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Successo di vendite per “Ti odio da moirire”, il romanzo di Alessandro Nardone

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Successo di vendite per “Ti odio da moirire”, il romanzo di Alessandro Nardone


Ad appena un anno dalla sua pubblicazione, sono oltre 6000 le copie vendute di “Ti odio da morire” (Arduino Sacco Editore), il romanzo d’esordio di Alessandro Nardone, giunto ormai alla sua terza ristampa.
Il giovane autore, ex consigliere comunale di Como, ha stupito tutti mercoledì scorso durante la sua partecipazione al salotto letterario ospitato dalla rassegna capitolina “All’Ombra del Colosseo”, ingaggiando una schermaglia amorosa, aspra ed incalzante, con Sylvie Giustinetti, la protagonista femminile del libro.
Nella trama del libro, in gran parte autobiografico, Sylvie è una femme fatale, misteriosa ed intrigante, una donna di una bellezza disarmante, dalla grande cultura e dai modi estremamente raffinati che tenta di soggiogare in ogni modo Francesco, il suo uomo.
Un lavoro editoriale avvincente, tra realtà e invenzione, retroscena e curiosità, in un verosimile e accattivante affresco della scena politica italiana, uno spaccato sulle difficoltà che incontrano i ragazzi della generazione dell’autore in campo affettivo e nel loro approccio generale alla vita.
Il pubblico ha assistito divertito allo scambio di battute pungenti tra i due, appassionandosi a questo gioco delle parti e rimanendo con il fiato sospeso fino alla fine sull’esito della querelle.
L’epilogo dell’incontro è stato dei più curiosi, infatti proprio mentre sta per rivelare il nome del politico che la molestò, Sylvie lascia cadere la maschera rivelando la sua vera identità, tra gli applausi della platea.
E’ l’attrice Cristina Parovel che ha magistralmente interpretato il ruolo di Sylvie in una caratterizzazione autentica del personaggio riuscendo a convincere nel contempo anche sui contenuti del libro.
Tra i suoi film ricordiamo alcune pellicole molto conosciute e apprezzate come “Paparazzi” di Neri Parenti o “Il cielo in una stanza” di Carlo Vanzina.
Di recente ha interpretato Catalina in “I love you, I love you” , il cortometraggio presentato all’ultimo Festival di Cannes.
Ospite d’eccezione della serata, la parlamentare Gabriella Carlucci, responsabile nazionale Dipartimento Spettacolo (PDL), e il giornalista del Tg5 Pierangelo Maurizio.

Corriere Romano

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Alessandro Nardone presenta il romanzo al Colosseo, arriva anche Sylvie. Il video

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Alessandro Nardone presenta il romanzo al Colosseo, arriva anche Sylvie. Il video


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Stupro, botte e insulti nella scuola occupata

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Stupro, botte e insulti nella scuola occupata


ex-scuola-occupata-8-marzoViolentata, picchiata, insultata anche da due donne perché si è ribellata alla richiesta sessuale in cambio della sua permanenza nell’ex scuola occupata «8 Marzo». Vittima un’italiana di 40 anni. Accusati un italiano e quattro nordafricani. Dopo gli arresti del settembre scorso di cinque membri del comitato di occupazione accusati di tentata estorsione, di aver gestito una sorta di racket interno, stavolta a far notizia è una presunta violenza sessuale denunciata da una sfrattata rifugiatasi nel complesso in via dell’Impruneta, alla Magliana.
E, stando alla sua testimonianza, a stuprarla sarebbe stato proprio uno dei cinque finito nei guai per le accuse di racket, Sandro Capuani, detto “Sandrone”, aiutato da quattro nordafricani. Ai carabinieri la donna ha raccontato una storia di terrore, da incubo. Ai primi di gennaio viene sfrattata dal suo appartamento alla Magliana. Non ha un lavoro stabile, si arrangia, la sua situazione è precipitata in fretta nell’emergenza. Sa che l’ex scuola «8 Marzo» è occupata da una quarantina di persone, soprattutto immigrati, e che a “sovrintendere” sono alcuni aderenti al centro sociale Macchia Rossa. Così si rivolge a Sandrone, 50 anni.
Lui si mostra cordiale, le dice che non c’è problema, può stabilirsi nell’ex scuola, ma spiega che momentaneamente lei dovrà dormire nel suo “appartamento” al primo piano dell’«8 Marzo»: non ci sono altre stanze disponibili. La donna trasloca. E per qualche giorno non succede niente di strano. I primi di febbraio va negli uffici anagrafici del XV Municipio per comunicare il suo nuovo indirizzo e ottenere il rilascio del certificato di residenza. La sera del 9 febbraio il fattaccio. La donna racconta. È nella stanza di Sandrone. Lui comincia a farle avacens, ad accarezzarla. Stando alla testimonianza, sarebbe stato più esplicito: «Se non vieni a letto con me esci fuori di qui». Lei si rifiuta, con energia. E lui avrebbe insistito, con forza. Lei si dimena, si ribella, grida. Ed è a questo punto che sarebbero entrati in scena gli altri quattro: entrano nella stanza di Sandrone e gli danno una mano. Tengono ferma la donna e nel mentre la palpeggiano. Le sfilano i pantaloni, qualcuno avrebbe anche rovistato nelle sue tasche prendendo gli euro che c’erano, mentre l’italiano avrebbe abusato della donna. Comincia lo stupro. Si sarebbe interrotto dopo un po’.
La donna, infatti, non ha mai smesso di ribellarsi, di urlare, attirando l’attenzione di altre persone dell’ex scuola. Riesce a divincolarsi, a riprendere le sue cose in fretta e a fuggire. Però nessuno l’aiuta. Anzi. Mentre fugge la prendono a calci e pugni, intervengono anche due immigrate che l’avrebbero insultata: «Vattene puttana». Lei corre, arriva in strada, corre ancora più forte. Prima chiama il 113 della polizia, poi il 112 dei carabinieri. La stazione di Villa Bonelli è a poche centinaia di metri dall’«8 Marzo». Ma i primi a soccorrerla sono i sanitari del 118: l’ambulanza la trova in strada e la porta all’ospedale San Camillo, dove i sanitari confermano la violenza sessuale e lo stato di choc psicologico.
Ora la donna si trova in una struttura protetta del Comune di Roma. I quattro, invece, sono stati denunciati a piede libero. In questa storia, la magistratura ha deciso di andare coi piedi di piombo. Ha evitato di prendere provvedimenti più duri, restrittivi della libertà personale, chiedendo ai carabinieri ulteriori conferme, maggiore certezza sulla dinamica dei fatti e soprattutto sulla credibilità della donna. Per cui non bastano il riconoscimento dei cinque da parte sua, l’accertamento medico e le testimonianze. La Procura vuole di più. L’ex scuola «8 Marzo» è già stata al centro di una inchiesta-pioniera sul presunta racket delle occupazioni. Che il Riesame non ha scalfito lasciando intatto l’impianto accusatorio.

Fabio Di Chio per il Tempo

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Alemanno brucia sul tempo il governo

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Alemanno brucia sul tempo il governo


alemannoLa montagna, la sua passione. Gianni Alemanno si gode le ultime ore di vacanza. Vacanza breve a Cortina. Niente arrampicate, appena un’ora di sci al giorno visto che il ginocchio gli dà qualche problema. Un dibattito con la Bindi e uno oggi con Rutelli a Cortinaincontra. E poi riposo. O in camera a studiare dossier.
Insomma, il sindaco di Roma sta mettendo a punto l’agenda per il 2010, quello che ha già chiamato l’«anno della svolta». Un anno che rivedrà il primo cittadino della Capitale tornare a dire la sua sulla scena della politica nazionale (se quella romana può considerarsi locale). E finanche ad anticipare i temi del governo nazionale.

Sindaco, il presidente Napolitano, nel suo discorso di fine anno, ha rilanciato le questioni economiche e soprattutto sociali. Sarà il tema dell’anno?

«Sì, anche se le riforme istituzionali possono assicurare la governabilità per dare risposte sullo sviluppo, sulle scelte difficili. Sicuramente però dobbiamo fare un grande sforzo di competitività e di equità».

In che senso?

«Oggi continua ad esserci una società squilibrata. Il peso della crisi è ancora troppo concentrato sui lavoratori dipendenti e sulle piccole e medie imprese. Dobbiamo fare proprio una grande alleanza tra queste due categorie anche perché il ceto medio è quello che può cambiare l’Italia».

E la competitività?

«Dobbiamo riuscire a fare una politica industriale concentrata sulle imprese che possa superare i limiti della burocrazia, la stretta sul credito e liberare al massimo le risorse».

Sta parlando di Roma?

«Sto parlando di Roma ma anche di tutta Italia».

Intanto il governo si appresta a fare una riforma del fisco. Che cosa spera di trovarci dentro?

«Non posso pensare che si chiuda questa legislatura senza aver fatto il quoziente familiare. E su questo fronte noi vogliamo dare un esempio».

Un esempio?

«Certo, sulla base di quanto ha già fatto il Comune di Parma. Ovvero studiare una rimodulazione di tutte le tariffe e di tutte le tasse locali sulla base del quoziente».

E come si può fare?

«Far pagare meno tasse e meno tariffe alle famiglie monoreddito ed a quelle numerose».

E come funzionerà?

«Abbiamo chiesto a tutti i capi dipartimenti interessati di studiare un sistema che per abbonamenti dei trasporti, asili nido, tariffe delle politiche sociali, dell’acqua, della luce, insomma in tutto quello che riguarda il Comune si valuti come contribuente l’intero nucleo familiare. Si valuti quanti redditi entrano e quanti sono i membri della famiglia. E in base a tutto ciò ci siano degli scaglioni modulati».

Potrebbe essere pronto per quando?

«Per il prossimo bilancio che stiamo per approvare».

Quanto costerà?

«Sarà un sistema di compensazioni con una diversa progressiività concentrata sulla famiglia. Non ci sarà certamente una riduzione del gettito perché non potremmo permettercelo».

Senta sindaco, c’è un altra questione che era entrata nel dibattito politico e poi è sparita: la partecipazione. Che fine ha fatto?

«Attenzione, anche qui stiamo per varare la nostra sperimentazione. Abbiamo lanciato l’idea di fare i consigli di sorveglianza delle municipalizzate con i rappresentanti dei lavoratori e anche dei consumatori. Questi consigli saranno sovrapposti ai consigli di amministrazione in modo che le scelte di fondo delle aziende siano condivise con dipendenti e utenti delle aziende comunali. E anche questo vuole essere un esempio, un messaggio, una spinta alla politica nazionale perché faccia queste riforme sociali».

Dove vuole arrivare? Vuole dettare la linea al governo nazionale?

«Roma vuole essere laboratorio. Sia per volontà politica sia per necessità. Sono convinto che i nostri problemi non si possono risolvere se non si fa un cambiamento di modello».

Intanto lei ha fatto un po’ da paciere tra Fini e Berlusconi.

«Sicuramente faccio parte del partito delle colombe».

Oddio, dopo quello dell’amore anche il partito delle colombe?

«Ero e sono tra quelli che per il bene del Pdl, credendo nel progetto, ritenevano necessario cercare di smorzare i conflitti tra il leader e i co-leader del partito».

Ma lei ha riattivato la fondazione Nuova Italia, entra sui temi nazionali con una linea sua, suggerisce riforme. Sta costruendo l’alternativa al “farefuturismo”, all’idea di Fini del centrodestra?

«Su molti temi, e penso alla cittadinanza e al fine vita, io non la penso come il presidente della Camera. Elaborare delle idee e delle proposte è un modo per arricchire il dibattito ed evitare che tesi spesso unilaterali diventano motivo di conflitto dentro al partito».

E cioé?

«Insomma, non si tratta di essere solo pacieri. Ma si tratta anche di essere per l’unità del partito facendo proposte».

Ma lei sta cercando di occupare lo spazio lasciato libero da Fini?

«Certo, ma in modo propositivo. C’è una destra di valori, delle identità che deve avere delle risposte».

Ma così lei è in concorrenza con Fini?

«No, io la vedo in termini di complementarietà. Gianfranco resta il mio punto di riferimento fondamentale».

E con Storace? Si sta avvicinando l’ora di un ritorno?

«Penso che con Francesco si debba fare un ragionamento complessivo. Comunque sono d’accordo che debba rientrare a far della squadra del centrodestra».

A proposito di rapporti difficili, come va con la Polverini?

«Ho letto tante cose che sono totali invenzioni. Con Renata ho un rapporto di amicizia storico lungo più di un decennio. Amicizia vera e anche familiare, visto che anche con mia moglie c’è un legame forte. L’ho sostenuta nel suo percorso verso la segreteria dell’Ugl…».

Sindaco, non è stata sempre rose e fiori tra voi…

«Magari non ho condiviso tutte le posizioni che ha preso, in particolare quando ero ministro e il sindacato criticava il governo. Però l’ho sempre considerata una donna intelligente, una bella romana “di cuore” che può vincere questa partita».

Ha detto tutto tranne una cosa: la sosterrà o no?

«A parte il rapporto personale e il naturale schieramento con il centrodestra, bisogna pensare che se non dovessimo vincere alla Regione Lazio anche al Comune di Roma avremmo poi notevoli problemi. La sosterò con tutte le mie forze rispettando il ruolo istituzionale che ricopro: la sinistra stia tranquilla che non farò scorrettezze».

Ma con questa sinistra si può avere un rapporto nuovo?

«Confido nella concretezza di Bersani. E lo dico io che lo contestai all’epoca delle “lenzuolate”. La sinistra farà un salto di qualità quando si renderà conto che le due volte in cui ha già battuto Berlusconi l’ha fatto presentando alternative credibili e non utilizzando l’estremismo antiberlusconiano».

C’è ancora un rapporto forte tra Roma e il governo nazionale o s’avvertono scricchiolii come il tira e molla sui finanziamenti?

«Il mio rapporto con Berlusconi è diventato saldissimo. Sia come leader di partito che come presidente del Consiglio. Basta vedere quello che abbiamo ottenuto dalla Finanziaria: seicento invece che gli iniziali cinquecento milioni di euro. Ho sostenuto la riforma di Roma capitale e conto entro gennaio di avere il primo decreto applicativo del federalismo fiscale in modo da chiudere l’iter in autunno. Facciamo parlare i fatti piuttosto che le chiacchiere».

Fabrizio Dell’Orefice per Il Tempo

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Giuliani consulente per Roma

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Giuliani consulente per Roma


giulianiRudy Giuliani superconsulente per la sicurezza del Comune di Roma: per il sindaco della Capitale Gianni Alemanno è una “possibilità concreta” su cui si sta lavorando. “Giuliani può essere d’aiuto”, ha detto il primo cittadino cella capitale. Secondo il sindaco “ci sono trend internazionali” nella sicurezza metropolitana: “Di fronte al fallimento della sinistra a Roma vogliamo puntare i riflettori sul successo delle amministrazioni newyorchesi”.

Alemanno ha incontrato, nel suo studio di consulenza newyorchese a Times Square, l’ex ’sindaco-sceriffo’ famoso per aver abbassato il tasso di criminalità nella città grazie anche a politiche di tolleranza zero contro barboni, tossicodipendenti e malviventi. “Giuliani mi ha spiegato di aver iniziato con un’ordinanza contro i bivacchi, perché la gente pensava che fosse un diritto dormire per strada”, ha spiegato: “E’ ricorso a misure drastiche, di tolleranza zero, ma non fine a se stessa, bensì come premessa per garantire il benessere della comunità cittadina”.

Fondamentale nell’opera portata avanti di Giuliani è stato, secondo Alemanno, il ruolo della polizia, che l’allora amministrazione ha integrato con la figura della polizia ausiliaria, volontaria. L’ex sindaco newyorkese ha saputo infatti rilanciare la figura dei poliziotti volontari, che “gratuitamente e con servizio part-time, pattugliano le strade e sono diventati con il tempo delle orecchie e occhi extra, indispensabili, per le autorita’ della Grande Mela”: potrebbero essere un modello per il “volontariato di partecipazione territoriale”, termine che Alemanno preferisce a quello di ‘ronde’: “Non mi piace, come non piace alla stragrande maggioranza dei romani, perche’ evoca concetti di una giustizia ‘fai da te’, mentre i volontari lavoreranno in collaborazione strettissima con le forze dell’ordine”. A New York fino a domani, Alemanno ha avuto incontri con la vasta comunita’ ebraica newyorchese: oggi ha visto il direttore della AntiDefamation League Abraham Foxman e i leader dell’Aipac (American Israel Public Action Committee), ieri ha visitato la sinagoga Park East e il Jewish Museum. “Un momento toccante, anche per aver parlato dallo stesso ‘teva’ da cui e’ intervenuto Papa Benedetto XV”, ha detto il sindaco in sinagoga ricordando in un breve discorso il lavoro svolto dalla sua amministrazione “per costruire una relazione stabile e duratura con la comunita’ ebraica romana che e’ un esempio di identita’ culturare e religiosa radicata”. Oggi, prima di incontrare il sindaco Bloomberg, Alemanno ha avuto anche un colloquio con la direttrice dell’Unicef Ann Veneman a cui ha indicato che il Comune di Roma si impegna ad ospitare conferenze ed eventi dell’organizzazione dell’Onu per l’infanzia con l’obiettivo di diventare “la capitale della cooperazione allo sviluppo”. Il colloquio di oggi tra sindaco e direttrice dell’Unicef non e’ stato il primo: i due si erano gia’ incontrati perche’ entrambi sono stati ministri dell’agricoltura (Alemanno per il governo italiano, la Veneman per quello degli Stati Uniti)

TGCOM

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Esclusivo// Sylvie Giustinetti perseguitata da un noto politico: “Mi propose una candidatura, voleva che lo sculacciassi”

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Esclusivo// Sylvie Giustinetti perseguitata da un noto politico: “Mi propose una candidatura, voleva che lo sculacciassi”


sylvie-giustinetti-intervistaIn questo caso la premessa è d’obbligo: negli ultimi mesi, tranne in casi sporadici, ho accuratamente evitato di stare dietro alle cosiddette polemiche sulla relazione tra il gossip e la politica, schierandomi nettamente dalla parte di chi crede che ciò che accade sotto le lenzuola sia un fatto che riguardi esclusivamente la sfera privata di una persona, anche quando si tratta di un politico. Però, a mio modestissimo avviso, quella che stiamo per leggere è una questione ben diversa. A voi il giudizio. (FdS)

Stavo lavorando a tutt’altro quando mi chiamò Sylvie. Non so perché ma, di primo acchito, vedendo il suo numero sul display del telefonino mi preoccupai, pensando subito che potesse essere accaduto qualcosa di negativo. In fondo dall’ultima intervista non c’eravamo più sentiti, perché mai avrebbe dovuto chiamarmi? La telefonata fu telegrafica, parlammo giusto il tempo per fissare un appuntamento un’ora dopo in un bar a Cernobbio. C’era qualcosa di molto importante di cui voleva parlarmi.  Dopo il primo quarto d’ora di ritardo cominciai a spazientirmi e, proprio quando mi decisi a chiamarla, mi si materializzò davanti, bellissima ma con gli occhi sempre coperti dai suoi occhialoni neri che, uniti al suo atteggiamento, assumevano la funzione di un vero e proprio muro: quello che le piaceva erigere tra sé ed i suoi interlocutori. Pensandoci bene la sua era una tattica molto intelligente, perché ogni sua concessione, anche la più banale, acquistava un valore incommensurabile.  Confesso che immediatamente dopo questa breve riflessione il mio sguardo cadde sul suo seno, fasciato da un top bianco sotto al quale, ovviamente, non indossava nulla. “Embè? Sei venuto per guardarmi le tette o per sentire cosa ho da dirti?”.

Ehm… scusa, ero sovrappensiero… certo che m’interessa sapere cos’hai da dirmi, altrimenti non sarei qui…

Bene. Vedi, quello di cui sto per parlarti è un argomento molto intimo ed imbarazzante, non solo per me. Per questo motivo me lo sono tenuta dentro per tanto tempo, mesi passati a rimuginare, a distruggermi interiormente perché non avevo il coraggio di parlarne con nessuno. Mi vergognavo, capisci?

Certo, in queste situazioni non avere nessuno con cui sfogarsi puo’ essere devastante.  Però, di solito, questi sono argomenti che si confidano al fidanzato o alla migliore amica, perché hai scelto proprio noi?

Perché la gente deve sapere. Io sono molto sensibile ai temi sociali, m’interesso anche di politica, nel senso che leggo, ascolto… insomma, ho le mie idee e da mesi non si sente altro che parlare di tutte queste voci su fatti che dovrebbero appartenere alla sfera privata… sì, insomma, questo mi far star male, credimi.

Ti credo, ma cosa c’entra con quello che hai da dirmi?

C’entra, perché l’episodio che sto per raccontarti riguarda proprio questo genere di notizie, ed è vero, capisci? Mi è successo ormai qualche tempo fa e non riesco più a liberarmene, è come se fosse un fantasma. Che mi perseguita.

Caspita, adesso mi hai incuriosito, dimmi, cosa ti è successo?

In quel periodo ero a Como, e un giorno ricevo la telefonata di un gallerista di Roma, un mio amico, che di tanto in tanto vende qualcuno dei miei quadri.  Mi disse che un politico molto importante voleva conoscermi perché le mie opere gli erano piaciute parecchio, e aveva intenzione di acquistarne più d’una.

E fino a qui non c’è nulla di strano…

Lo so, ma io per scelta non ho mai incontrato i miei clienti, addirittura non sanno nemmeno come mi chiamo…

Infatti non ho mai visto una tua opera ma, scusa, come fai?

Uso uno pseudonimo, solo alcuni galleristi (tutte persone fidate) sanno chi sono, addirittura alcuni li faccio contattare da terze persone, proprio perché non voglio svelare la mia identità.

Perché tutto questo? In fondo si tratta della tua arte.

Vuoi sapere qual è il problema? Il mio aspetto fisico!

Scusa? Ma se sei di una bellezza disarmante!

Grazie… ehm, ma il punto è che quando mi vedono tutti fanno i lumaconi, e immediatamente ci provano. La mia arte voglio venderla perché piace, non perché chi la compra spera di farsi una scopata con me. Così ho deciso di crearmi uno pseudonimo, che ovviamente non ti dirò, dietro al quale nascondermi. In tanti mi scrivono su Facebook, chiedendomi perché su internet non trovano i miei quadri o la mia rassegna stampa… ecco la risposta.

Non potevi essere più chiara. Ma torniamo al politico…

Questo mio amico mi convince ad incontrarlo perché, a suo dire, oltre a comprare diversi quadri, mi avrebbe aiutata organizzandomi mostre di alto livello, insomma, la cosa era molto interessante, così pensai che valesse la pena fare uno strappo alla regola, e decisi d’incontrarlo.

Interessante, continua…

Fissammo l’appuntamento un paio di giorni dopo, a Roma, in un ristorante molto carino, vicino a Montecitorio. Doveva esserci anche il gallerista ma, appena dieci minuti prima, mi mandò un sms con il quale mi disse che aveva avuto un imprevisto, così mi presentai da sola.  Il politico in questione mi accolse benissimo e…

Senti, però devi dirmi chi è…

Eh eh, questo te lo puoi scordare!

Dai, almeno il partito…

Manco morta!

Va bene, ma qualcosa dovrai pur dirmi! Era uno dei tanti o un politico di livello assoluto?

Uno dei leaders nazionali, di quelli che vediamo a Porta a Porta o a cui i giornali dedicano i loro editoriali.

Però… per caso era un Ministro?

Sì.

E in che periodo l’hai conosciuto?
Senti Francesco, ma te mi ha preso per una cretina? Se ti dico il periodo in cui era Ministro ti ho detto tutto… t’interessa sapere cos’è successo o no?

Sempre il solito caratterino… dai, vai avanti.

Lui fu molto gentile, persona colta, affascinante… così accettai di continuare la conversazione in uno dei suoi appartamenti. Sapevo benissimo dove volesse andare a parare, ma confesso che la cosa non mi dispiaceva affatto, anzi! Durante il tragitto mi disse che per me aveva pensato ad un ruolo di primo piano nell’ambito della cultura, un grande progetto di cui io sarei stata la protagonista assoluta…

Certo, certo… non dirmi che ci hai creduto!

E perché non avrei dovuto? D’altra parte io, oltre ad essere un’artista, ho anche fatto studi specifici, conosco il mio valore, che ti credi? Comunque, lui diceva che l’età e la formazione erano i miei punti di forza, perché in quel momento tutti i partiti volevano puntare su giovani e donne, compreso il suo. Volevano volti nuovi, ed io potevo fare al caso loro.

Ti propose di candidarti?

Anche. Mi disse che se avessi accettato l’incarico nel partito, lo sbocco naturale sarebbe stato un posto in lista alle elezioni…

Ah ah, mi pare ovvio… e tu accettasti?

Assolutamente no! Non subito, almeno. Dimostrai interesse, questo sì, ma stetti attenta a non fami vedere troppo entusiasta, d’altra parte era stato lui a cercarmi, quindi, se davvero mi voleva, doveva sudare per convincermi, ti pare? Una volta a casa sua bevemmo qualcosa e chiacchierammo del più e del meno, fino a quando…

Fino a quando?

Non ci provò spudoratamente.  Ed io ero molto, molto calda… hai capito in che senso, vero?

Ehmm… sì…

Non avevo dubbi. Così mi lasciai andare, nella speranza che lui fosse prestante come sembrava. Ma fu proprio in quel momento che successe  l’inaspettato:  si abbassò i pantaloni e mi chiese di… sì insomma, mi chiese di sculacciarlo…

Scusa?

Sì, voleva essere sculacciato! Mi disse che gli piaceva fare questi “giochini”, come farsi legare e farsi picchiare, mi mostrò anche alcuni “attrezzi”…

E tu?

Io l’ho insultato! Mi sono alzata e gli ho chiesto di riaccompagnarmi subito in albergo, e lui cominciò ad implorarmi di non dire nulla a nessuno, dicendomi che in cambio mi avrebbe dato qualsiasi cosa. Mi faceva talmente schifo che non lo ascoltai nemmeno, presi la mia borsa e uscii sbattendo la porta.

Dev’essere stata un’esperienza umiliante…

Lo è stata, ma non è finita qui, perché la sera stessa cominciò a tempestarmi di telefonate, all’inizio cercava di scusarsi, di fare il gentile, ma poi cominciò a chiedermi cose vomitevoli…

Del tipo?

Voleva che gli dicessi frasi sconce, che gli mandassi mie foto… diceva che se non l’avessi fatto avrebbe fatto in modo di farmela pagare… mi ricattava lo stronzo!

Non ho parole, credimi. Non hai mai pensato di denunciarlo?

Chi, lui? Mi avrebbero presa per una mitomane, e poi chissà da quale telefono mi chiamava, di certo non il suo. Così, per evitare altri problemi, cambiai numero, evidentemente lui capì, perché non si fece più sentire.

Capisco, è davvero molto triste quello che stai dicendo, immagino che tu abbia fatto molta fatica per superare lo shock.

Guarda, io non sono certo una santa, anzi, sono una persona molto disinibita, sessualmente potrei definirmi una libertina. Adoro il sesso e lo faccio senza pormi troppe domande, se un uomo mi piace me lo scopo, mi diverto, e poi amici come prima. Però quella persona riuscì a farmi vivere, per la prima volta, un senso di squallore assoluto. Pensa che per mesi non ne volli sapere di voi uomini…

Beh, adesso non generalizzare, non siamo mica tutti così!

Anche perché, in tal caso, la razza umana si sarebbe estinta da quel dì…

Senti, adesso l’hai superata?

Non del tutto, ma la nostra chiacchierata di oggi mi servirà molto, finalmente mi sono tolta questo peso, e sto già meglio.

Questo mi rende felice, davvero. Sicura di non voler fare  giustizia fino in fondo dicendo il nome del politico?

No, la sua punizione peggiore è guardarsi allo specchio e fare i conti con la sua coscienza e, prima o dopo, questo accadrà.

Bene Sylvie, direi che la nostra chiacchierata puo’ dirsi conclusa e che tu confermi di essere un personaggio sempre più interessante, grazie.

Grazie a te… ah, guarda che se continui così me le consumi…

Cosa?

Le tette, o sei strabico o non hai smesso per un attimo di guardarmele! E poi dici che voi uomini non siete tutti uguali… mah…

Sono costretto a darti ragione però, se ne avessi l’opportunità, stai pur certa che non ti chiederei certo di sculacciarmi, cara Sylvie.

Francesco De Simone

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Bianchini all’assessore: «Il violentatore? Tranquille, ci penso io»

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Bianchini all’assessore: «Il violentatore? Tranquille, ci penso io»


presunto_stupratore_370468210«Tranquilla, ci pensiamo noi a presidiare il territorio». Mail spedita da Luca Bianchini, coordinatore del circolo del Torrino del Pd, all’assessore provinciale Patrizia Prestipino. Che racconta: «Si era sparsa la voce che lo stupratore seriale potesse essere del XII Municipio, avevo spedito una mail a tutti i militanti chiedendo di fare attenzione.

Ecco, lui mi aveva risposto: “Tranquilla, ci penso io…”». Altro flash da piazza del Sole, dove Bianchini vestiva i panni dell’impegno politico, mentre il suo lato oscuro intanto pensava al prossimo stupro. Quando si parlava di sicurezza, di crimini, di violenze a Roma, Bianchini era quasi radicale, credeva nella linea della fermezza. Se qualcuno in passato nel Pd aveva sottovalutato l’emergenza sicurezza a Roma, Bianchini no, Bianchini aveva sempre creduto nella linea della severità. S’inseguono i paradossi, una tragica ironia, in questa storia del coordinatore del circolo Pd che in casa conserva il cd con le immagini di violenze sulle donne, che trascorre le serate a cercare una nuova vittima nelle periferie romane: c’è un manifesto nel circolo, annuncia un dibattito con alcuni leader romani – Milana, Prestipino e Zingaretti. Coordina: Luca Bianchini. Il tema? “In tanti per salvare l’Italia”.

«Fra noi donne del circolo c’è uno sgomento maggiore, la storia di Bianchini dimostra che uno stupratore non ha nazionalità, spesso è un insospettabile. Tutte, io per prima, abbiamo un ricordo: lui che ci accompagna a casa. Ma come facevi a capirlo? A chi oggi polemizza, a Marino, chiedo: come facevamo a vedere il lato oscuro di Bianchini?», dice Paola Vaccari, coordinatrice del Pd del XII Municipio (zona Eur e Torrino di Roma). Quante volte nel Partito democratico si è ricamato sulla necessità di coinvolgere la società civile, di dare spazio a chi s’impegna senza chiedere nulla in cambio, ai trentenni? Ecco, Luca Bianchini, 33 anni, rientra in questa descrizione. Il circolo di piazza del Sole nasce all’inizio del decennio come circolo della Margherita. Il padre di Bianchini è molto attivo nel comitato di quartiere e porta il figlio con sè, «un bravo ragazzo, ha tanta voglia di impegnarsi».

E Luca Bianchini è sempre lì: lavora alla società Metropolitane e, sia pure a fatica, porta avanti gli esami di legge, ma riesce a passare le sue giornate al circolo, anche quando diventa Ulivo e Pd. Non sarà un esempio di profondità politica, di analisi, forse non diventerà il nuovo Veltroni o il nuovo Rutelli, però Bianchini va d’accordo con tutti e non si tira mai indietro. Così, quando qualche mese fa Gerry Mottola, il coordinatore del circolo, lascia per impegni personali, si fa una rapida votazione e tutti sono d’accordo. Il coordinatore del circolo è Luca. E’ giovane, è disponibile, è impegnato, non ha mai chiesto una poltrona, sembra il ritratto del perfetto militante del nuovo Pd dal volto pulito. Sembra. «Se c’era da fare volantinaggio, se bisognava girare per il quartiere lui era sempre disponibile. Siamo tutti increduli», ripete Antonio Scelzi, consigliere del XII Municipio del Pd.

Fa male questa storia, in un Partito democratico romano lacerato dalle spaccature verso il congresso, con il segretario comunale Riccardo Milana, ex Margherita, messo in mezzo per questa storia di Bianchini. Con Ignazio Marino che impietoso parla di «questione morale». Gli altri del Pd romano, anche quelli da sempre non teneri con Milana, lo difendono, dicono no alle strumentalizzazioni. Ma tornano alla mente le frasi, i comunicati, i proclami di tutti i leader locali del Pd contro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, perché aveva fallito sul tema della sicurezza, perché gli stupri a Roma continuavano. Ecco, sarà più difficile ora incalzare Alemanno sapendo che lo stupratore seriale partiva ogni sera proprio da un circolo del Pd. E’ fin troppo facile per esponenti del Pdl non avvezzi al fioretto attaccare, come ha fatto ieri il consigliere comunale Fabrizio Santori: «Il Pd guarda la pagliuzza di Alemanno, ma non vede la trave nei propri occhi».

Ieri il circolo di piazza del Sole era chiuso, due vetrine al piano terra di una sfilza di palazzi. Paola Vaccari, coordinatrice del Pd del XII Municipio: «Noi andiamo avanti. Questa storia ci insegna che la violenza non ha nazionalità. Ci siamo battuti sempre in difesa delle donne e contro i pregiudizi, continuiamo a farlo».

Mauro Evangelisti per Il Messaggero

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Nel Pd scoppia il caso dello stupratore-dirigente

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Nel Pd scoppia il caso dello stupratore-dirigente


luca-bianchiniAncora una volta la cronaca nera diventa spunto di polemiche politiche. E i candidati alla segreteria del Pd non perdono l’occasione di accusarsi a vicenda, rimarcando ancora una volta le contraddizioni e le fratture all’interno del Partito democratico. Si accusano a vicenda per l’appartenenza al partito dello stupratore seriale, un bruto, un «mostro». «Trovo davvero incredibile che un criminale che già 13 anni fa era stato coinvolto in odiosi reati di violenza sessuale possa essere arrivato a coordinare un circolo del Pd», attacca il senatore Ignazio Marino, terzo incomodo per la corsa alla segrteria e critico verso i criteri di selezione dei dirigenti locali.

«È evidente – spiega Marino – che nel Pd abbiamo una questione morale grande come una montagna, che non può essere ignorata né sottovalutata. Come vengono individuati i coordinatori dei circoli? È chiaro che non sono scelti liberamente ma imposti». Ne scoppia un caso politico, con la durissima reazione degli altri due candidati al congresso di ottobre: l’attuale segretario Franceschini e lo svidante dalemiano Bersani. «Le parole di Marino – attacca Franceschini – sono offensive per migliaia di coordinatori di circolo, quadri e centinaia di migliaia di iscritti. Una cosa è il dibattito congressuale tra candidati e anche la comprensibile tentazione di far accendere i riflettori. Un’altra è utilizzare un episodio oscuro e terribile, il caso, come abbiamo letto sui giornali per parlare di questione morale nel Partito Democratico».

«Sono davvero dispiaciuto per le dichiarazioni di Marino. Cose del genere non le pensa di noi il nostro peggiore avversario», è il commento dell’altro aspirante leader democratrico, Pier Luigi Bersani. «La parola giusta è costernazione. Nessuno era in grado di conoscere l’altra faccia di Luca Bianchini», dichiara invece il senatore Lucio D’Ubaldo. «D’altra parte i coordinatori dei circoli non vengono imposti, ma scelti attraverso democratiche consultazioni tra tutti gli iscritti al partito – continua D’Ubaldo – Per questo consiglierei a Marino di scorporare dalla sua cultura cattolica l’aggiunta di alcuni ingredienti estranei e malsani». Secondo l’eurodeputato David Sassoli si tratta solo di «un drammatico fatto di cronaca. «Sarebbe poco dignitoso da parte di chiunque prestarsi a strumentalizzazioni politiche».

A chiudere il caso arriva in serata una nota del partito: «Da informazioni desunte dagli organi inquirenti emerge che non c’è alcun riscontro, né nel casellario giudiziario, né nei carichi pendenti, dei precedenti giudiziari dell’imputato riferiti dalla stampa. Il Pd di Roma ribadisce il proprio sgomento e la propria costernazione per il fatto che la persona accusata con pesantissimi riscontri di essere lo stupratore seriale ricercato fosse un aderente e un coordinatore di circolo del Pd. «Pertanto ogni forma di strumentalizzazione politica – conclude la nota – deve essere respinta»

Il Tempo

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Da Sensi a Fioranelli La Roma cambia padrone

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Da Sensi a Fioranelli La Roma cambia padrone


sensi-e-tottiL’ultimo tassello mancante è il comunicato ufficiale. Il resto è fatto, documenti e strette di mano. Nelle prossime ore, la Roma comincerà una nuova era, cambio di proprietà e prospettive rumorose. Le cifre ruotano attorno ai 200 milioni di euro, investimento messo sul tavolo dalla cordata svizzera guidata dall’agente Fifa Vinicio Fioranelli per la rivoluzione al vertice di Trigoria. La fumata bianca arriverà ad inizio settimana (forse già lunedì l’annuncio), per buona pace dei protagonisti in campo, le banche su tutti. Unicredit e Mediobanca: è qua che si sono giocate le ultime ore di «sopravvivenza» della famiglia Sensi al timone della Roma. La storia fatta di debiti e scadenze non mantenute è nota, meno gli sviluppi alla base del cambio di rotta.

Il racconto parte dalla volontà di Unicredit di non concedere più dilazioni ai Sensi, esposti verso l’istituto bancario per 277 milioni di euro di debiti (passivo in capo all’holding di famiglia e controllante la As Roma, la Italpetroli). Un pressing silenzioso che aveva portato allo scoperto più di un corteggiatore, molti solo di facciata, Fioranelli e Volker Flick veramente interessati alla società giallorossa. E il ruolo di Mediobanca? La famiglia Sensi, divisa al suo interno sulle sorti del club, ha deciso di affidarsi a Cesare Geronzi nelle vesti di advisor per esaminare le eventuali offerte. In queste ore, la svolta. Mediobanca si è convinta di dire sì alla cordata svizzera dopo averne analizzato la solidità e il progetto perchè, questo il parere della banca, per acquistare la Roma occorre anche garantire il futuro tecnico della società in Italia e in Europa. Mediobanca e i Sensi.

Il via libera dell’istituto bancario diventa, così, vincolante per la famiglia che detiene la società dal ‘93. L’uscita di scena di Rosella Sensi deve ancora essere definita nei dettagli perchè c’è chi sostiene che quando gli accordi saranno noti in ogni virgola, l’attuale presidente ed amministratore delegato di Trigoria rimarrà nel club con un ruolo nel Cda ed una quota azionaria di circa il 5 per cento. La piazza capitolina è in fibrillazione, il calcio italiano pronto ad interrogarsi sul nuovo ingresso di attori fino a poche ore fa sconosciuti o quasi (Fioranelli è noto solo per le sue attività nel settore del calciomercato). I tifosi giallorossi sognano salutando il nuovo corso proprio nel pieno delle trattative per la prossima stagione. La Roma, nelle intenzioni dei nuovi proprietari, è destinata a tornare in gioco per i grandi obiettivi anche fuori confine perchè si racconta di circa 150 milioni di euro a disposizione della cordata svizzera da investire sul mercato nel prossimo quadriennio. Soldi da capogiro per una tifoseria, oggi, alle prese con un «tesoretto» potenziale e frutto solo di cessioni importanti e strategiche.

Spalletti rimarrà al timone della squadra salvo improvvisi colpi di scena. Tutta da definire, invece, la struttura societaria, gli uomini che faranno le operazioni nell’estate dei trasferimenti e che occuperanno i ruoli chiave all’interno di Trigoria. Ancora poche ore e la fine dell’era Sensi sarà ufficializzata anche nei comunicati. Fioranelli e Flick riescono là dove avevano fallito i russi della Nafta Mosca, ma anche gli intermediari che avrebbero voluto portare la Roma nel numero dei successi imprenditoriali di George Soros solo pochi mesi fa. La storia di una città con la testa nel pallone si aggiorna: Totti e De Rossi ripartiranno accanto a fuoriserie del calcio internazionale tali da lasciare la società in prima fila per diversi anni. Interminabili sono stati i dubbi e le perplessità di Mediobanca, advisor della famiglia Sensi. Interrogativi sulla serietà del progetto-Fioranelli che avevano fatto pensare anche ad una ritirata della cordata svizzera. In queste ore, il sigillo ad un’operazione destinata a sparigliare i giochi. In Italia e fuori.

Guglielmo Buccheri per La Stampa

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Gheddafi imbarazza l’Italia

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Gheddafi imbarazza l’Italia


MUAMMAR GHEDDAFIE allora che differenza c’è tra l’attacco americano ai libici nell’86 e Bin Laden?». La domanda che Muammar Gheddafi lascia cadere nella sala Zuccari di palazzo Giustiniani davanti a un centinaio di senatori di maggioranza e opposizione arriva alla fine di una serie di accuse al governo americano. E lascia un segno di imbarazzo su molti dei parlamentari che ieri mattina, per ascoltarlo, hanno aspettato pazientemente un ritardo di un’ora e un quarto del leader libico sull’orario ufficiale dell’incontro.

Un imbarazzo al quale, nel pomeriggio, ha dato voce il ministro degli esteri Franco Frattini, pur cercando di restare nel clima di estrema distensione della visita in Italia: «Certo è un’affermazione forte, del resto non siamo certo d’accordo su tutto con Gheddafi». Il discorso del «Raìs» nella sala concessa al posto dell’aula del Senato è stato tutto giocato in un equilibrio delicatissimo tra accuse e elogi, tra provocazioni e dichiarazioni di amicizia con l’Italia. Citando Nabucodonosor e Giulio Cesare, l’impero romano e i fenici. Vestito con una tunica bianca, senza la divisa da colonnello e gli enormi occhiali da sole, Gheddafi, accompagnato dal presidente del Senato Renato Schifani, si presenta in sala a mezzogiorno e un quarto, sconvolgendo tutti gli orari del cerimoniale. I senatori si alzano e applaudono, anche se timidamente. E il colonnello ringrazia con un un accenno di inchino a mani giunte. In prima fila ci sono Dini, Andreotti, Cossiga. Gli «amici» come più volte li chiama Gheddafi, accomunandoli ad altri amici, D’Alema e Prodi. Il saluto di Schifani è incentrato sulle nuove relazioni tra i due Stati e sul problema dell’immigrazione: «Dobbiamo investire sul futuro comune — spiega — su uno sviluppo congiunto dei nostri continenti. Uno sviluppo equilibrato che porti pace e sicurezza, uso razionale delle risorse, governo delle dinamiche migratorie nell’obiettivo di un’armonica convivenza tra i popoli, nel pieno rispetto dei diritti umani riconosciuti dalla Comunità internazionale».

E a sua volta il leader libico, in un discorso di un’ora, tocca tutti gli aspetti dell’agenda internazionale, dal terrorismo all’immigrazione, dal pericolo nucleare al nuovo accordo stretto con l’Italia «con l’amico Berlusconi». Gheddafi sul nostro passato colonialista torna più e più volte a far capire che quella pagina è stata chiusa ma i libici non dimenticano: «Nessun risarcimento potrà mai cancellare il dolore». Ma oggi Italia e Libia «possono contribuire alla pace nel mondo». Una pace minacciata però dal terrorismo e su questo tema il leader libico torna ad essere un feroce critico della politica americana: «Hanno ucciso Saddam Hussein ma in Iraq Al Qaeda non sarebbe mai entrata se fosse rimasto.

Il risultato invece è che oggi l’Iraq è una porta aperta per Bin Laden». Così come per quanto riguarda l’Afghanistan «è poco intelligente seguire i terroristi sulle montagne. Dobbiamo invece capire le loro ragioni e convincerli che non c’è bisogno di questa guerra. Noi siamo contro tutti gli atti terroristici ma non è sufficiente, dobbiamo interrogarci sui motivi del terrorismo. E poi perché dobbiamo rispondere alle atrocità con altre atrocità? Ci sono Paesi che hanno missili intercontinentali e migliaia di bombe nucleari. Non è terrorismo anche questo?». Ma la critica è anche agli interventi negli altri Paesi. «Saddam Hussein era un dittatore? E voi che ne sapete? Siete forse i responsabili del popolo iracheno?». Arrivando a scomodare perfino il Vaticano: «Non possiamo essere tutti uguali: che male c’è se la Corea del nord vuole essere comunista? Se l’Afghanistan vuole essere uno stato islamico, o l’Iran è in mano agli ayatollah? Non è forse il Vaticano un rispettabile stato teocratico con rappresentanze in tutto il mondo?».

Gheddafi si spinge ancora avanti fino ad un improbabile elogio della dittatura «quando ha un programma utile per la gente e fa il bene del suo popolo». Più facile essere d’accordo con lui quando parla di immigrazione e spiega che non può essere un problema solo di due Paesi: «La Libia è una terra di transito e l’Italia è la prima meta. Ma il problema riguarda l’Africa e l’Europa, riguarda tutto il mondo. Né gli italiani né i libici lo possono affrontare da soli». Ma anche su questo tema Gheddafi spinge sull’acceleratore della provocazione: «Lasciate che il governo italiano smetta di difendervi dall’immigrazione. Lasciate entrare milioni di persone, lasciamo alle organizzazioni per la difesa dei diritti dell’uomo la responsabilità di trovare loro un lavoro, cure mediche. E ci sarà bisogno di un dittatore per difendervi».

Paolo Zappitelli per Il Tempo

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