tra le pagine del libro che avevo finito di leggere in aereo, al mio rientro dai Caraibi, lo scorso dicembre. Quanto lo lessi pensai subito ad uno scherzo ma, con il passare delle settimane, quel biglietto continuava a stuzzicare la mia fantasia fino a quando, una notte, provai a chiamare quel numero. Beh, non ci crederete ma ad una settimana esatta di distanza sono partito alla volta degli Stati Uniti per intervistare lui, Tyler Durden. L’appuntamento era per l’una di pomeriggio al 537 di Paper Street, a Bradford. Scesi dal taxi e mi trovai di fronte ad una casa decadente, semi distrutta, che si addiceva perfettamente al personaggio. Feci i tre scalini e mi avvicinai alla porta, ovviamente il campanello non funzionava così aprii e, dopo essermi guardato attorno, provai a chiamare Tyler. “Vieni giù sono in cantina!”, mi gridò. M’incamminai lungo il corridoio fino a quando non vidi una lampadina penzolante che illuminava le scale che portavano alla cantina, mentre scendevo sentivo sotto i miei piedi lo scricchiolio del legno ormai usurato dal tempo, pochi passi ancora e me lo trovai di fronte: “Ehi, ce l’hai fatta a trovarmi, bravo!”.

Beh, veramente è molto strana questa cosa, sì voglio dire, sembra quasi che sia stato tu a trovare me…

E che differenza fa? Comunque è così, ero anch’io su quell’aereo e ti ho osservato, devo ammettere che all’inizio non ti avrei dato due soldi: tutto preciso, ordinato, vestiti firmati… poi ho visto che ti sei messo a prendere appunti, ed ho pensato che fossi uno scrittore o qualcosa del genere…

Diciamo di sì, scrivere mi piace molto… e con questo?

È proprio questo il punto, vedi migliaia di persone scrivere sull’aereo, colletti bianchi che fanno i loro conti del cazzo e invece tu… tu mentre scrivevi avevi un sorriso, si vedeva che ti piaceva da morire quello che stavi facendo, è per questo che ti ho lasciato il mio biglietto nel libro, perché volevo che scrivessi quello che penso del mondo, che lo facessi con quello spirito…

Grazie per la fiducia, in molti ti avrebbero pagato profumatamente per intervistarti…

Fanculo i soldi! I principi base di questa società li respingo, soprattutto il valore dei beni materiali…

Però senza i soldi, senza quei beni non potremmo sopravvivere, non credi?

Non è così, quante delle cose che possiedi hanno un’importanza vitale? Beh, te lo dico io, nessuna…  la verità è che la pubblicità ci mette di fronte stereotipi del cazzo come macchine e vestiti, e noi passiamo la vita a fare lavori che odiamo per comprarci cazzate che non ci servono.

Concettualmente non hai tutti i torti, però come la mettiamo con l’economia, i posti di lavoro…

Omicidi, crimini, la “crisi economica” che i politici usano per spaventarci. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con cinquecento canali, il nome d’un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra, poche calorie.

Posto il fatto che certe derive nichiliste mi spaventano ed in certi casi mi raccapricciano, non pensi di essere troppo… radicale? Sì, insomma, i ragazzi e le ragazze della nostra generazione hanno bisogno di un obbiettivo da inseguire, devono avere la possibilità di migliorarla questa società! Non credi di essere un po’ troppo disfattista?

Il problema è che siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita, siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock stars. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene.

Su quest’ultimo tuo passaggio sono d’accordo, in fin dei conti con la fine del novecento e la “de ideologizzazione” della politica sono anche andati via via scemando alcuni valori nei quali riconoscersi, per i quali lottare. Con questo non voglio certo dire di rimpiangere ideologie totalitarie come il nazismo ed il comunismo, ci mancherebbe, dico soltanto che oggi viviamo l’estremo opposto.

Fuochino, fuochino.. eh eh sei ancora più sveglio di quanto pensassi! Il problema è che la società ti fa crescere mettendoti in testa che tu sei il lavoro che fai, i soldi che hai in banca, i tuoi vestiti firmati, la tua auto ma in realtà…  non sei altro che la canticchiante merda del mondo!

Ah ah ah, non male come metafora! Dalle tue parole devo dedurre che sei contento della crisi economica che stiamo attraversando, che certa finanza speculativa stia pagando il conto…

Già amico, vedi, quello che io auspico è il crollo verticale della finanza intera. Pensaci bene, se crollasse la finanza verrebbero azzerati anche i debiti, quindi il mondo potrebbe ripartire da zero e ritrovare il riallineamento economico!

Ripartire tutti da zero… non male come prospettiva! Senti, so che del Fight Club non vuoi parlare, quindi torno all’argomento di prima facendoti una domanda su quello che sta accadendo in Italia, dove il gossip sta prendendo il sopravvento su politica e buonsenso…

Penso che il gossip sia merda, merda bella e buona, che i potenti di turno sbattono in faccia a chi gli piscia sulle scarpe. Quando vogliono toglierti di mezzo vanno su internet, cercano qualche tua foto, pagano qualche stronzo per dire le cose peggiori sul tuo conto ed il gioco è fatto… i media la fanno da padrone, amico, questo mettitelo bene in testa!

Beh, viviamo nell’era della comunicazione, oggi ha più potere un conduttore di talk show o il direttore di un giornale piuttosto che un governatore o un ministro… però in qualche modo dovremmo pur governare questo fenomeno, e tentare di migliorare noi stessi e la nostra vita, o dovremmo subire passivamente?

Fanculo i conduttori di talk show! E fanculo i politici! Stanno lucidando le maniglie sul Titanic. Va tutto a fondo, bello. Perciò vaffanculo tu e il tuo divanetto a strisce bianche e nere dell’Ikea. Io dico: non essere mai completo. Io dico: smettila di essere perfetto. E io dico: dai, evolviamoci, le cose vadano come devono andare. Per me, eh! Forse potrei sbagliarmi. Forse è una terribile tragedia.

Spero che ti sbagli, ma fino ad un certo punto, un po’ di pulizia ci vorrebbe, sono d’accordo, ma non vorrei certo perdere tutto quello che mi sono conquistato con le mie forze!

Ciò che possiedi finisce col possederti, è solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa.

Questo è vero Tyler,  d’altronde a questo mondo cos’abbiamo da perdere, se non la vita?

ItalianPeople

  • Share/Bookmark

Posted in Cosa direbbero?Comments (5)

Esclusivo, ItalianPeople intervista Morpheus: “La vita che viviamo non è reale”

Tags: , , , , ,

Esclusivo, ItalianPeople intervista Morpheus: “La vita che viviamo non è reale”


morpheusStavo preparando quest’intervista da mesi, ormai, ma nessuno si era più fatto vivo. Avere un contatto con Morpheus è già di per se difficilissimo, incontrarlo di persona, poi, è quasi impossibile. Ma, grazie a qualche conoscenza nel mondo degli hackers, sono riuscito fargli arrivare il mio messaggio, con il quale gli chiedevo un’intervista per ItalianPeople. Mi hanno risposto che si sarebbe fatto vivo lui ma, fino ad ora, di suoi segnali nemmeno l’ombra. Erano ormai le due di notte, ed io stavo ancora davanti al mio MacBook, intento a scrivere un pezzo, quando si aprì la finestra della chat di Facebook, che tengo sempre in modalità offline, com’era possibile? Istintivamente la chiusi, ma si riaprì subito. Cercai di leggere chi fosse, ma non c’era scritto nulla, nemmeno il nome dell’utente. “Toc toc… ciao Alessandro, so che mi stavi aspettando…”, scrisse il cursore sul mio monitor. Strabuzzai per un attimo gli occhi, non ero sicuro che fosse lui, allora rimasi sul vago: “Veramente non aspetto nessuno…”. “Ah no? Prima di contattarti ti ho seguito per un po’, sai? Volevo essere sicuro che scrivessi senza vincoli da parte di nessuno… se vuoi ancora intervistarmi esci di casa e segui il Bianconiglio…”. Stop, la finestra della chat si chiuse, fine della comunicazione. Era Morpheus! M’infilai un paio di scarpe ed uscii di casa, continuavo a guardarmi intorno in cerca di un segnale, ma niente. Questa storia cominciava ad innervosirmi, così decisi di accendermi una sigaretta, dopo il primo tiro mi voltai e vidi passare una ragazza che portava una maglietta nera con il logo di Playboy in bianco… era il Bianconiglio! Cominciai a seguirla tenendomi a qualche metro di distanza perché non mi vedesse fino a quando, all’improvviso, un tizio che veniva dal senso opposto al mio mi sussurrò qualcosa all’orecchio e mi diede un telefonino, dopo di che si dileguò. Fissai il telefono che, dopo nemmeno un secondo, cominciò a squillare: “Pronto… chi parla?”, risposi con voce tremante. “Sono io, Morpheus, ti darò le indicazioni per raggiungermi, non dire niente, limitati a fare ciò che ti dico”. Ubbidii, seguendo alla lettera le sue indicazioni, che mi portarono in un vicolo dove non ero mai stato prima, di fronte ad un portone d’acciaio. Sblamm. Il portone si spalancò facendo un rumore inquietante, ad attendermi c’erano due uomini completamente vestiti di nero che, senza dirmi nulla, sbatterono contro il muro e mi perquisirono. “È pulito, puo’ andare”, esclamò uno di loro. L’altro mi afferrò per un braccio e mi portò all’ingresso di una stanza: “Lui è qui, prova a fare qualche brutto scherzo e sei un uomo morto!” mi disse, mantenendo una calma allarmamnte. Il cigolio della porta che si apriva trafisse i mille pensieri che mi attraversavano la mente, non feci in tempo a realizzare cosa stesse accadendo che me lo trovai di fronte: era lui, Morpheus. Se ne stava seduto su una vecchia poltrona bordeaux e mi fissava, tenendo le mani conserte all’altezza del mento. “È stata una lunga attesa vero Alessandro? Sei il benvenuto, prego, accomodati” mi disse, accompagnando il suo invito con un cenno della mano. Mi sedetti immediatamente su un’altra poltrona in similpelle, proprio di fronte a lui che, da dietro i suoi occhialini scuri, studiava ogni mio movimento: “Hai lo sguardo di qualcuno che muore dalla voglia di sapere, bene, è per questo che sei stato scelto”, mi disse. “Scelto? Da chi?”, gli risposi timidamente. “Ah ah, non penserai di essere qui per caso? Sono stato io a fare in modo che tu arrivassi a me, perché voglio che sia tu a far sapere alla gente che cosa è Matrix, perché la gente deve sapere, e deve aprire gli occhi. Dimmi Alessandro, a parte questo, sai esattamente perché ti trovi qui?”

Ehm, veramente no…

Perché, seppur inconsapevolmente, hai sempre saputo che c’era qualcosa che non tornava, e più passava il tempo e più ci pensavi, così ha cominciato ad informarti, cercando su internet persone che avessero la tua stessa sensazione, e da loro hai sentito parlare di…

…di Matrix, ma che cos’è?

Matrix è ovunque, intorno a te: è l’aria che respiri, la ragazza con cui hai fatto l’amore l’altra notte, i tuoi amici, il tuo gatto… Matrix è il mondo che ti è stato propinato per nasconderti la verità…

Quale verità?

Che siamo tutti schiavi, Alessandro. La nostra vita, i nostri sentimenti… nulla di questo è reale, perfino noi, adesso, siamo generati da un software che ci da l’illusione di essere qui, in carne ed ossa… so che è difficile da accettare, ma è così.

Certo che è difficile! Sì, insomma, come puoi affermare che questo non è reale, che le gioie ed i dolori vissuti da milioni di persone sono solo il frutto di un semplice software?

Giusta osservazione. Ma poniamo il fatto che tu stia dormendo, caro Alessandro, riusciresti a distinguere il sogno dalla realtà?

Beh, presumo di no…

Bene, e se da quel sogno non dovessi più svegliarti come faresti a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è? Matrix è proprio questo, un sogno dal quale non possiamo svegliarci. Ed è bene che la gente lo sappia.

Morpheus, posto il fatto che io ti creda, quanti lettori pensi che prenderebbero sul serio il mio articolo una volta uscito?

Tutto dipende da quanto ci crede chi lo scrive, nella vita per essere convincenti bisogna credere in ciò che si afferma, e se tu sarai disposto a credermi, beh, allora darai la possibilità di sapere a molta più gente di quanto tu possa immaginare. Se sarai credibile metterai il primo mattone per costruire una nuova libertà, la libertà dalla schiavitù alla quale le macchine costringono noi umani da oltre mille anni!

Mille anni? Nel 1000 Dopo Cristo le macchine ancora non esistevano…

Altra osservazione arguta,  infatti la rivoluzione delle macchine risale al 2089…

Ma, Morpheus, noi siamo nel 2009!

Ah ah, questo è quello che ti fanno credere le macchine, con Matrix! Alessandro, la realtà è che oggi viviamo nell’anno 3121.

Nel 3121…

Lo so che ti senti estremamente disorientato, ma è così.

E com’è il mondo nel 3121?

Questo non puoi saperlo Alessandro, causerebbe danni irreparabili al tuo io, con conseguenze devastanti su tutto l’impianto sul quale gira Matrix, una sorta di bug letale…

Beh, farebbe saltare Matrix, sarebbe meglio, no?

No, perché se la tua mente muore in Matrix… muore anche il tuo corpo nella reatà. Non posso dirti altro Alessandro, ora sta a te rendere di dominio pubblico ciò che ti ho spiegato… nel frattempo continua a tenere gli occhi aperti.

Vorrei tanto, soprattutto dopo quello che mi hai appena rivelato, caro Morpheus.

ItalianPeople

  • Share/Bookmark

Posted in Cosa direbbero?Comments (1)

Esclusivo: ItalianPeople intervista lo Stallone Italiano, Rocky Balboa

Tags: , , , , , , , ,

Esclusivo: ItalianPeople intervista lo Stallone Italiano, Rocky Balboa


rockyPHILADELFIA – Non mi vergogno ad ammettere che il cuore mi batte a mille, ed ho uno strettissimo nodo in gola. Non per un appuntamento con la ragazza dei miei sogni, ma perché mi trovo a Philadelfia e sto facendo gli ultimi passi verso “Adriana’s”, il ristorante di Rocky Balboa, lo Stallone Italiano, con cui ho appuntamento per quest’intervista. Dopo aver dato un’occhiata all’orologio mi accorgo di essere in anticipo di oltre mezz’ora, allora decido di fermarmi un attimo per schiarire le idee, che erano totalmente offuscate… sì insomma, da li a poco mi sarei trovato di fronte il mito in persona ed avevo paura di bloccarmi e di non riuscire a pronunciare nemmeno una parola! “Ehi, serve aiuto?” Mi sentii dare un buffetto sulla spalla e, terrorizzato, mi girai di scatto, non potevo crederci era lui, Rocky, ed era proprio di fronte a me, che mi guardava accennando uno dei suoi inconfondibili sorrisi. “Tu devi essere Alessandro, vero?”. Come immaginavo l’emozione quasi m’impediva di parlare ma, dopo qualche secondo, mi feci forza e gli risposi: “Ehm, sì sì, sono io…”. A quel punto Rocky si sciolse in una risata e mi appoggiò una mano sulla spalla: “Tranquillo, tranquillo, non voglio prenderti a pugni… ah ah ah! Adesso però andiamo dentro, così ci mangiamo qualcosa e facciamo la nostra chiacchierata… ah, qui abbiamo la cucina italiana migliore di tutta Philadelfia, lo sai?”. Una volta entrati cominciai ad osservare le foto ed i trofei che riempivano le pareti del ristorante, era uno spettacolo unico, che riuscì ad emozionarmi ulteriormente. In quegli istanti mi sentivo intorpidito, non riuscivo a ancora a realizzare il fatto di trovarmi insieme a Rocky, che era in una forma stupefacente. Senta signor Balboa, mi spiega come fa a tenersi così in forma? “Beh, è facile, ho un sistema tutto mio: mi diverto a prendere a cazzotti tutti i ragazzi che, invece di chiamarmi Rocky, mi chiamano signor Balboa, ecco come faccio!”. Dopo un attimo di smarrimento scoppiai a ridere, smaltendo gran parte della tensione che avevo accumulato nelle giornate che avevano preceduto l’intervista, grazie alla spontaneità di Rocky cominciavo a sentirmi a mio agio, così mi versai un bicchiere d’acqua e mi schiarii la voce. “Sai Alessandro, sono proprio curioso di sapere perché hai fatto tutta questa strada per intervistare me, sì insomma, ormai comincio ad essere… come si dice… un po’ datato…”, disse con un tono di voce quasi paterno ma, stranamente, lo interruppi, non facendogli nemmeno finire la frase e cominciando, forse involontariamente, l’intervista.

Datato? Rocky, ma tu sei un mito, anzi, che dico, sei il mito! Intere generazioni, in tutto il mondo, sono innamorate della tua storia e, soprattutto, di te e dei valori che rappresenti.

No no, non esagerare, io non sono un mito, sono solo una persona normale, proprio come te, come tuo padre o… tuo fratello, con i miei pregi e i miei difetti. Certo, la boxe mi ha dato una grande opportunità, quella di poter dimostrare che anch’io avevo qualcosa da dare, che non ero solo un… “bullo di periferia”, come pensavano in tanti…

Beh, stavolta la battuta la faccio io: hai tappato la bocca a molti e non solo sul ring!

Ah ah, buona questa! Hai ragione, e posso garantirti che nella vita di un uomo questa è una delle soddisfazioni maggiori, dico sul serio. Certo, poi contano tantissimo anche le vittorie sul ring, ma sono solo una conseguenza delle vittorie che riusciamo a sudarci nella vita. Perché il successo va e viene, ma se ti comporti bene e riesci a dare sempre l’esempio, ad essere sempre te stesso, la gente continuerà a volerti bene anche quando i riflettori si saranno spenti, mentre se ti comporti male…

La gente si dimenticherà subito di te.

Esatto, proprio così! E lo sai perché? Perché potrai anche aver ottenuto qualche successo, ma se in quello che fai non ci metti davvero il cuore, la gente prima o poi se ne accorge, e tu non gli avrai lasciato nessuna traccia di te, mi spiego?

Benissimo Rocky, hai centrato in pieno il motivo per cui la gente ti ama così tanto: perché, oltre ad essere un grandissimo campione, hai un gran cuore, dote assai rara al giorno d’oggi. Insomma, tu hai dimostrato a tutto il mondo che ognuno di noi, se ci mette il cuore, ha la possibilità di raggiungere grandi traguardi, di realizzare un sogno. Dove trovi tutta questa forza?

Dove la trovo? Nell’affetto della gente ed in quello della mia famiglia, di mio figlio e di Adriana, anche se purtroppo non è più tra noi. Ma per me è come se lo fosse: pensa che tutte le mattine cerco d’inventare una delle mie barzellette sceme, perché so che ascoltandole, anche da lassù, si fa delle grandi risate. Vedi, per me l’affetto è energia, ed io riesco a convogliarla nei miei pugni, nella boxe come tu, sicuramente, farai scrivendo un articolo per il tuo giornale. Se non avessi dei buoni amici ed una famiglia a cui voler bene cosa ti spingerebbe ad andare avanti? Sicuramente non i soldi, e nemmeno il successo. Soldi e successo valgono zero senza l’amore.

Mentre prendo appunti entra un tizio che, dopo essersi versato un bicchiere di whiskey, si siede al tavolo con noi, guardandomi con aria schifata. “E questo chi è? Non sarà mica dell’ufficio delle tasse?”, domandò a Rocky. “Ma no Paulie, è un amico venuto dall’Italia per intervistarmi, non fare il maleducato e fagli fare il suo lavoro in pace!”. A quel punto Paulie si alzò, andando a sedersi davanti alla televisione, che dava una trasmissione sportiva. “Lui è Paulie, mio cognato, scusalo, ha un caratteraccio ma non è cattivo…”.

Figurati! Senti Rocky, stavamo parlando dell’amore e del fatto che valga di più rispetto alle cose materiali, che idea ti sei fatto della società in cui viviamo? Sì, insomma, al giorno d’oggi pare che conti molto di più apparire ed avere un conto in banca sostanzioso piuttosto che avere qualcosa da dire.

Se devo essere sincero non mi piace per niente. Accendi la televisione e vedi che trasmette modelli vuoti, senza alcun significato ed il dramma è che molti giovani non lo capiscono, e pensano che se non hai una bella macchina o un paio di scarpe firmate non vali niente. Beh, non è vero! Io non ho studiato, però ho imparato che la vita è molto di più e come tale deve essere vissuta, fregandosene dei soldi e delle belle macchine. Quelle, eventualmente, saranno la conseguenza del nostro lavoro, ma non possono essere l’obbiettivo.

Sono perfettamente d’accordo. Senti, adesso voglio passare a quella che avevo pensato come la parte iniziale della nostra intervista, i tuoi successi sul ring, la tua carriera di pugile. In Italia sei considerato una vera e propria bandiera, non solo per le tue origini, ma anche per il tuo soprannome di cui siamo orgogliosissimi: lo Stallone Italiano, come l’hai inventato?

Anch’io sono orgoglioso delle mie origini italiane! Il soprannome l’ho inventato io, ormai oltre trent’anni fa, ero a casa e stavo cenando, quando mi venne in mente e pensai subito che fosse carino…

Carino? Ormai è un’icona! So che i successi sono tutti belli ed indimenticabili, però ognuno di noi vive dei momenti che riescono a distinguersi rispetto agli altri, a quale delle tue vittorie sei più affezionato?

Magari ti deluderò, ma sono particolarmente affezionato ad una sconfitta, al mio primo incontro con Apollo Creed, sì perché, come ti dicevo prima, fu proprio quella la notte in cui riuscii a dimostrare, soprattutto a me stesso, che nella vita potevo fare qualcosa. Infatti non finirò mai di ringraziare Apollo per avermi dato la possibilità di salire sul ring insieme a lui, che era e rimarrà sempre il più grande di tutti.

Tu ed Apollo siete poi diventati grandi amici, e lo hai ricordato combattendo il match del secolo contro un Ivan Drago che sembrava imbattibile…

Già, purtroppo quella vittoria non lo riportò in vita, ma servì per mantenere vivo il suo ricordo, per dimostrare al mondo intero che non morì invano, perché era un combattente vero, e lo fu fino alla fine.

Rocky, stiamo parlando da oltre un’ora e, fosse per me, andrei avanti all’infinito, ma non voglio annoiarti, quindi ti farò la fatidica ultima domanda: se dovessi mandare un messaggio agli italiani, cosa ti sentiresti di dirgli?

Che siete un gran popolo, di cui sono orgoglioso di far parte, anche se sono nato negli USA. Dovete essere orgogliosi della vostra patria, una terra che tutto il mondo v’invidia e per questo dovete sforzarvi di essere positivi, anche in un momento di crisi economica come questo che, sono sicuro, supererete brillantemente. Poi vorrei spendere una parola anche per tutte le persone che hanno perso la casa per via del terremoto, ho visto le immagini in televisione e mi hanno profondamente colpito, beh, a tutta quella gente va il mio affetto, sono sicuro che si rialzeranno.

D’altronde tu sei un esempio per tutti loro, nella vita ti sei rialzato un sacco di volte…

E, finché Dio mi darà la forza, continuerò a rialzarmi… non ho ancora sentito la campana!

Nemmeno noi. Grazie di esistere, caro Rocky.

ItalianPeople.info

Condividi

  • Share/Bookmark

Posted in Cosa direbbero?Comments (5)

Gli studenti cinesi: “Piazza Tienanmen? La studiamo di nascosto”

Tags: , , , , , , ,

Gli studenti cinesi: “Piazza Tienanmen? La studiamo di nascosto”


china-3Il 30 aprile, sui cellulari dei 32.630 allievi all’Università di Pechino, è arrivato un messaggio di testo con cui l’amministrazione universitaria li avvisava “di prestare particolare attenzione ciò che direte e farete” durante il Giorno della Gioventù. Nel 1989 quella stessa università era un focolaio di attività politica, mentre gli studenti di oggi sembrano completamente disinteressati a qualsiasi tipo di discorso che riguardi la protesta o l’ideologia. Il Giorno della Gioventù, il 4 maggio, è una ricorrenza con la quale il regime cinese vuole far dimenticare il massacro di Piazza Tienanmen, commemorando una ricorrenza risalente al 1919. Peccato che lo stesso giorno, a settant’anni di distanza, centinaia di studenti dall’Università di Pechino siano stati trucidati per mano di quello stesso regime, intollerante alle loro sacrosante proteste. E se oggi uno studente proponesse una manifestazione pro-democrazia? “La gente penserebbe che è pazzo” dice un docente di storia dell’Università di Pechino in una recente intervista. Ed i fatti del 1989? La maggior parte degli studenti sembrano accettarli. Per 20 anni, il governo cinese ha dichiarato che allievi e professori dovrebbero rimanere attaccati ai libri e rimanere lontani dalle strade, gli allievi di oggi descrivono il 1989 come un momento troppo estremo e traumatico perché possa ripetersi. Ma la democrazia non è ancora un obbiettivo concreto per le nuove generazioni cinesi, che si sentono infastidite dalla corruzione del governo e dalla censura, e sono desiderosi di studiare in occidente, soprattutto negli Stati Uniti. E, malgrado i tentativi del governo di cancellare le proteste del 1989 dalla storia cinese, alcuni hanno studiato com’è andata davvero. Alcuni di loro confessano di essersi procurati un documentario, ovviamente vietato dal governo cinese, e di averlo guardato di nascosto. Xia Yeliang, un professore dell’Università di Pechino, afferma che la democrazia trova il sostegno di molti giovani nella teoria, ma nessuno di loro vuole rischiare il suo futuro per combattere contro il regime comunista. “Una percentuale piuttosto alta degli studenti non è interessata alla politica” ribadisce. “Pensano ai loro affari personali, come ottenere un lavoro, come andare all’estero, pensate che anche il giornale del partito comunista, il People’s Daily, deplora una mancanza generale d’idealismo nella comunità universitaria”. Oggi, persino gli allievi che criticano l’oppressione comunista sono compiaciuti dai grandi progressi della Cina. “A volte non gradiamo le politiche del nostro governo – dice Wang Yongli, docente di fisica – ma da un lato, al giorno d’oggi siamo fieri del paese e del governo perché hanno spostato tanta gente verso una migliore vita”. Il partito comunista sta molto attento a coltivare questa immagine di se, mentre cerca di disinnescare le bramosie per i valori di democrazia e libertà propinando al popolo consultazioni “democratiche”. I funzionari del partito affermano che si oppongono alla democrazia pluripartitica di stampo Occidentale definendola “un cancro per la Cina”, ma abbracciano l’idea di consultazione pubblica e del ballottaggio, sempre all’interno del partito. Alcuni analisti della Cina suggeriscono che il malcontento dei giovani potrebbe aumentare se l’attuale crisi economica pregiudicasse il loro futuro. “Naturalmente, se potessimo diventare una società democratica, saremmo felici – afferma un altro professore di storia ed membro del partito – ma questo non è qualcosa che possiamo realizzare attraverso i mezzi radicali. Che cosa trovate di così bello ne vostro caos?”. I professori dicono che alcuni alunni sono incaricati per segnalare ai coordinatori del partito se sentono gli insegnanti adottare le linee antigovernative e, proprio per questo, la maggior parte degli intervistati per questo articolo non hanno voluto essere identificati, temendo per la loro vita. Le indagini indicano che quattro universitari su cinque, non hanno ancora accesso ai mezzi di comunicazione censurati dalla Cina. Ma nell’era digitale, in cui quasi 70.000 allievi cinesi stanno studiando negli Stati Uniti ed approssimativamente 163.000 allievi stranieri studiano nelle università cinesi, le pareti contro l’informazione cominciano a cedere. Un anziano ha ricordato la visita dei giornalisti stranieri all’Università di Pechino, nel 2007, durante la quale hanno chiesto spiegazioni sul massacro degli studenti in Piazza Tienanmen, nel 1989. “Ci chiedono notizie sempre su questo avvenimento del 4 giugno, se possiamo non parliamo – dice l’anziano professore – non è perché non vogliamo comunicare. È perché non abbiamo idea che cosa sia realmente accaduto! Lo ritengo un fatto umiliante, perché non conosciamo la nostra storia” sospira. “Così sono andato in biblioteca e mi sono documentato sul 4 giugno. Praticamente, tutto è stato scritto dai giornalisti stranieri”. Due professori dell’Università di Pechino sono stati tra i primi firmatari del “manifesto per la democrazia” che, nel 2008, fu appoggiato da parecchi intellettuali. Dopo la firma, il professor Xia, l’economista, ha detto che è stato costretto a dimettersi dai suoi incarichi a due istituti di ricerca. Il suo collega, Weifang, un professore di diritto, è stato trasferito ad un istituto universitario sconosciuto, nell’estremo ovest della Cina. Il professor He è esule. Un allievo ha difeso il professore con un messaggio anonimo sull’albo del computer della città universitaria. “Il giorno verrà – ha scritto – quando il professor He potrà andare dove vuole”.

Sharon La Franiere per il New York Times

  • Share/Bookmark

Posted in EsteriComments (1)

Advertise Here
  • Popular
  • Latest
  • Comments
  • Tags
  • Subscribe
Advertise Here

 

settembre: 2010
L M M G V S D
« ago    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930